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Lorenzo Zamponi

Lorenzo Zamponi

Lorenzo Zamponi, veneto trapiantato a Firenze, è dottorando in scienze sociali e politiche all'Istituto Universitario Europeo, è tra quelli che si sono inventati Il Corsaro, ogni tanto scrive qualcosa su Twitter.

Il dilemma del “premier terzo” e la coalizione tra non-partiti, a cavallo tra Prima e Seconda Repubblica

Da giorni Movimento Cinque Stelle e Lega discutono della formazione di un governo di coalizione. I leader dei due partiti, Di Maio e Salvini, dicono di essere vicini a una convergenza sul programma di governo (ribattezzato “contratto” dai grillini) e sui giornali impazza il totonomi sul cosiddetto “premier terzo”, la figura che dovrebbe essere individuata come presidente del consiglio dalle due forze politiche. Vediamo insieme perché è così complicato trovare una figura in grado di interpretare questo ruolo, e perché, se anche fosse trovata, porterebbe a conseguenze politiche molto difficili da gestire per Salvini e Di Maio.

La prospettiva "macronista" del Pd e il nuovo bipolarismo europeo

Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del consiglio, dirigente del Pd e da un paio di settimane non più deputato per volontà degli elettori della Romagna, annuncia al Foglio la sua proposta politica di renziano integralista. Ci sarebbe da fare una riflessione sul fatto che la discussione politica del centrosinistra si svolga sul giornale fondato da B. e che vede tuttora come azionista Denis Verdini, ma ora concentriamoci sul contenuto.

Il consenso del M5S, tra stato e anti-stato

La vittoria elettorale del Movimento Cinque Stelle dovrebbe interrogarci seriamente, non solo sulle scelte tattiche di breve periodo, ma sui temi di fondo degli ultimi 25 anni di Seconda Repubblica. Non basta dire "la gente ha creduto alla promessa del reddito di cittadinanza", ma piuttosto bisognerebbe chiedersi cosa c'è in quella promessa e nel consenso che raccoglie. In particolare, bisognerebbe iniziare a ragionare seriamente sull'idea di governo che viene proposta, sul rapporto tra statalismo e antistatalismo nell'elettorato di questo paese e nelle forze politiche.

L'editoriale del giorno prima



Si chiude questa campagna elettorale, che è stata abbastanza strana, per il sottoscritto. Per una serie di ragioni, primariamente familiari, da ormai diversi mesi sono stato costretto a ridurre al minimo la militanza. Posso dare una mano in maniera molto limitata, partecipo a qualche iniziativa in giro, poco altro, sicuramente una situazione incompatibile con un impegno di militanza come sono abituato a intenderlo. Lo dico perché ho sempre odiato chi parla, giudica e non fa, e ora che, speriamo solo temporaneamente, mi trovo a poter fare ben poco, ho più di qualche remora a giudicare da spettatore quello che altri stanno facendo da protagonisti. Se quindi sono meno netto del solito, nell’analisi, è appunto perché mi mette tremendamente a disagio parlare, per una volta, dal divano e non dalla strada. Dico la mia ora, in anticipo, non perché voglia fare il figo e fingere di avere una sfera di cristallo, ma perché credo che alcuni dati politici siano già tali, a prescindere dal risultato elettorale. Ci sono cose che, al sottoscritto, sembra di aver capito, e che non cambieranno con un punto di percentuale in più o in meno a questa lista o a quest’altra. Le sintetizzo molto in breve per chi non ha voglia di arrivare in fondo: il centrosinistra è (quasi) morto, la sinistra non sta tanto bene, Potere al Popolo a prescindere dal risultato ha indicato almeno in parte la strada, Liberi e Uguali speriamo ci dia qualche buon parlamentare ma non credo ci possa dare tanto altro, il paese va a destra, il M5S resta la principale opposizione, organizziamoci strada per strada.

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