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Cinzia Franchini e la CNA: l'imprenditoria tra impegno antimafia e reputazione

Cinzia Franchini e la CNA: l'imprenditoria tra impegno antimafia e reputazione

Lunedì 16 febbraio la Commissione parlamentare antimafia è stata in Emilia Romagna per approfondire la situazione della regione ancora scossa dall'inchiesta Aemilia, che ha portato all'arresto di 117 persone a fine gennaio. Tra le varie audizioni, è stata ascoltata anche Cinzia Franchini, la Presidente nazionale della Fita, l'associazione di categoria dell'autotrasporto della Confederazione Nazionale dell'Artigianato. Com'è solita fare, Cinzia Franchini ha presentato nel dettaglio i problemi legati alle infiltrazioni mafiose nel settore dell'autotrasporto, le misure necessarie per aumentare i controlli e la trasparenza, i limiti del mondo della rappresentanza d'impresa su questi temi. Come ha raccontato a La Gazzetta di Modena: “Ho sollecitato la Commissione a fare molta attenzione ai fondi pubblici che vengono garantiti, e parliamo di circa 200 milioni di euro all’anno, all’autotrasporto. Per accedere a quei soldi bisogna raggiungere soglie elevate di fatturato e perciò in molti si consorziano. A quel punto il ministero dà i soldi ai consorzi che a loro volta li distribuiscono ai soci, anche a quelli colpiti da interdittive. Bisogna eliminare quella mediazione”.

Ma da queste parti, pare che la reputazione delle organizzazioni di rappresentanza sia più importante della difesa della legalità nel proprio settore d'impresa, così la Direzione nazionale della CNA ha tempestivamente quanto inspiegabilmente diffuso una nota relativa alle dichiarazioni rese dalla Presidente nazionale di Fita alla Commissione parlamentare antimafia, con cui si comunica la volontà di “tutelare la Confederazione, i suoi Dirigenti, tutti gli Associati, da affermazioni lesive della reputazione e della storia della nostra Associazione”, dando mandato al Presidente nazionale della CNA, Daniele Vaccarino di “assumere tutti i provvedimenti previsti dallo Statuto, dal Regolamento e dal Codice Etico della CNA nazionale per condannare un atteggiamento contrario allo spirito della nostra Confederazione e al suo sistema valoriale”.

Lei ha dichiarato a Il Fatto quotidiano: “Io non ho certo attaccato la Cna davanti alla Commissione antimafia. Io per prima non starei in una associazione dove ci sono cose che non funzionano o dove ci fossero zone d’ombra sul fronte antimafia” e però “Se adesso non posso neanche più dire che mi sono sentita sola è finita. Ho sempre avuto vicino a me la mia presidenza nazionale e alcuni imprenditori. La Cna non me lo ha dimostrato: forse mi era vicina ma non me lo ha detto”.

In autunno Cinzia Franchini aveva rifiutato la candidatura proposta dal PD per le elezioni regionali in Emilia Romagna, proprio per non abbandonare la “profonda azione di rinnovamento, con battaglie per la legalità e per il rilancio della rappresentanza del settore, sia sul fronte esterno ma soprattutto su quello interno“. Adesso Cinzia si ritrova a doversi difendere proprio sul fronte interno, ma tantissimi sono i comunicati di solidarietà che le stanno arrivando da tutto il mondo politico e associativo, è stata creata una pagina Facebook in suo sostegno e dentro la Fita si sta diffondendo un vero e proprio moto di ribellione tra gli associati che minacciano di stracciare le tessere se dovessero essere presi provvedimenti contro la propria Presidente.

Per saperne di più, pubblichiamo di seguito un estratto della storia di Cinzia Franchini, di Ludovica Ioppolo, pubblicato in Al nostro posto. Donne che resistono alle mafie, di Ludovica Ioppolo e Martina Panzarasa (Massa, Transeuropa, 2012, pp. 17-33).

La storia di Cinzia Franchini, Presidente nazionale di CNAFita – Unione nazionale Imprese di Trasporto

Nell’immaginario comune gli autotrasportatori sono sporchi, brutti, spesso e volentieri anche cattivi. È un mondo “maschile” per definizione. Cinzia è una bella donna, molto curata e sorprendentemente gentile e affabile. È nata nel 1971 a Modena e oggi si divide tra Roma e l’Emilia per la sua attività di rappresentanza sindacale. […]

Nel settore degli autotrasporti ci si scontra inevitabilmente con il problema delle infiltrazioni mafiose e la sua associazione da più di 15 anni cerca di affrontarlo, almeno al suo interno. Per Cinzia la presenza delle organizzazioni criminali è «il problema», perché si fanno beffa del libero mercato. Sfruttano la concorrenza al ribasso per impossessarsi di aziende pulite e riciclare capitali illeciti.  […] Nell’autunno del 2011, dopo la caduta del governo Berlusconi e l’elezione del nuovo governo tecnico guidato da Mario Monti, il mondo dell’autotrasporto comincia a fremere sotto il peso sempre più insopportabile della crisi. Le associazioni di rappresentanza – Conftrasporto, Confartigianato trasporti e Trasporto Unito, con l’esclusione di CNAFita – a dicembre decidono di proclamare un fermo per fine gennaio. Bisogna dare un segnale alla propria base. I problemi aumentano e il malcontento cresce giorno dopo giorno: il caro gasolio, gli aumenti sui pedaggi e sulle accise, le scorrettezze della committenza, i cartelli delle assicurazioni. […] CNAFita fin dall’inizio decide di non aderire e non proclamare il fermo. Si tratta di uno strumento molto potente, che troppo spesso viene abilmente utilizzato per ottenere risultati che non hanno nulla a che vedere con questo settore. Gli autotrasportatori sono in grado di bloccare tutta l’economia di un paese per una settimana e un simile potere contrattuale fa gola a molti. Secondo Cinzia e la sua associazione non ha senso passare subito a una forma di protesta così dura: si è appena insediato un nuovo governo, sul tavolo sono aperte trattative importanti e la crisi economica che vivono le imprese dovrebbe suggerire prudenza. […] L’11 gennaio il governo Monti sblocca il rimborso delle accise, che da annuale diventa trimestrale. Si tratta di un provvedimento importante, perché consente agli autotrasportatori di risolvere molti problemi di liquidità. Le grandi associazioni di rappresentanza a quel punto revocano il fermo nazionale, inizialmente convocato per fine gennaio. Ma ormai i malumori della base sono montati ad arte e in molti non vogliono tirarsi indietro, soprattutto in Sicilia. Trasporto Unito decide di andare avanti, seguendo Forza d’Urto e Movimento dei Forconi. Succede di tutto in quelle ultime settimane di gennaio. In Sicilia il blocco comincia lunedì 16: il fermo di tutti i mezzi viene imposto fin da subito con atti di intimidazione, gomme e teli tagliati per non far camminare i mezzi. Riescono nell’obiettivo: di fatto non può più girare nessuno. Nemmeno ai normali automobilisti è consentito attraversare i blocchi. Le pompe di benzina restano a corto di carburante, nei supermercati cominciano a scarseggiare i viveri, le farmacie esauriscono le scorte dei medicinali da banco. Cresce la tensione, sociale e politica. La cosa si replica in modo preoccupante la settimana successiva con il fermo dell’autotrasporto in tutta Italia. […] Episodi di intimidazione si verificano in tutto il paese, in Calabria, in Emilia, nelle Marche. Nel Lazio, addirittura, gli autotrasportatori vengono pagati un tot di euro al giorno per fare il fermo. E chi ha tanti soldi da permettersi di pagare qualcuno per stare fermo? I camionisti prostrati dalla crisi di certo no. CNA Fita interviene ripetutamente in quei giorni per condannare i metodi usati durante la protesta e per denunciare la strumentalizzazione delle istanze della categoria. Cgil e Confindustria in Sicilia segnalano la presenza di uomini riconducibili a Cosa Nostra nei presidi. «C’è la mafia dietro quel fermo», l’allarme viene da più fonti. Di sicuro nel movimento di protesta siciliano cominciano a emergere strane frequentazioni. Tra i leader c’è Giuseppe Richichi, che già nel 2000 aveva guidato un fermo ed era stato arrestato per aver tagliato le gomme di alcuni tir. Vicino a Richichi viene identificato più volte Enzo Ercolano. Quest’ultimo è nipote del boss Aldo, uomo di riferimento del clan Santapaola di Cosa Nostra catanese e condannato per l’assassinio di Giuseppe Fava. Al vertice del movimento figura anche Martino Morsello, legato al partito di estrema destra Forza Nuova. Infine, in quei giorni viene arrestato Carmelo Gagliano, forcone di Marsala, indagato nell’ambito di alcune inchieste sulle alleanze tra mafia e camorra per il controllo del mercato ortofrutticolo nel centro e sud Italia. […] Passano i mesi e le acque sembrano calmarsi. Ma il 4 aprile alla sede della Fita a Modena arriva una busta. Dentro c’è una lettera con un messaggio macabro, «d’ora in avanti guardatevi le ombre». E tre proiettili, veri, di metallo. Sembra una lotteria: tre premi, il primo per Mirko Valente, presidente provinciale dell’associazione, il secondo per Cinzia e il terzo con un punto interrogativo. […] Cinzia è colpita da quel messaggio. È una brutta sensazione. […] Riceve tante manifestazioni di solidarietà e vicinanza. Soprattutto a Modena, nella sua confederazione. Le fa piacere. È infastidita però dai troppi silenzi dei colleghi delle altre associazioni di categoria o, peggio, dalle battute di poco gusto che arrivano alle orecchie dei suoi collaboratori più stretti: «Ah ma come, non hanno ancora sparato alla tua presidente?» Non è un bel segnale. Le sembra molto grave che il mondo dell’autotrasporto non condanni pubblicamente e unanimemente quell’atto.

[…] Il problema delle infiltrazioni nel settore c’è da tanti anni, anche se solo negli ultimi tempi si è iniziato davvero ad affrontare l’argomento. Sequestri e confische di aziende della logistica e dei trasporti aumentano di mese in mese. Solo dall’inizio del 2012 circa 50 mezzi sono stati distrutti da decine di incendi in tutta Italia. Le inchieste hanno dimostrato che clan di Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra si sono praticamente spartiti gestione e controllo del trasporto su gomma da e per i mercati ortofrutticoli di tutto il centro e sud Italia, a partire da quelli più grandi di Fondi (LT) e Vittoria (RG). «La crisi economica sta trasformando dei disperati in vittime più o meno consapevoli di un sistema del crimine organizzato che tramite l’autotrasporto ha scoperto un ottimo canale per infiltrare l’intero sistema d’impresa.»

Ultima modifica ilDomenica, 22 Febbraio 2015 19:17
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