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Il gioco dell'oca della sinistra: una noia mortale

Ricordo bene il giorno in cui, nel giugno 2012, Pierluigi Bersani e Nichi Vendola presentarono in conferenza stampa la “carta d’intenti” che avrebbe portato alla disastrosa avventura di “Italia bene comune” (e al non meno negativo percorso di “Rivoluzione civile”). Anni di lotte avevano prodotto una movimentazione sociale che aveva animato nel profondo il Paese, riportando al centro del dibattito pubblico l’università e la scuola, il mondo del lavoro e della produzione, le questioni di genere e i territori contrari alle grandi opere inutili. Quegli anni erano culminati nelle vittorie amministrative della primavera 2011 e soprattutto nel grande referendum per l’acqua e i beni comuni (e contro nucleare e legittimo impedimento).

Caro Mentana: perché l'antifascismo non si fa a Casa Pound

Il direttore del Tg La7 Enrico Mentana ha deciso di partecipare a un confronto con il vicepresidente di CasaPound Italia, Simone Di Stefano, nella sede romana del movimento neofascista. Mentana è un giornalista e non deve rispondere politicamente a nessuno delle proprie azioni, ma la sua scelta può essere un'occasione per chiarire alcuni elementi, troppo spesso confusi nel mare dei luoghi comuni e degli artifici retorici. Lo scopo di questo articolo è spiegare perché partecipare a iniziative di CasaPound, in particolare se organizzate nel luogo fisico della loro sede, sia sbagliato e controproducente: perché contribuisce alla grande operazione di marketing politico che è CasaPound, il cui relativo successo si basa esattamente sulla capacità di costruirsi una legittimazione mediatica e culturale…

Google e Facebook sono troppo grandi per essere proprietà privata

Google è - tra le entità realmente esistenti - quel che più si avvicina all'immagine che abbiamo di Dio. Miliardi di persone sono in contatto con lui. Vede tutto. Sa tutto. Legge dentro ciascuno di noi. Conosce i nostri spostamenti in tempo reale. Sa chi incontriamo. Sa cosa scriviamo, persino quel che scriviamo e poi cancelliamo senza pubblicare o inviare. Sa quante auto ci sono davanti a noi sulla strada. Risponde a tutte le domande che miliardi di persone gli rivolgono ogni giorno.

Caro Ilvo, non sono i giovani a doversene andare dall'Italia

Dalle colonne di Repubblica, ormai sempre più solite ospitare celebrazioni filogovernative alternate a lamentazioni (poco) radical (e molto) chic sui temi del momento, Ilvo Diamanti ci ha consigliato di andarcene dal nostro Paese e di rimanere lì, “almeno fino a quando il nostro, vostro, Paese non si accorgerà di voi. E deciderà di investire sui giovani invece che sugli anziani”.

Una coalizione civica per l'alternativa: per attuare due Costituzioni

"Dove c'è confusione, uno che sa quello che vuoleha tutto da guadagnare" (Giù la testa, 1973) LETTERA APERTA - a chi crede ancora che un altro mondo è possibile- a chi ama più di ogni altra la settimana tra il 25 aprile e il primo maggio- a chi non perderà un solo minuto di quella settimana per andare a voltare alle primarie del PD (che peraltro saranno vinte da Matteo Renzi) Tramontata la stagione del bipolarismo e dei rozzi tentativi di restaurarlo attraverso forzature e stravolgimenti della carta costituzionale, il quadro politico attuale si presenta estremamente confuso. 

Perché la legge elettorale dovrebbe interessare ai movimenti

L’indipendenza e autonomia dei movimenti dai partiti e dalle istituzioni rappresentative è un punto politico costitutivo per molti, e il risultato di decenni di battaglie per il riconoscimento delle istanze sociali come direttamente titolari di politica. Il monopolio dei partiti sulla politica è finito da tempo, e la presenza di altri tipi di soggettività politica nella nostra società è un fatto di cui tutti devono tenere contro. L’autonomia del sociale, però, troppo spesso è stata confusa per autismo, portando i movimenti a non occuparsi in maniera regolare e autorevole del gioco della rappresentanza e delle sue regole. 

#NoTAP Non solo mafia, ulivi e geopolitica

Il 20 marzo sono iniziati i lavori di espianto degli ulivi che si trovano sul percorso del TAP. Questo è il terzo e ultimo tratto di un gasdotto che parte dall’Azerbaijan, nonché l’unica possibile porta d’accesso all’Europa per il gas azero, dopo che è fallito il progetto Nabucco che avrebbe dovuto farlo entrare dall’Austria (perché il paese asiatico non era in grado di garantire i 10 miliardi di metri cubi all’anno richiesti). L’approdo è a San Foca in Salento, 55 km a sud dell’allaccio alla rete nazionale dei gasdotti; gli attivisti No TAP presidiano il cantiere in questa fase decisiva e si mobilitano da anni per il proprio territorio. Le critiche al progetto sono molteplici e variegate.

Taxi vs Uber: che strada facciamo?

Il problema non è con chi ti schieri ma per cosa ti schieri. Sulla vicenda taxisti vs uber (o verso liberalizziamo) mi pare che prevalga la logica ultras e basta. Capisco che i taxisti possono risultare antipatici e che i prezzi non sono sempre da servizio pubblico. Ed è pure vero che i saluti romani alle loro manifestazioni non aiutano l'operazione simpatia. Ma meglio sarebbe spostare l’attenzione sul fatto che in battaglie come queste c'è in gioco un pezzo del nostro futuro. Stiamo davvero sperando che prevalga un modello economico che si basa sulla riduzione del costo del lavoro e delle sue garanzie? Perché Uber, e l’«uberizzazione» dell’economia, è soprattutto questo.
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