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Pisa: chiuso anche Palazzo Boyl

Pisa: chiuso anche Palazzo Boyl

Chiuso. Aperto. Chiuso. 

È superfluo dire: "abbandonato, occupato e sgomberato". È lo stesso concetto di apertura alla collettività con un'occupazione, di uno stabile chiuso per abbandono, e conseguente ritorno allo stato di partenza, attraverso la scelta di ordinare uno sgombero, che descrive efficacemente la situazione per quello che è realmente. Come se fosse il susseguirsi "necessario" degli eventi.

Basta fare una ricerca rapida fra le nostre pagine per rendersi conto che a Pisa i tempi fra "apertura" e "chiusura" degli spazi occupati si accorciano sempre di più. Perfettamente in linea con le linee securitarie che sembrano ormai farla da padrone in tutto il Paese, dopo appena un mese è sopraggiunto lo sgombero di Palazzo Boyl.

Non ci dilunghiamo sull'occupazione di questo meraviglioso palazzo storico, che abbiamo avuto il piacere di visitare grazie all'opera di "riapertura" da parte del Municipio Dei Beni Comuni di Pisa, e vi invitiamo a leggere un precedente articolo che spiega il percorso che era stato intrapreso rispetto a questa nuova azione del "municipio" e le caratteristiche che rendono l'edificio così speciale per la cittadinanza.

Vorremmo invece soffermarci sulle parole: "chiuso Palazzo Boyl".

Quando? La mattina del 27 dicembre, in piene vacanze natalizie, momento più "sereno" per le forze dell'ordine per intimare l'abbandono dello stabile. 
Perché? Perché pare che l'immobile andrà per l'ennesima volta all'asta, nel mese di gennaio e con buona probabilità, anche questa volta, sarà difficile che trovi un acquirente, considerato lo stato sopraggiunto del degrago dovuto all'abbandono, unito al notevole valore economico dell'immobile.

E se anche trovasse un privato disposto all'acquisto è lecito chiedersi: è giusto permettere la privatizzazione di un palazzo storico contente un importante patrimonio artistico, a discapito di un ipotetico progetto di riqualificazione cittadina che ne garantisca la fruizione da parte della collettività rendendolo patrimonio comune per la cittadinanza?

Sono considerazioni implicite che negli "ambienti militanti" si fanno spesso e che si fanno (molto) meno nei luoghi in cui si potrebbe attuare concretamente; ma crediamo che ogni tanto ci sia comunque bisogno di trascriverle, condividerle e tornare più spesso a rifletterci sopra.

Segue il comunicato stampa del Municipio Dei Beni Comuni:

Il degrado torna padrone degli affreschi di Annibale Marianini

Con la consueta orologeria vacanziera, questa mattina un blitz delle forze dell'ordine ha messo la parola fine all'esperienza di Palazzo Boyl. Un immobile storico, di grande pregio, ritorna schiavo della selvaggia corrosione del tempo e dell'incuria, dopo che la società immobiliare che ne deteneva la proprietà è fallita. Lo sgombero di questa mattina è avvenuto in una città pressoché svuotata, si è svolto quasi senza rumore. La polizia ha avuto gioco facile a fare il suo ingresso nello stabile e ad apporre una nuova chiusura, così che nessuno potrà più godere della vista degli affreschi, delle sale, di un bene nascosto per anni alla vista della cittadinanza da un ponteggio fantasma, il cui abuso non è costato niente ai soliti potenti di turno.

Ancora una volta, un'esperienza lanciata dal Municipio dei Beni Comuni viene stroncata da uno sgombero, con una precisione a dir poco chirurgica. Recuperare e restituire alla città migliaia di metri quadrati lasciati chiusi da anni sembra essere il reato più grave e maggiormente perseguito a Pisa. La ragione è semplice: il partito della speculazione vuole governare la città senza sconti.

Gli intenti alla radice della riapertura di Palazzo Boyl sono stati da subito espliciti creare uno spazio aperto dal quale rilanciare una progettualità condivisa intorno ai luoghi abbandonati presenti in città e aprire un dibattito su tanti, troppi, beni artistici lasciati al degrado. Registriamo ancora una volta la totale chiusura da parte dell’amministrazione comunale che ha rifiutato persino di visitare lo spazio per rendersi conto del patrimonio artistico che sta andando alla malora.
Costanti si ripetono così i silenzi dell'amministrazione comunale, che troppo spesso ha annunciato percorsi partecipati per poi rinchiudersi nelle segrete stanze a concertare col potere di turno il destino della città, sfuggendo qualsiasi tipo di confronto pubblico.

Dopo la chiusura coatta anche di Palazzo Boyl, con un'urgenza micidiale, e diciamolo: fasulla, noi crediamo che la palla torni a noi, al Municipio dei Beni Comuni.

Per questo se qualcuno pensa di spezzare la nostra voce con l'ennesimo sgombero, si sbaglia di grosso.

Sarà al contrario un 2015 vivace, pieno di colore. E' una promessa che facciamo alla città.

PISA, 27 DICEMBRE 2014
MUNICIPIO DEI BENI COMUNI

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