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Perché Brasile-Germania non è un Maracanaço

  • Scritto da  David Gallerano
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Perché Brasile-Germania non è un Maracanaço
Articolo ripubblicato su gentile concessione di pagina99.

Gli steward allo stadio sono attoniti e i giornalisti corrono a chiedere conto della catastrofe a Scolari. Ma a Belo Horizonte c'è più rassegnazione che tragedia: la Seleçao di oggi non è nemmeno l'ombra della squadra del '50. E con la Germania non c'era l'orgoglio nazionale in gioco, perché nemmeno il Brasile è quello di cinquant'anni fa.

Belo Horizonte: nella tribuna stampa che si svuota, con i giornalisti che si precipitano a sentire la versione di Scolari, grande sconfitto e colpevole, rimangono solamente gli steward, perlopiù volontari. Gli tocca anche lavorare, dopo i 7 goal in 90 minuti rifilati dai tedeschi alla compagine più improbabile che abbia mai indossato la maglia verdeoro del Brasile. Sono piuttosto tristi, avrebbero bisogno di un abbraccio. Purtroppo tra i giocatori della Germania non c’è un Obdulio Varela, il capitano uruguaiano che vagò – nella notte più oscura del futebol brasileiro, quella del 16 luglio 1950, quella del Maracanaço – di bettola in bettola per consolare i cariocas affranti per l’incredibile sconfitta (non venne riconosciuto: altri tempi).

Il Maracanaço. Vi diranno che la sconfitta di ieri sera, battezzata ovviamente Mineiraço (dal nome dello stadio di Belo Horizonte) è più tragica del Maracanaço. Qualche giornalista europeo già l’ha scritto. Si sbagliano. La sconfitta del 16 luglio 1950 è ineguagliabile per due motivi, essenziali e definitivi.

Primo: quel Brasile, del tecnico Flavio Costa, di Ademir e Zizinho arrivò alla partita contro l'Uruguay dopo una striscia di vittorie schiaccianti. 4-0 al Messico, 7-1 alla Svezia, 6-1 alla Spagna. La vittoria (ma sarebbe bastato anche il pareggio) contro gli uruguaiani mutilati dalla migrazione della loro migliore generazione di calciatori verso la Colombia – allora federazione pirata esclusa dalla Fifa –, era considerata una mera formalità. Niente a che vedere con il difficile percorso di questa Seleção.

Il Brasile di Scolari ha dovuto affrontare un cammino travagliato, per la prima volta dopo 50 anni ha dovuto conquistarsi il passaggio del girone alla terza partita, poi agli ottavi è stato salvato dalla traversa sul tiro di Pinilla e infine ai quarti ha pagato con la vertebra rotta di Neymar il disperato agonismo imposto alla partita contro la Colombia. I tifosi brasiliani erano consapevoli di partire sfavoriti contro la Germania. Si auguravano di passare il turno attraverso i supplementari o addirittura i rigori. I meno ottimisti si auguravano una sconfitta onorevole. Nessuno credeva in una vittoria facile, specie dopo l'infortunio di O'Ney e la squalifica di Thiago Silva.

Secondo: la società brasiliana del 1950 aveva identificato il calcio della Seleção con la dignità della nazione brasiliana. La coppa del mondo in casa era pensata per veicolare l'immagine di un grande Brasile e le prestazioni della squadra erano parte integrante di questo progetto. Il Maracanã, lo stadio dove si consumò la sconfitta contro l'Uruguay, era stato costruito per essere lo stadio più grande e imponente del mondo. I giovani brasiliani venivano educati nelle scuole alle buone maniere del tifo negli stadi: applaudire i goal avversari, non bestemmiare, esultare con compostezza. Questo grande progetto fu semplicemente cancellato dai leggendari goal di Schiaffino e Ghiggia, facendo sprofondare il paese – seppur solo per qualche giorno – nello sconforto e nell'umiliazione. 

La questione dell'orgoglio nazionale è quasi del tutto assente nella coppa del mondo che si concluderà domenica prossima. O comunque era stata intaccata in partenza. Come noto, il mondiale è stato avversato da grandi masse di persone e anche chi non ha protestato ha accolto la manifestazione iridata – almeno all’inizio – con un misto di disillusione e indifferenza. Inoltre la società brasiliana non si identifica molto nel suo calcio. Come potrebbe, se solo 3 dei 23 di Scolari – i presunti migliori 23 giocatori del paese – giocano nel campionato nazionale? Se quasi tutti i nazionali hanno lasciato il Brasile ancora ragazzini per intrattenere platee europee, e dell'Europa assorbendo anche le tattiche e le tecniche? 

La conferenza stampa di Scolari dopo la partita di ieri è stata tranquilla. Alla prima domanda un inglese gli ha chiesto cosa si sentisse di dire al “popolo brasiliano e alla nazione”. “Che ci dispiace, che ce l'abbiamo messa tutta ma la Germania era più forte e ce l'ha dimostrato in quei dieci minuti in cui ha fatto quattro goal”. “Sì, forse è la partita più brutta della mia carriera. Ma la vita continua e sabato ci andiamo a giocare il terzo posto a Brasilia", ha risposto a un altro giornalista.

È persino possibile che Scolari non si dimetta, lui – già campione del mondo nel 2002 – ritiene i suoi giocatori all'inizio di un percorso che già in Russia o quattro anni più tardi, in Qatar, potrebbe portarli a vincere. Quest'anno ci hanno provato, hanno incontrato una squadra molto più forte ed è andata male. Scolari sostiene che la sua scelta (a detta di molti suicida) di schierare l'impalpabile Bernard invece di un massiccio terzo centrocampista non abbia influito sul risultato. Nessuno in conferenza ha affronta il tema dell'immiserimento tecnico del calcio brasiliano. Niente, tutto è filato liscio. No drama. Dentro lo stadio, durante la partita, molti fischi e qualche incidente nella notte. Ma nessun gesto inconsulto, nessuna grande isteria. E anche fuori dallo stadio la città appariva sostanzialmente tranquilla, rassegnata.

Come dice Scolari, la vita ‘continua’ e magari regalerà al Brasile una finalina contro l'Argentina, per salvare un po' d'onore. Dopo la partita i brasiliani avranno probabilmente cercato conforto in una bella cena, in una serata amorosa o in un sonoro e liberatorio 'vaffa...' alla Presidente Dilma (lo abbiamo sentito librarsi nello stadio appena dopo il quarto goal tedesco), che potrebbe patire gli effetti di questa sconfitta nelle presidenziali di ottobre. O forse no. È tutto piuttosto triste, ma non è una tragedia. È un Mineiraço, non un Maracanaço.

Ultima modifica ilMercoledì, 30 Luglio 2014 10:23
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