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La torre di Babeo

Narra un’antica leggenda maya che un uomo di nome Babeo era stufo dell’immobilismo e dell’anonimato della sua città e un giorno decise di fare qualcosa di grande, ma più grande che potesse, perché questa diventasse famosa.

Non sapeva cosa fare, nè come farlo.

Curare il dissenso. Su I matti del Duce di Matteo Petracci

Tratto dal portale 404:File not found

Sono stato interdetto a seguito dell’internamento arbitrario in manicomio. Sono stato escluso dai diritti civili, minorato moralmente, rovinato fisicamente e intellettualmente con la sottrazione di dieci anni di esistenza. Il giudice competente deve sentenziare ora che quella diagnosi deve essere distrutta, perché soltanto con la restituita integrità morale e civile la libertà ha valore. Ciò che chiedo è giustizia, e non solo per me, ma anche per la sostanza stessa della riparazione di un arbitrio, dai pericoli del quale in un paese civile tutti i cittadini devono sentirsi al riparo.

La lezione di Eduardo Galeano

Se n’è andato a Montevideo, dove era nato 74 anni fa, Eduardo Galeano, nella sua abitazione di Rincon, alla periferia della capitale uruguayana.

Diversamente da Juan Carlos Onetti, l’altro grande scrittore sudamericano morto in Spagna nel 1994, Galeano si è spento lentamente nella sua amata terra, tra i rumori lontani di Punta de l’Este.

"Sfrattate Pulcinella!": Acerra, un altro museo a rischio chiusura

“Sfrattate Pulcinella!”. Sì, non stiamo scherzando. Cacciare via la maschera del teatro napoletano. Può sembrare grottesco, forse un modo per fuggire finalmente da una retorica su Napoli fatta di luoghi comuni e folklore. Ma in realtà non è nulla di tutto questo.
Siamo ad Acerra, Napoli, Campania Felix. La città passata alle cronache per l'inceneritore, divenuta emblema e centro della cosiddetta Terra dei Fuochi e che oggi soffre dei gravi problemi portati dall'avvelenamento del territorio perpetuato per anni ad opera della camorra. La città del biocidio, come molti dicono. Dove invece di sfrattare la “munnezza” si sfratta un museo, quello di Pulcinella appunto. Sì, lui.

Tsipras e Arcade Fire: la canzone di Will Butler sulla Grecia

Will Butler, fratello minore di Win e anche lui membro degli Arcade Fire, ha scritto una canzone ispirata dalla lettura dei giornali sullo scontro tra la Grecia e i mercati. La canzone è stata pubblicata dal Guardian

Dice Butler: "Stavo leggendo il Guardian sulle proposte della Grecia per ripagare il debito, quando ho letto che i mercati greci erano chiusi perché era il “lunedì puro”, che nel calendario ortodosso indica il primo giorno della Quaresima, come il mercoledì delle ceneri per i cattolici. Mi è sembrata una buffa coincidenza che i ministri greci stessero cercando di evitare nuove misure di austerità proprio all’inizio della Quaresima."

"Come un castello" e i colori della periferia romana

Negli ultimi mesi le periferie romane sono state spesso al centro della cronaca e delle polemiche.

Dalle ronde contro i rom di Ponte di Nona agli assalti contro gli autisti dell'Atac a Corcolle. Dal corteo di solidarietà per l'arresto del 17enne italiano responsabile dell'omicidio di un giovane pakistano a Tor Pignattara, alla rivolta contro il centro di accoglienza per rifugiati di Viale Giorgio Morandi a Tor Sapienza.

L'attenzione mediatica si sposta sulle condizioni di vita delle periferie soltanto quando si verificano episodi di violenza e rabbia che attirano i riflettori per 2-3 giorni, con una rincorsa all'interpretazione ad effetto che possa generare più sdegno o entusiasmo.

Da destra a sinistra, ci si affanna a spiegare e giustificare con approccio deterministico ogni tipo di comportamento, individuale e collettivo. Da un lato: gli immigrati, i rom, i rifugiati, i diversi in genere, che rubano, sporcano, tolgono lavoro agli italiani, e chi più ne ha più ne metta nella giostra degli stereotipi e dei pregiudizi. Dall'altro: il razzismo, l'ignoranza, la lotta tra poveri che tutto spiega, senza la capacità di leggere le dinamiche e osservare attentamente i contesti e le relazioni. (Per un'accurata ricostruzione dei conflitti che hanno riguardato le periferie romane nel corso del 2014, si rimanda al reportage di Leonardo Bianchi per Internazionale).

Flavia Montini – giovane regista romana, si occupa di educazione per Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie – ha girato nel 2013 (ben prima che i riflettori si accendessero su Tor Sapienza...) un documentario a Viale Giorgio Morandi, tra i palazzoni così alti e isolati da apparire Come un castello. Per una volta lo sguardo della regista e della telecamera non sono puntati sul degrado e la marginalità (che pure non mancano), ma sulle persone. Individui comuni potremmo definirli, che però diventano soggetti consapevoli di sé e del mondo in cui vivono, nel momento in cui ci si ferma ad ascoltare il loro punto di vista. Senza imporre invece – come spesso accade – il punto di vista di osservatore esterno su una realtà difficile.

“Diciamo che qui è perfetto. Cambiare, non lo farei cambiare per nulla al mondo. Giusto una mano di vernice ai palazzi, in quel caso sì. Perché come si vede letteralmente cascano a pezzi”.

Per una volta, mettiamo da parte le nostre presuntuose analisi sociali e prendiamo un secchio e un pennello. In basso a sinistra, c'è bisogno di tanto colore.

Guarda il film [disponibile fino a domenica - password: giorgiomorandi]

Pagina fb “Come un castello

Ulrich Beck, lucido cosmopolita

Se ne è andato la sera di capodanno il sociologo tedesco Ulrich Beck.

Studioso di quella che viene chiamata la seconda modernità, ne sottolineava i caratteri ambivalenti ma anche le potenzialità emancipatrici. Suo era il concetto di società del rischio (con La società del rischio, Carocci, 1986) o di modernità riflessiva, tale in quanto ripiegata ad affrontare, a riflettere sui prodotti della prima modernità. Se fino al fordismo, la prima modernità, con lo sviluppo degli apparati tecnologici e produttivi, era riuscita a dare maggiore sicurezza e a rispondere a dei bisogni (spesso dopo averli creati), la seconda modernità, invece, mette in pericolo se stessa con le sue istituzioni. Il trionfo della modernità costringe la società a dover gestire le conseguenze e l’incertezza causata da quei mezzi produttivi che, portati troppo avanti, finiscono, per sprigionare devastanti potenzialità distruttive, ponendo il rischio al centro della società. Ciò che serviva ad addomesticare la natura e a prevenirne i rischi finisce per amplificarne gli effetti. I rischi globali interrogano anche l’ordine politico globale però, poiché “grazie alla funzione di rischiaramento dei rischi, si creano delle finestre di opportunità durante le quali le istituzioni che tutti ritenevano indiscutibili diventano parte del dibattito politico, si configurano nuove relazioni di potere e i senza potere, improvvisamente, possono ottenerne in una certa misura” (dall’intervista a Beck in Per un’altra globalizzazione, Edizioni dell’asino, a cura di G. Battiston, 2010).

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