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La prospettiva "macronista" del Pd e il nuovo bipolarismo europeo

La prospettiva "macronista" del Pd e il nuovo bipolarismo europeo

Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del consiglio, dirigente del Pd e da un paio di settimane non più deputato per volontà degli elettori della Romagna, annuncia al Foglio la sua proposta politica di renziano integralista. Ci sarebbe da fare una riflessione sul fatto che la discussione politica del centrosinistra si svolga sul giornale fondato da B. e che vede tuttora come azionista Denis Verdini, ma ora concentriamoci sul contenuto.

La lettura di Gozi è che le elezioni hanno dato la maggioranza assoluta a forze "lepeniste-qualunquiste", mentre "c’è un 48 per cento di italiani che non hanno acquistato da questi spacciatori", e quindi "il Pd o il rilancio del progressismo italiano – quindi oltre il Pd – dovrebbero rivolgersi a questo 48 per cento”. Raccogliere questi elettori, che sono "moderati, europeisti" lungo "il filo rosso dell’europeismo, dell’Europa sovrana contro il sovranismo italico". Una sfida inserita nel quadro europeo: "Da una parte c’è “l’Europa che viene proposta dai lepenisti di Salvini, ed è quella di Visegrád. Noi ci richiamiamo a Ventotene e in maniera diversa vogliamo riformare l’Europa in marcia con Macron e i nuovi progressisti, come Albert Rivera in Spagna”.

Ecco, a differenza delle cose deboli e fuori tempo che scrive Zingaretti, che pare Hollande o Milliband, nella sua incapacità di invertire davvero la rotta blairiana, e che finirà come loro, questa è una proposta in linea con i tempi. Propone un bipolarismo tra la destra nazionalista-reazionaria e un nuovo centro-destra liberista-tecnocratico. Questo schema esiste: si è manifestato nel secondo turno delle elezioni francesi ma è già la normalità da tempo in molti paesi dell'Europa centrale e orientale. Comporta la scomparsa di qualsiasi cleavage sociale ed economico reale, in funzione di una battaglia tra nazionalismi statali e nazionalismo europeista, tinta di sfumature diverse su diritti civili e immigrazione e da un diverso approccio retorico (ma mai concreto) nei confronti della globalizzazione, in cui non c’è alcuno spazio per diritti sociali, conquiste del lavoro, servizi pubblici universali. Uno scenario di regressione culturale e politica che qualche decennio fa sarebbe sembrato distopico e che oggi è normalità per decine di milioni di persone.

Ovviamente siamo ben lontani dal realizzare questo scenario in Italia. Il 48% di cui parla Gozi va da Potere al Popolo a Fratelli d'Italia, mentre la proposta politica liberal-tecnocratica che avanza convince giusto il pezzo renziano del Pd (secondo me neanche tutto) e qualcuno in Forza Italia (ma senza B.), ed è probabilmente destinata a fare la fine di Mario Monti, faticando ad arrivare alla doppia cifra. Il liberalismo non è mai stato una forza elettorale di massa, in Europa, e non si capisce perché dovrebbe diventarlo proprio all’apice della crisi economica. Non a caso il 32% degli italiani ha votato per il M5S, che non è schiacciato né sul liberalismo tecnocratico né sul nazionalismo reazionario, pur avendo al suo interno pericolosi tratti di entrambi. L’Europa occidentale ha ancora in sé i resti di grandi culture democratiche, come quella del movimento operaio (nella sua variante socialdemocratica come in quella comunista) e quella del cristianesimo democratico e sociale, che pur avendo esaurito da tempo la propria spinta propulsiva hanno lasciato dietro di sé tracce che si esprimono in varie forme, dall’attivismo diffuso nella società a una cittadinanza che non è disposta a rinunciare agli standard di vita e di libertà conquistati nei “trenta gloriosi”. La proposta di Gozi, insomma, sembra avere di fronte a sé il grosso problema del consenso, che sarà difficile da conquistare sia nel campo politico sia nell’elettorato, se ci si limita a promettere lacrime e sangue avvolti nel bandierone blu dell’Unione Europea. Probabilmente una prospettiva del genere non farebbe che spingere i pochi elettori rimasti nel centrosinistra verso il Movimento Cinque Stelle, riducendo il polo progressista-moderato sognato da Gozi a un piccolo vaso di coccio centrista tra i due vasi di ferro populisti. Non si capisce davvero perché il Pd dovrebbe imboccare quella strada.

Però, quella di Gozi è una proposta seria, al passo con i tempi e inserita in un quadro europeo. Chi scrive ne pensa ogni male possibile, ovviamente. Proporre una “En Marche europea, una nuova alleanza tra tutti gli europeisti riformatori” significherebbe portare ciò che resta delle fragili socialdemocrazie nell’abbraccio con Merkel, Rajoy e B., regalando alla destra nazionalista-reazionaria uno spazio di consenso popolare senza precedenti. Una specie di Weimar al cubo, i cui pericoli dovrebbero essere evidenti a tutti. E però ancora più evidenti sono i pericoli che a opporsi a questo tentativo siano proposte deboli e fuori dal tempo, incapaci di stare sul livello dell’attuale dibattito europeo e internazionale, come appunto l’ulivismo fuori tempo massimo di Zingaretti. Questo no, non ce lo possiamo permettere. L'alternativa al bipolarismo tra liberalismo tecnocratico e nazionalismo reazionario va pensata e costruita in fretta, prima che chi ha già ridotto i resti delle democrazie europee in macerie finisca di spargerci il sale.

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