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Rovesciare questa Europa: il 1° dicembre a Roma

Rovesciare questa Europa: il 1° dicembre a Roma

Al Festival corsaro di metà settembre mentre tra laboratori, dibattiti e discussioni collettive eravamo impegnati a studiare le “Mappe del nuovo mondo”, Luigi De Magistris annunciò pubblicamente la propria disponibilità a mettersi in gioco, anche personalmente, per lavorare, insieme a tante e tanti altri, alla costruzione di una proposta politica di alternativa in vista delle elezioni europee del 2019. Poche settimane dopo ha confermato la volontà di costruire un grande “fronte popolare e democratico”, dando appuntamento a Roma per il 1 dicembre.

L’idea di una coalizione civica popolare e internazionale, che permettesse di raccogliere il meglio delle esperienze di alternativa al liberismo maturate, in Italia e in Europa, nel corso degli ultimi anni, ci entusiasmò sin da subito. Si profilava una buona volta, anche nel nostro Paese, un’ipotesi innovativa di convergenza e confluenza in uno spazio comune da parte di proposte, culture e intelligenze disposte a concepire la politica come servizio alle persone e alle comunità, in una fase delicatissima per l’Europa e per il mondo, specie sul piano della questione sociale e ambientale.

In pieno divorzio tra democrazia e capitalismo, vi rintracciammo, da subito, la volontà di contendere alle destre, vecchie e nuove, maggioranze sociali; diventare attori nel momento populista senza cedere di un passo sul terreno della partecipazione e della solidarietà; immaginare uno spazio radicalmente alternativo sia al sovranismo nazionalista e xenofobo, sia al neoliberismo - praticato anche dalle diverse componenti del partito socialista europeo - colpevole di tanti rigurgiti identitari nutriti dalle paura e dalle povertà.

Oggi raccogliamo e rilanciamo l’invito a partecipare all’iniziativa in programma per il 1° dicembre poiché ci pare profilarsi, finalmente, un contesto ospitale per tutte le donne e gli uomini con cui abbiamo condiviso un tratto di strada e, soprattutto, aperto alle idee che abbiamo elaborato e condiviso, da ultimo, nelle tre giornate romane di metà settembre. C’è bisogno di una proposta politica differente ma soprattutto che faccia la differenza, che sia vissuta e partecipata attivamente dai cittadini, che si strutturi a rete sui territori e online, che sia capace di convincere senza alcun paternalismo, ma soltanto con proposte chiare e radicali, pratiche innovative, volti credibili e rappresentativi delle tante esperienze che qui ed ora praticano un’alternativa di società non più rimandabile.

Abbiamo di fronte a noi un’Europa da rovesciare e rifondare, per dare fiato ai bisogni e ai desideri della maggioranza delle persone che la abitano. Questo modello è fallito e la nostra ottica è tesa a una grande battaglia per la sovranità democratica su tutti i livelli, capace di restituire potere alle persone dai territori sino al piano euro-mediterraneo. Siamo convinti che la scala di azione minima sia questa, perché il nemico si organizza a livello mondiale e i nostri bisogni e desideri possono diventare realtà non venendo a patti con gli interessi del nostro capitalismo nazionale straccione, ma soltanto se si connettono con quelli delle maggioranze di tutte le latitudini e longitudini.

Non si può che partire dalle politiche economiche che in questi anni hanno favorito i pochi a svantaggio dei molti. Dichiariamo guerra al Fiscal Compact, per aprire una discussione politica internazionale sul debito con l’obiettivo di separare il debito accumulato per salvare il sistema bancario e gli stessi colpevoli della grande recessione del 2008, da quello che è funzionale alla creazione di ricchezza per i cittadini, per i servizi essenziali, i sistemi di welfare e gli investimenti in innovazione, che è il motore dello sviluppo economico moderno. Crediamo sia sempre più urgente una riscrittura dei Trattati europei a partire da quello di Maastricht, per iniziare a rovesciare un’architettura anti-democratica centralizzata che decide in che modo devono spendere i soldi i governi democraticamente eletti. Un’architettura istituzionale, economica e monetaria che ha creato un’Europa a più velocità, con le imprese di alcuni paesi che, con la complicità della politica nazionale, hanno saputo sfruttare meglio la moneta unica in un contesto di disomogeneità economica, ampliandola ulteriormente a loro vantaggio. Abbiamo altresì bisogno di una Banca Centrale Europea al servizio del benessere dei cittadini, che aiuti gli stati più in difficoltà senza lasciarli in balìa degli speculatori privati della grande finanza. Una BCE democraticamente controllata dal Parlamento Europeo e che si ponga tra gli obiettivi, oltre la stabilità dell'inflazione, il benessere dei cittadini, un’occupazione degna e distribuita fra tutta la cittadinanza e lo sviluppo delle capacità produttive dei paesi.

C’è la necessità di una politica europea radicale contro lo strapotere e gli interessi degli speculatori e delle banche, che devono essere separate in banche d’investimento e di risparmio, che non possono più giocare sulla pelle delle persone imponendo poi laute ricapitalizzazioni con i soldi pubblici. Vanno fortemente ridotti e regolamentati i titoli derivati e combattuta tutta la finanza che scommette sulla pelle dei cittadini, introducendo una Tobin Tax sui movimenti speculativi, imponendo una stretta europea alle multinazionali che evadono le tasse nei singoli paesi sfruttando il ritardo normativo.

Abbiamo bisogno insomma di attaccare il cuore dei dispositivi che ci hanno condotto ad un aumento vertiginoso delle disuguaglianze sociali, della precarizzazione del lavoro, della compressione della spesa sociale. Attaccare per liberare risorse e per esercitare una piena democrazia.

C’è una ricostruzione economica da avviare, mettendo al centro il buon lavoro, l’innovazione e un uso a fini pubblici della rivoluzione tecnologica oggi a vantaggio delle grandi imprese. Va definitivamente abbandonata l’idea per cui l’alternativa alla disoccupazione sia la creazione di nuovo lavoro “purché sia”. Il lavoro c’è già ma dev’essere pagato meglio, tutelato e redistribuito con una riduzione dell’orario. In attesa di un salario minimo europeo che elimini il dumping salariale tra i diversi paesi, gli stati devono essere liberi di intervenire nei settori strategici dell’economia, arrivando a nazionalizzare se necessario e ad impedire le delocalizzazioni fatte esclusivamente inseguendo un minore costo del lavoro.

Accanto alla buona occupazione c’è bisogno di garantire un’esistenza dignitosa a tutte e tutti, liberando risorse per il welfare, attraverso un reddito di base in ogni Paese per garantire l’autodeterminazione dei singoli, una sanità pubblica e di qualità, sistemi previdenziali e pensionistici dignitosi ed efficienti, una politica per la garanzia del diritto all’abitare.

Dobbiamo organizzarci per compiere una grande rivoluzione ecologica al fine di arrestare i cambiamenti climatici. Gli ultimi mesi di tempeste e nubifragi hanno chiarito per l’ennesima volta l’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo e, d’altro canto, l’assurda insufficienza delle politiche mondiali prigioniere delle interessi economici di breve termine. Riconversioni, carbon tax progressiva negli anni, auto elettriche, energie rinnovabili, interventi sul dissesto idro-geologico, tutela del paesaggio e delle aree verdi, la progressiva abolizione della plastica e degli eccessi di produzione, devono diventare delle parole d’ordine. Si deve aggredire con decisione il modello economico di sviluppo, superando le energie fossili, creando accordi vincolanti, commissioni d'inchiesta, fondi di cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile di tutto il pianeta. In questo modo potremmo ridurre l’impatto dei cambiamente climatici in atto e creare nuovi posti di lavoro, sostenibili e rispettosi dell’ambiente. È una questione di vita, è una questione di democrazia.

Abbiamo bisogno di un’Europa che liberi le persone, contro l’avanzata dell’oscurantismo reazionario che rafforza le disuguaglianze di genere, che colpisce i diritti delle donne e delle persone LGBTQIA. In queste giornate Non Una di Meno sta inondando le piazze di questo paese contro la violenza di genere e le politiche patriarcali del governo giallo-verde, proponendo un piano femminista rivoluzionario che deve essere raccolto e praticato. Da decenni decine di movimenti sociali si fanno portatori di istanze decisive che non possono più restare inascoltare, ma che devono innervare la società aiutandosi con le leve del potere politico.

E poi c’è un altro grande tema che segna tante delle nostre biografie, in particolare delle giovani generazioni per le quali studiare o fare ricerca diventa sempre più difficile: la conoscenza. Al di là dei proclami e delle contraddittorie strategie, l’Europa della conoscenza non è mai esistita. Eppure è proprio da un nuovo ruolo dei saperi che si possono stimolare i cambiamenti sul modello di sviluppo e sulla questione ecologica. L’accesso ai saperi deve essere garantito in tutto il continente, con investimenti nella qualità dell’istruzione e della ricerca, con degli standard sul diritto allo studio e il welfare studentesco, con politiche in grado di moltiplicare e aprire cinema, musei, biblioteche. Dare centralità alla conoscenza significa anche eliminare la precarietà di chi lavora in questo settore (scuola, università, istituti di ricerca): occorrono percorsi certi con la riapertura dei concorsi per la scuola e investimenti nell’università in grado di recuperare i 15.000 professori persi negli ultimi dieci anni. Soprattutto su questo versante, non ci sono vincoli economici che tengano: il futuro parte da questi investimenti.

L’esperienza di Riace, duramente combattuta dal governo attuale e da quello precedente, ha costituito l’ultimo esempio di una guerra condotta dalle destre al diritto alla circolazione e alla protezione dei migranti. Finché la differenza tra i guadagni e le prospettive dei paesi d’origine e quelli dell’Unione Europea rimane enorme o continua ad aumentare, l’immigrazione in Europa continuerà. Se è urgente abolire l’iniziativa legislativa dell’ultimo ventennio, dalla legge Bossi-Fini fino ai decreti Minniti, passando per il programma Frontex e i vergognosi accordi con Libia e Turchia, è anche necessaria una complessiva riforma dell’accoglienza, per favorire l’inclusione e finirla con la costruzione del “clandestino” da tenere nei centri di detenzione, funzionale esclusivamente alla retorica emergenziale delle destre populiste. Per noi è centrale fermare la criminalizzazione della migrazione per ricerca di lavoro, un tratto distintivo delle politiche europee e dei singoli stati: a questo scopo riteniamo necessaria la lotta per un permesso di soggiorno europeo di lungo periodo per ricerca di lavoro. Liberare la possibilità autodeterminazione delle lavoratrici e dei lavoratori è fondamentale per riequilibrare le asimmetrie di potere che colpiscono il lavoro migrante. Abbiamo bisogno di corridoi umanitari al posto di accordi per la costruzione di lager e, una volta giunti in Europa, i migranti dovrebbero avere la possibilità di chiedere asilo direttamente allo stato membro a loro scelta e non al Paese attraverso cui entrano nell’Unione Europea, riconoscendone altresì i diritti di cittadinanza. Insomma, tutto il contrario di quello che stanno facendo la stragrande maggioranza dei governi europei, in primis quello italiano, che negano diritti basilari e amplificano i problemi.

Per fare questo e tanto altro l’Europa va rifondata, con un lungo processo costituente, guardando ad un ruolo forte del Parlamento Europeo affiancato da strumenti di partecipazione diretta da parte dei cittadini a partire dal rafforzamento dell'istituto dell'ICE (iniziativa dei cittadini europei) e attraverso l’introduzione della possibilità per i cittadini europei di sottoporre a referendum continentali i provvedimenti fondamentali. Bisogna togliere il comando del gioco alle banche e restituirlo ai cittadini e ai loro rappresentanti democraticamente eletti. Abbiamo bisogna di costruire un’Europa dei popoli, che funga da strumento per favorire l’autogoverno delle città e dei Paesi.

Su queste basi e su tante altre da individuare tutti insieme, partecipiamo convintamente alla giornata del 1° dicembre. Continueremo a tracciare le mappe del nuovo mondo, ma inizieremo anche a navigare nuove rotte per costruire un’alternativa alla nube nera che avanza in tutta l’Europa.

Buona navigazione corsara!

 

Ultima modifica ilVenerdì, 23 Novembre 2018 17:58
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