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Lorenzo Zamponi

Lorenzo Zamponi

Lorenzo Zamponi, veneto trapiantato a Firenze, è dottorando in scienze sociali e politiche all'Istituto Universitario Europeo, è tra quelli che si sono inventati Il Corsaro, ogni tanto scrive qualcosa su Twitter.

Intervista a Jordi Muñoz: l’indipendentismo catalano al microscopio

Abbiamo tradotto un’intervista a Jordi Muñoz, ricercatore di scienza politica all’Università di Barcellona, al quotidiano online Publico. Muñoz analizza le recenti vicende catalane concentrandosi sulla dinamica del movimento indipendentista catalano, il suo sviluppo, la sua composizione e i suoi rapporti con la società catalana e spagnola in generale e con la sinistra e i movimenti in particolare. Un’analisi concreta e approfondita, basata su un’osservazione scientifica e militante, che può essere utile a chiarirsi le idee su una vicenda complessa, superando le semplificazioni retoriche e interessate che circolano in queste settimane. Il quadro che emerge è quello di un movimento complesso e articolato, che, a partire da una storia di moderato autonomismo borghese, ha incontrato, nel contesto della crisi economica e della chiusura al dialogo della destra, l’indipendentismo di sinistra radicale e i movimenti, dando vita a un’esperienza interclassista e trasversale che rappresenta circa metà della società catalana. Un mondo in ebollizione, che adotta pratiche di resistenza dei movimenti e stabilisce nell’opposizione al governo di destra un asse con Podemos e la sinistra, la cui tenuta e le cui conseguenze sono tutte da verificare. Un fronte che, ad oggi, non ha una via chiara verso la vittoria e deve fare i conti con le profonde divisioni nella società catalana e con l’incomprensione, ai limiti dell’incomunicabilità, con buona parte dell’opinione pubblica spagnola. Riflessioni utili e stimolanti per una discussione imprescindibile.

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Perché la legge elettorale dovrebbe interessare ai movimenti

L’indipendenza e autonomia dei movimenti dai partiti e dalle istituzioni rappresentative è un punto politico costitutivo per molti, e il risultato di decenni di battaglie per il riconoscimento delle istanze sociali come direttamente titolari di politica. Il monopolio dei partiti sulla politica è finito da tempo, e la presenza di altri tipi di soggettività politica nella nostra società è un fatto di cui tutti devono tenere contro. L’autonomia del sociale, però, troppo spesso è stata confusa per autismo, portando i movimenti a non occuparsi in maniera regolare e autorevole del gioco della rappresentanza e delle sue regole. 

Presidenziali USA, l’analisi dei dati: Donald Trump e la vittoria del meno odiato

Le elezioni presidenziali degli Stati Uniti sono sulla bocca di tutti, com’è normale che sia, di fronte all’egemonia economica, militare e culturale che Washington continua a esercitare sul resto del mondo. La vittoria di Donald Trump su Hillary Clinton, come già era avvenuto con la Brexit, sta provocando letture isteriche e parziali: da una parte chi si strappa i capelli e grida all’abolizione del suffragio universale perché un orda di nazisti ha eletto un mostro, privando il mondo di una leader progressista e responsabile, dall’altra chi vede nella vittoria di Trump un'esaltante rivolta popolare delle masse sfruttate contro l’élite globale.

Letture parziali che contengono sicuramente elementi di verità, intendiamoci, ma che rischiano di nascondere le tendenze reali osservabili nelle scelte dell’elettorato, e quindi di non fornire indicazioni utili all’azione politica, ma solo rabbia e angoscia acchiapa-click. Come già fatto in occasione della Brexit, si tenterà di leggere alcuni aspetti dai dati elettorali e di provare a evidenziare le linee di tendenze più interessanti che emergono. Per l’analisi verranno utilizzati gli exit poll prodotti da Edison Research e utilizzati dai maggiori organi di stampa americani. Non avendo disponibile l’intero dataset ma solo alcune sue rappresentazioni pubblicate in diversi organi di stampa, i grafici provengono o da quelle fonti (in particolare dal sito della CNN e da quello del NY Times) o sono stati prodotti da chi scrive rielaborando quei dati.

L'Italicum crea un esecutivo senza contrappesi: un motivo in più per votare NO

Nell'analisi della riforma costituzionale che sarà oggetto del referendum confermativo il prossimo 4 dicembre, si cita spesso il famoso "combinato disposto", cioè l'effetto dell'interazione tra la riforma Renzi-Boschi e la legge elettorale "Italicum". Ciò che raramente si fa notare, però, è quanto profondamente quella legge cambi il rapporto tra esecutivo e legislativo, creando un ibrido tra parlamentarismo e presidenzialismo che non ha eguali al mondo.

Analisi dei dati: chi ha votato per la Brexit e cosa significa per il futuro

Dopo la vittoria del Leave al referendum per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il dibattito politico, in Italia e altrove, si è concentrato sull’interpretazione da dare al voto: una coraggiosa rivolta proletaria contro l’austerità imposta da Bruxelles, o un tragico atto di nazionalismo reazionario da parte della parte più retrograda dell’elettorato britannico?
In questo senso, ci vengono in aiuto i dati del sondaggio pubblicato venerdì da Lord Ashcroft (un ex dirigente del partito conservatore che da anni gestisce in proprio un’azienda di rilevazioni demoscopiche) ed effettuato nei giorni precedenti con la partecipazione di oltre 12 mila cittadini del Regno Unito. I dati sono disponibili gratuitamente qui in formato pdf. Per questioni di spazio, ci limiteremo ad illustrarne gli aspetti più rilevanti per rispondere a due domande: chi ha votato per la Brexit? E cosa significa tutto ciò per le strategie future della sinistra britannica e di quella europea?

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