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Ludovica Ioppolo

Ludovica Ioppolo

Ludovica Ioppolo è ricercatrice e sociologa.

Dottore di ricerca in "Ricerca applicata alle scienze sociali" alla Sapienza Università di Roma, si occupa di studi sul movimento antimafia e sulle rappresentazioni sociali del fenomeno mafioso. 

Roma nelle secche di Mafia Capitale: dalla riflessione alla proposta

Dalla seconda ondata di arresti per l’inchiesta della Procura di Roma su Mafia Capitale, continua a svilupparsi nella città un dibattito a tratti schizofrenico1, in una rincorsa tra chi è più sceriffo e chi gioca a collocarsi quanto più distante dai cattivi.

Da osservatrice e militante, provo a rilevare alcune dinamiche che mi sembrano offuscate dal cicaleccio di queste ore.

Cinzia Franchini e la CNA: l'imprenditoria tra impegno antimafia e reputazione

Lunedì 16 febbraio la Commissione parlamentare antimafia è stata in Emilia Romagna per approfondire la situazione della regione ancora scossa dall'inchiesta Aemilia, che ha portato all'arresto di 117 persone a fine gennaio. Tra le varie audizioni, è stata ascoltata anche Cinzia Franchini, la Presidente nazionale della Fita, l'associazione di categoria dell'autotrasporto della Confederazione Nazionale dell'Artigianato. Com'è solita fare, Cinzia Franchini ha presentato nel dettaglio i problemi legati alle infiltrazioni mafiose nel settore dell'autotrasporto, le misure necessarie per aumentare i controlli e la trasparenza, i limiti del mondo della rappresentanza d'impresa su questi temi. Come ha raccontato a La Gazzetta di Modena: “Ho sollecitato la Commissione a fare molta attenzione ai fondi pubblici che vengono garantiti, e parliamo di circa 200 milioni di euro all’anno, all’autotrasporto. Per accedere a quei soldi bisogna raggiungere soglie elevate di fatturato e perciò in molti si consorziano. A quel punto il ministero dà i soldi ai consorzi che a loro volta li distribuiscono ai soci, anche a quelli colpiti da interdittive. Bisogna eliminare quella mediazione”.

"Come un castello" e i colori della periferia romana

Negli ultimi mesi le periferie romane sono state spesso al centro della cronaca e delle polemiche.

Dalle ronde contro i rom di Ponte di Nona agli assalti contro gli autisti dell'Atac a Corcolle. Dal corteo di solidarietà per l'arresto del 17enne italiano responsabile dell'omicidio di un giovane pakistano a Tor Pignattara, alla rivolta contro il centro di accoglienza per rifugiati di Viale Giorgio Morandi a Tor Sapienza.

L'attenzione mediatica si sposta sulle condizioni di vita delle periferie soltanto quando si verificano episodi di violenza e rabbia che attirano i riflettori per 2-3 giorni, con una rincorsa all'interpretazione ad effetto che possa generare più sdegno o entusiasmo.

Da destra a sinistra, ci si affanna a spiegare e giustificare con approccio deterministico ogni tipo di comportamento, individuale e collettivo. Da un lato: gli immigrati, i rom, i rifugiati, i diversi in genere, che rubano, sporcano, tolgono lavoro agli italiani, e chi più ne ha più ne metta nella giostra degli stereotipi e dei pregiudizi. Dall'altro: il razzismo, l'ignoranza, la lotta tra poveri che tutto spiega, senza la capacità di leggere le dinamiche e osservare attentamente i contesti e le relazioni. (Per un'accurata ricostruzione dei conflitti che hanno riguardato le periferie romane nel corso del 2014, si rimanda al reportage di Leonardo Bianchi per Internazionale).

Flavia Montini – giovane regista romana, si occupa di educazione per Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie – ha girato nel 2013 (ben prima che i riflettori si accendessero su Tor Sapienza...) un documentario a Viale Giorgio Morandi, tra i palazzoni così alti e isolati da apparire Come un castello. Per una volta lo sguardo della regista e della telecamera non sono puntati sul degrado e la marginalità (che pure non mancano), ma sulle persone. Individui comuni potremmo definirli, che però diventano soggetti consapevoli di sé e del mondo in cui vivono, nel momento in cui ci si ferma ad ascoltare il loro punto di vista. Senza imporre invece – come spesso accade – il punto di vista di osservatore esterno su una realtà difficile.

“Diciamo che qui è perfetto. Cambiare, non lo farei cambiare per nulla al mondo. Giusto una mano di vernice ai palazzi, in quel caso sì. Perché come si vede letteralmente cascano a pezzi”.

Per una volta, mettiamo da parte le nostre presuntuose analisi sociali e prendiamo un secchio e un pennello. In basso a sinistra, c'è bisogno di tanto colore.

Guarda il film [disponibile fino a domenica - password: giorgiomorandi]

Pagina fb “Come un castello

Carta vetrata: l'antimafia che va di moda, l'antimafia in movimento

«I piedi scottano. Anzi. La sabbia scotta. I piedi bruciano. Li strofino sulla sabbia umida. L'acqua li bagna appena. Mi fanno sempre più male. Strizzo di nuovo gli occhi. Il sole mi acceca. Strofino ancora i piedi. Più li strofino, più mi bruciano. Guardo in basso. Al posto della sabbia c'è un tappeto di carta. Pagine di giornali distese per tutta la lunghezza della riva. Mi volto. Non c'è più la sabbia. Non c'è più il lido. Niente lettini. Nessun ombrellone. Al posto della musica di sottofondo il ticchettare sulle tastiere dei computer, lo squillo continuo di telefoni. Quelli della redazione. Il vociare tipico delle ore più concitate. […] Sono in mezzo al niente. C'è del sangue, intorno a me. Strisciate di sangue. Non mi sento più i piedi, da quanto mi fanno male. Mi accascio. Guardo meglio. Sono le piante dei miei piedi a sanguinare. Non erano giornali, quelli sui quali correvo. Era carta vetrata. Un deserto di carta vetrata.»

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