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"Come un castello" e i colori della periferia romana

"Come un castello" e i colori della periferia romana

Negli ultimi mesi le periferie romane sono state spesso al centro della cronaca e delle polemiche.

Dalle ronde contro i rom di Ponte di Nona agli assalti contro gli autisti dell'Atac a Corcolle. Dal corteo di solidarietà per l'arresto del 17enne italiano responsabile dell'omicidio di un giovane pakistano a Tor Pignattara, alla rivolta contro il centro di accoglienza per rifugiati di Viale Giorgio Morandi a Tor Sapienza.

L'attenzione mediatica si sposta sulle condizioni di vita delle periferie soltanto quando si verificano episodi di violenza e rabbia che attirano i riflettori per 2-3 giorni, con una rincorsa all'interpretazione ad effetto che possa generare più sdegno o entusiasmo.

Da destra a sinistra, ci si affanna a spiegare e giustificare con approccio deterministico ogni tipo di comportamento, individuale e collettivo. Da un lato: gli immigrati, i rom, i rifugiati, i diversi in genere, che rubano, sporcano, tolgono lavoro agli italiani, e chi più ne ha più ne metta nella giostra degli stereotipi e dei pregiudizi. Dall'altro: il razzismo, l'ignoranza, la lotta tra poveri che tutto spiega, senza la capacità di leggere le dinamiche e osservare attentamente i contesti e le relazioni. (Per un'accurata ricostruzione dei conflitti che hanno riguardato le periferie romane nel corso del 2014, si rimanda al reportage di Leonardo Bianchi per Internazionale).

Flavia Montini – giovane regista romana, si occupa di educazione per Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie – ha girato nel 2013 (ben prima che i riflettori si accendessero su Tor Sapienza...) un documentario a Viale Giorgio Morandi, tra i palazzoni così alti e isolati da apparire Come un castello. Per una volta lo sguardo della regista e della telecamera non sono puntati sul degrado e la marginalità (che pure non mancano), ma sulle persone. Individui comuni potremmo definirli, che però diventano soggetti consapevoli di sé e del mondo in cui vivono, nel momento in cui ci si ferma ad ascoltare il loro punto di vista. Senza imporre invece – come spesso accade – il punto di vista di osservatore esterno su una realtà difficile.

“Diciamo che qui è perfetto. Cambiare, non lo farei cambiare per nulla al mondo. Giusto una mano di vernice ai palazzi, in quel caso sì. Perché come si vede letteralmente cascano a pezzi”.

Per una volta, mettiamo da parte le nostre presuntuose analisi sociali e prendiamo un secchio e un pennello. In basso a sinistra, c'è bisogno di tanto colore.

Guarda il film [disponibile fino a domenica - password: giorgiomorandi]

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