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Ripensare il calcio? Non si può restare a guardare

Sembrerebbe una battuta. Qualcuno potrebbe pensare: "ma nel disastro in cui viviamo ci mettiamo a pensare anche al pallone?!". In un Paese che si colloca tra i primi in termini di corruzione e scandali anche nel calcio non possiamo, però, esimerci dal riflettere sullo scandalo planetario targato FIFA.

Istanbul United

Tratto da Rivista Studio / 11

«Se davvero fossimo al potere, faremmo vincere lo scudetto al Beşiktaş». Davanti al giudice del tribunale di Istanbul che gli chiede se, insieme ad altri 34 membri della tifoseria organizzata Çarşı, abbia ordito un colpo di Stato, Cem Yakışkan risponde strappando sorrisi e occhiatacce. Campione, in effetti, il Beşiktaş non lo è dal 2009. Ma non è uno scherzo, questo processo evento che rischia di decapitare uno dei gruppi ultras più caldi di Turchia. L’accusa pare insolita, ma non da queste parti: “tentativo di rovesciare il governo” durante le proteste di piazza esplose nella tarda primavera del 2013 al parco Gezi di Istanbul, quando il mondo intero scoprì un Paese in rivolta, ben lontano dall’immagine pacificata del boom economico cullata da famelici finanzieri e media compiacenti. Un anno e mezzo dopo, mentre loro respingono tutte le accuse, un centinaio di avvocati fa a gara per difenderli in un processo in cui si discute di calcio e politica: l’essenza della Turchia.

Torres, Cerci e Doyen Sports Investments: di questo in Italia non si parla

Riprendiamo dal suo blog un articolo di Pippo Russo, sociologo dello sport e giornalista, sul recente scambio di prestiti da Fernando Torres del Milan e Alessio Cerci dell'Atletico Madrid, come esempio lampante del ruolo perverso dei fondi d'investimento nel business oscuro del calcio globale.

Alessio Cerci va al Milan, Fernando Torres torna dopo otto anni all’Atletico Madrid. Questi i termini essenziali dell’affare che segna in Italia l’apertura della finestra invernale di calciomercato. O per meglio dire, questi i termini che vengono esposti dalla stampa italiana. Che purtroppo ancora una volta manca l’opportunità di specificare ogni dettaglio della questione, e di raccontare ciò che si muove appena sotto la superficie dell’ufficialità. E pensare che si tratta di cose visibili a chiunque le voglia vedere, a cominciare dallo strano balletto intorno alla proprietà del cartellino di Torres. Così come non meno degne di rilievo sono le posizioni di Cerci e del Chelsea, col club londinese che rispetto allo scambio fra Milan e Atletico Madrid se ne sta sullo sfondo ma non troppo.  E su tutti, il solito soggetto che ormai ha colonizzato l’economia e la finanza del calcio globale, e che a partire dal 2013 ha allungato le mani sul calcio italiano: Doyen Sport Investments. Tenuto conto di tutto ciò, è il caso di mettere in fila ogni dettaglio della vicenda e infine avanzare degli interrogativi. Che ovviamente non troveranno risposta, ma cionondimeno vanno posti per lanciare un messaggio a tutti quelli che contano sul silenzio complice o sulla mera disattenzione per fare finanza attraverso il calcio.

Calcio, fascismo e potere: il vero volto di CasaPound e l'aggressione ai tifosi dell'Ardita

Succede in Italia, per la precisione in un campo di terza categoria di Roma, che un gruppo di una quarantina di fascisti incappucciati faccia irruzione sugli spalti per aggredire, picchiare e ferire con spranghe, mazze e picconi i tifosi della squadra ospite tra lo sguardo sgomento degli spettatori di casa. È successo in un campo della Flaminia, durante l'incontro tra il Magliano Romano e l'Ardita, squadra di calcio popolare nata 4 anni fa per offrire uno spazio sociale ed un punto di riferimento per i giovani delle periferie permettendo loro di condividere le proprie vite attraverso il calcio. Succede che viene colpita non una tradizionale squadra di calcio, ma una squadra, come tante altre stanno sorgendo in Italia, che porta avanti un progetto di riappropriazione degli spazi sportivi e dei valori dello sport come punti di riferimento fondamentali per la ricostruzione di un vivere comunitario, solidale, antirazzista e slegato dal potere economico che pervade ormai tutti i campi di calcio dalla serie A alla terza categoria. L'Ardita (un tempo Ardita San Paolo) è una squadra che si fonda sull'azionariato popolare, cioè sulla compartecipazione dei tifosi e dei simpatizzanti alla sorte del club e da qualche anno gestisce un impianto sportivo a Pietralata insieme a Liberi Nantes, club composto da rifugiati politici. Può bastare questo a spiegare un attacco così violento e vile da parte di un folto gruppo di estremisti di destra?

Brasile 2014, il calcio migliore non abita più qui

Pubblichiamo l'ultima puntata del reportage di David Gallerano dal Brasile, apparsa questa mattina su Il Manifesto

RIO DE JANEIRO – A chi deve raccontare il giorno fatidico, la realtà serve su un piatto d’argento un’immagine che nemmeno inventando se ne troverebbero di più efficaci: il Sambodromo di Rio invaso dagli argentini. 

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