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I gonzi di Riace e il partito del buonsenso: una risposta a Travaglio

Oggi, Marco Travaglio, nel suo editoriale su Il Fatto Quotidiano intitolato “I gonzi di Riace”, stigmatizza la condotta di quelli che definisce “i tifosi (Salvini) e i nemici (un bel pezzo della sinistra) dei magistrati di Locri” che hanno disposto l’arresto (sic!) di Mimmo Lucano, sindaco di Riace, dichiarando di militare in un terzo partito: quello “del buonsenso”.

L'editoriale del giorno prima

Si chiude questa campagna elettorale, che è stata abbastanza strana, per il sottoscritto. Per una serie di ragioni, primariamente familiari, da ormai diversi mesi sono stato costretto a ridurre al minimo la militanza. Posso dare una mano in maniera molto limitata, partecipo a qualche iniziativa in giro, poco altro, sicuramente una situazione incompatibile con un impegno di militanza come sono abituato a intenderlo. Lo dico perché ho sempre odiato chi parla, giudica e non fa, e ora che, speriamo solo temporaneamente, mi trovo a poter fare ben poco, ho più di qualche remora a giudicare da spettatore quello che altri stanno facendo da protagonisti. Se quindi sono meno netto del solito, nell’analisi, è appunto perché mi mette tremendamente a disagio…

Che fare dopo il voto del 4 marzo?

La miseria di questa campagna elettorale è il palcoscenico su cui si sta esibendo, in tutta la sua drammaticità, un’insufficiente offerta elettorale “d’alternativa” alle destre e alle politiche neoliberiste. Assistiamo a processi elettorali che, al netto di candidature singole generose, sono incapaci di esprimere una giusta radicalità e discontinuità su temi, valori e pratiche, o riproducono proposte esclusivamente rivolte agli affezionati, al cerchio ristretto del “popolo” che lotta e che partecipa costantemente, da sinistra e in diverse forme, alla vita pubblica del Paese. Nei giorni scorsi Marta Fana e Giacomo Gabbuti hanno risposto all’appello per “l’unico voto possibile” - quello al PD, nel pensiero di Francesco Costa - scrivendo, tra le altre cose: “Qui ed ora, se esiste un meno…

Il gioco dell'oca della sinistra: una noia mortale

Ricordo bene il giorno in cui, nel giugno 2012, Pierluigi Bersani e Nichi Vendola presentarono in conferenza stampa la “carta d’intenti” che avrebbe portato alla disastrosa avventura di “Italia bene comune” (e al non meno negativo percorso di “Rivoluzione civile”). Anni di lotte avevano prodotto una movimentazione sociale che aveva animato nel profondo il Paese, riportando al centro del dibattito pubblico l’università e la scuola, il mondo del lavoro e della produzione, le questioni di genere e i territori contrari alle grandi opere inutili. Quegli anni erano culminati nelle vittorie amministrative della primavera 2011 e soprattutto nel grande referendum per l’acqua e i beni comuni (e contro nucleare e legittimo impedimento).

Caro Mentana: perché l'antifascismo non si fa a Casa Pound

Il direttore del Tg La7 Enrico Mentana ha deciso di partecipare a un confronto con il vicepresidente di CasaPound Italia, Simone Di Stefano, nella sede romana del movimento neofascista. Mentana è un giornalista e non deve rispondere politicamente a nessuno delle proprie azioni, ma la sua scelta può essere un'occasione per chiarire alcuni elementi, troppo spesso confusi nel mare dei luoghi comuni e degli artifici retorici. Lo scopo di questo articolo è spiegare perché partecipare a iniziative di CasaPound, in particolare se organizzate nel luogo fisico della loro sede, sia sbagliato e controproducente: perché contribuisce alla grande operazione di marketing politico che è CasaPound, il cui relativo successo si basa esattamente sulla capacità di costruirsi una legittimazione mediatica e culturale…

Google e Facebook sono troppo grandi per essere proprietà privata

Google è - tra le entità realmente esistenti - quel che più si avvicina all'immagine che abbiamo di Dio. Miliardi di persone sono in contatto con lui. Vede tutto. Sa tutto. Legge dentro ciascuno di noi. Conosce i nostri spostamenti in tempo reale. Sa chi incontriamo. Sa cosa scriviamo, persino quel che scriviamo e poi cancelliamo senza pubblicare o inviare. Sa quante auto ci sono davanti a noi sulla strada. Risponde a tutte le domande che miliardi di persone gli rivolgono ogni giorno.

Caro Ilvo, non sono i giovani a doversene andare dall'Italia

Dalle colonne di Repubblica, ormai sempre più solite ospitare celebrazioni filogovernative alternate a lamentazioni (poco) radical (e molto) chic sui temi del momento, Ilvo Diamanti ci ha consigliato di andarcene dal nostro Paese e di rimanere lì, “almeno fino a quando il nostro, vostro, Paese non si accorgerà di voi. E deciderà di investire sui giovani invece che sugli anziani”.
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