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Camp Darby s'ingrandisce. San Rossore diventa corridoio per le armi americane

Riflettori di nuovo puntati sulla base militare americana di Camp Darby, situata nel comune di Pisa al confine con la periferia nord di Livorno, e sul coinvolgimento del territorio nelle operazioni di guerra. Solo negli ultimi giorni è emerso come nel 2016 il Comipar, commissione mista civile-militare italiana e statunitense, ha approvato un progetto rimasto a lungo sotto silenzio per la realizzazione di un potenziamento infrastrutturale dei collegamenti tra Camp Darby e il porto di Livorno. Si prevede la realizzazione di una nuova ferrovia che collegherà il cuore della base militare con la stazione di Tombolo, prevedendo la costruzione di un ponte mobile sul Canale dei Navicelli. Si predispone, inoltre, l’attraversamento per 7 ettari del Parco di San Rossore, con l’abbattimento conseguente di 937 alberi.

Pisa: quella ruspa democratica che abbatte la speranza

"Accogliere il fratello come un dono. Non come un rivale. Un pretenzioso che vuole scavalcarmi. Un possibile concorrente da tenere sotto controllo perché mi faccia le scarpe. Accogliere il fratello con tutti i suoi bagagli, compreso il bagaglio più difficile da far passare alla dogana del nostro egoismo: la sua carta d'identità! Si, perché non ci vuole molto ad accettare il prossimo senza nome, o senza contorni, o senza fisionomia. Ma occorre una gran fatica per accettare quello che è iscritto all'anagrafe del mio quartiere o abita di fronte a casa mia".

[don Tonino Bello, "Alla finestra la speranza"]

Se le parole di don Tonino Bello, vescovo di Molfetta sino alla morte e presidente nazionale di Pax Christi, fossero state pronunciate ieri, come minimo saremmo stati colpevoli di lesa maestà. Lo sgombero del campo della Bigattiera a san Piero a Grado, in prossimità di Pisa, costituisce non solo un fatto gravissimo per le decine di abitanti del campo, intere famiglie di etnia Rom, ma è il sintomo di una scelta compiuta dall'amministrazione comunale in piena coscienza.

Pisa: chiuso anche Palazzo Boyl

Chiuso. Aperto. Chiuso. 

È superfluo dire: "abbandonato, occupato e sgomberato". È lo stesso concetto di apertura alla collettività con un'occupazione, di uno stabile chiuso per abbandono, e conseguente ritorno allo stato di partenza, attraverso la scelta di ordinare uno sgombero, che descrive efficacemente la situazione per quello che è realmente. Come se fosse il susseguirsi "necessario" degli eventi.

Basta fare una ricerca rapida fra le nostre pagine per rendersi conto che a Pisa i tempi fra "apertura" e "chiusura" degli spazi occupati si accorciano sempre di più. Perfettamente in linea con le linee securitarie che sembrano ormai farla da padrone in tutto il Paese, dopo appena un mese è sopraggiunto lo sgombero di Palazzo Boyl.

Non ci dilunghiamo sull'occupazione di questo meraviglioso palazzo storico, che abbiamo avuto il piacere di visitare grazie all'opera di "riapertura" da parte del Municipio Dei Beni Comuni di Pisa, e vi invitiamo a leggere un precedente articolo che spiega il percorso che era stato intrapreso rispetto a questa nuova azione del "municipio" e le caratteristiche che rendono l'edificio così speciale per la cittadinanza.

Vorremmo invece soffermarci sulle parole: "chiuso Palazzo Boyl".

Quando? La mattina del 27 dicembre, in piene vacanze natalizie, momento più "sereno" per le forze dell'ordine per intimare l'abbandono dello stabile. 
Perché? Perché pare che l'immobile andrà per l'ennesima volta all'asta, nel mese di gennaio e con buona probabilità, anche questa volta, sarà difficile che trovi un acquirente, considerato lo stato sopraggiunto del degrago dovuto all'abbandono, unito al notevole valore economico dell'immobile.

E se anche trovasse un privato disposto all'acquisto è lecito chiedersi: è giusto permettere la privatizzazione di un palazzo storico contente un importante patrimonio artistico, a discapito di un ipotetico progetto di riqualificazione cittadina che ne garantisca la fruizione da parte della collettività rendendolo patrimonio comune per la cittadinanza?

Sono considerazioni implicite che negli "ambienti militanti" si fanno spesso e che si fanno (molto) meno nei luoghi in cui si potrebbe attuare concretamente; ma crediamo che ogni tanto ci sia comunque bisogno di trascriverle, condividerle e tornare più spesso a rifletterci sopra.

Segue il comunicato stampa del Municipio Dei Beni Comuni:

Oltre il Jobs Act? Parliamone, a Pisa

Pisa, 4 dicembre 2014. All'alba del giorno dopo – l'approvazione definitiva del Jobs Act in Senato, la scoperta della cupola “fasciomafiosa” nella Capitale, le manganellate al corteo studentesco in Largo di Torre Argentina – un gruppo di giovani prova a costruire una dimensione di analisi e proposta circa la vasta delega in bianco ottenuta dal governo.

Una nuova occupazione a Pisa svela la bellezza nascosta dalla speculazione

Non c'è due senza tre dice il proverbio.

Il Municipio dei Beni Comuni di Pisa, ci aveva già "regalato" quasi un biennio di altissima politica con l'occupazione e successivo sgombero (gestito in maniera ineccepibile da parte degli occupanti) dell'Ex Colorificio Toscano, uno dei simboli della lotta contro la speculazione e del ripristino della funzione sociale della proprietà privata prescritto dalla Costituzione. Successivamente aveva riaperto l'immenso giardino della Caserma dismessa di Via Giordano Bruno di Pisa, ribattezzata Distretto 42, cui era seguita la sfida al famigerato "progetto caserme" (partita tutt'ora in cerca di risoluzione, considerato l'arenamento del progetto citato e l'assenza di una reale volontà, inizialmente millantata dall'amministrazione comunale di Pisa, di trovare una risoluzione a favore degli occupanti).
Oggi  gli attivisti e le attiviste del Municipio dei Beni Comuni hanno svegliato la città con un nuovo percorso politico.

 

Sblocca Italia o Svendi Italia? Dalla repressione degli spazi sociali alla svendita del patrimonio pubblico

A fine agosto, il governo della larghe intese guidato da Renzi ha partorito il decreto “Sblocca Italia”. Un decreto legge che si occupa di vaste materie molto disomogenee fra loro. In Italia però, da diversi anni si governa tramite gli strumenti d'urgenza e d'eccezione unendo tematiche disparate per sottrarre la discussione al Parlamento, luogo in cui si ricorre quasi sempre al voto di fiducia e alla mera ratifica. Nonostante questa prassi nefasta, che svuota dall'interno le procedure di garanzia costituzionali, c'è chi invoca sempre più poteri forti e concentrati o nell'esecutivo o nel Presidente del Consiglio.

Ancora un suicidio nelle carceri toscane

 

 

 

Il bollettino di guerra delle carceri italiane conta una nuova vittima.

M.A., quarantaseienne di origini ceche, si è tolto la vita ieri nel carcere Don Bosco di Pisa, impiccandosi nel bagno della propria cella.

L'uomo era detenuto in regime aperto presso la Casa Circondariale di Pisa dall'ottobre del 2013 con una pena da scontare di quattro anni e sei mesi per produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti in concorso (aggiungendosi a quel terzo della popolazione carceraria già in cella per reati di droga). 

Lo sterminio della prigionia italiana prosegue, contando solo nell'anno corrente 83 morti, di cui 28 per suicidio (3 solo nelle carceri toscane).

Invito alla lettura di due articoli di analisi precedentemente pubblicati tra le pagine de Il Corsaro per avere un quadro più completo dell'attuale situazione di sovraffollamento e condizioni delle carceri italiane.

Suicidi, tentati suicidi e morti sospette, l'emergenza carceri non conosce tregua.

Infografica: tutti i numeri della drammatica situazione delle carceri italiane

 

 

 

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