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Anthony Square

Anthony Square

Antonio è un ingegnere, artista, mediattivista e conduttore radiofonico.

Cantautore dall'età di 16 anni, per diverso tempo si è occupato di promozione culturale sul territorio pisano, prima come coordinatore culturale di Sinistra Per... e poi come socio fondatore dell'Associazione Pisa Folk. 

Negli anni universitari è stato parte attiva del movimento studentesco fino al dicembre 2010. 

Ha preso parte a diversi progetti di mediattivismo e nel 2012 è stato tra i fondatori di RadioRoarr, all'interno del Progetto Rebeldia.

Dal 2011 collabora stabilmente alla redazione de IlCorsaro del quale ha collaborato anche alla realizzazione tecnica.

Dal 2015 partecipa all'assemblea delle Officine Corsare di Torino.

Pisa: chiuso anche Palazzo Boyl

Chiuso. Aperto. Chiuso. 

È superfluo dire: "abbandonato, occupato e sgomberato". È lo stesso concetto di apertura alla collettività con un'occupazione, di uno stabile chiuso per abbandono, e conseguente ritorno allo stato di partenza, attraverso la scelta di ordinare uno sgombero, che descrive efficacemente la situazione per quello che è realmente. Come se fosse il susseguirsi "necessario" degli eventi.

Basta fare una ricerca rapida fra le nostre pagine per rendersi conto che a Pisa i tempi fra "apertura" e "chiusura" degli spazi occupati si accorciano sempre di più. Perfettamente in linea con le linee securitarie che sembrano ormai farla da padrone in tutto il Paese, dopo appena un mese è sopraggiunto lo sgombero di Palazzo Boyl.

Non ci dilunghiamo sull'occupazione di questo meraviglioso palazzo storico, che abbiamo avuto il piacere di visitare grazie all'opera di "riapertura" da parte del Municipio Dei Beni Comuni di Pisa, e vi invitiamo a leggere un precedente articolo che spiega il percorso che era stato intrapreso rispetto a questa nuova azione del "municipio" e le caratteristiche che rendono l'edificio così speciale per la cittadinanza.

Vorremmo invece soffermarci sulle parole: "chiuso Palazzo Boyl".

Quando? La mattina del 27 dicembre, in piene vacanze natalizie, momento più "sereno" per le forze dell'ordine per intimare l'abbandono dello stabile. 
Perché? Perché pare che l'immobile andrà per l'ennesima volta all'asta, nel mese di gennaio e con buona probabilità, anche questa volta, sarà difficile che trovi un acquirente, considerato lo stato sopraggiunto del degrago dovuto all'abbandono, unito al notevole valore economico dell'immobile.

E se anche trovasse un privato disposto all'acquisto è lecito chiedersi: è giusto permettere la privatizzazione di un palazzo storico contente un importante patrimonio artistico, a discapito di un ipotetico progetto di riqualificazione cittadina che ne garantisca la fruizione da parte della collettività rendendolo patrimonio comune per la cittadinanza?

Sono considerazioni implicite che negli "ambienti militanti" si fanno spesso e che si fanno (molto) meno nei luoghi in cui si potrebbe attuare concretamente; ma crediamo che ogni tanto ci sia comunque bisogno di trascriverle, condividerle e tornare più spesso a rifletterci sopra.

Segue il comunicato stampa del Municipio Dei Beni Comuni:

Una nuova occupazione a Pisa svela la bellezza nascosta dalla speculazione

Non c'è due senza tre dice il proverbio.

Il Municipio dei Beni Comuni di Pisa, ci aveva già "regalato" quasi un biennio di altissima politica con l'occupazione e successivo sgombero (gestito in maniera ineccepibile da parte degli occupanti) dell'Ex Colorificio Toscano, uno dei simboli della lotta contro la speculazione e del ripristino della funzione sociale della proprietà privata prescritto dalla Costituzione. Successivamente aveva riaperto l'immenso giardino della Caserma dismessa di Via Giordano Bruno di Pisa, ribattezzata Distretto 42, cui era seguita la sfida al famigerato "progetto caserme" (partita tutt'ora in cerca di risoluzione, considerato l'arenamento del progetto citato e l'assenza di una reale volontà, inizialmente millantata dall'amministrazione comunale di Pisa, di trovare una risoluzione a favore degli occupanti).
Oggi  gli attivisti e le attiviste del Municipio dei Beni Comuni hanno svegliato la città con un nuovo percorso politico.

 

Ancora un suicidio nelle carceri toscane

 

 

 

Il bollettino di guerra delle carceri italiane conta una nuova vittima.

M.A., quarantaseienne di origini ceche, si è tolto la vita ieri nel carcere Don Bosco di Pisa, impiccandosi nel bagno della propria cella.

L'uomo era detenuto in regime aperto presso la Casa Circondariale di Pisa dall'ottobre del 2013 con una pena da scontare di quattro anni e sei mesi per produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti in concorso (aggiungendosi a quel terzo della popolazione carceraria già in cella per reati di droga). 

Lo sterminio della prigionia italiana prosegue, contando solo nell'anno corrente 83 morti, di cui 28 per suicidio (3 solo nelle carceri toscane).

Invito alla lettura di due articoli di analisi precedentemente pubblicati tra le pagine de Il Corsaro per avere un quadro più completo dell'attuale situazione di sovraffollamento e condizioni delle carceri italiane.

Suicidi, tentati suicidi e morti sospette, l'emergenza carceri non conosce tregua.

Infografica: tutti i numeri della drammatica situazione delle carceri italiane

 

 

 

Decaduti i sigilli del Distretto42. Si riapre la partita del Municipio dei Beni Comuni

Alla mezzanotte del 14 giugno 2014 è decaduta la valenza dei sigilli di sequestro giudiziario posti ai cancelli dell'ex caserma militare in disuso di via Giordano Bruno 42 a Pisa, ribattezzata Distretto42, occupata a febbraio dal Municipio Dei Beni Comuni e poi sgomberata dalle forze dell'ordine in aprile (per approfondire www.ilcorsaro.info/in-piazza-3/sgombero-del-distretto-42-una-partita-delicata.html).

La notizia arriva dalla magistratura, per mezzo fax, allo studio legale Menzione - Checcoli, che da sempre assiste il Municipio Dei Beni Comuni: le motivazioni della rimozione sono legate all'applicazione di un cavillo tecnico, il quale prevede la decadenza dei sigilli per la distanza temporale intercorsa fra la presentazione del ricorso - presentato pochissimi giorni dopo il sequestro da parte degli occupanti - e l'udienza che è arrivata solo mercoledì scorso.

Il PM potrebbe sì chiedere un'altra volta l'apposizione dei sigilli, qualora ritenga che sussistano le cause di partenza e quindi la possibilità di una nuova occupazione, ma una nota pubblica rilasciata dal Municipio dei Beni Comuni sconfessa questa ipotesi:

"... Il Municipio dei Beni Comuni – in poche parole – chiede di perseguire la strada concordata con l'amministrazione comunale il giorno dello sgombero, ovvero di attivare urgentemente il tavolo di lavoro per concordare la concessione gratuita del bene secondo il regime del federalismo demaniale. Pacta sunt servanda è la massima della tradizione del diritto romano che il Municipio dei Beni Comuni chiede alle istituzioni e rivendica come una virtuosa soluzione per la prossima riapertura del Parco Andrea Gallo (il giardino interno al distretto ndR) e del Distretto 42 ..."

Adesso sarà responsabilità delle istituzioni locali farsi da intermediarie per una risoluzione nei termini auspicati nella lettera del MdBC, facendo sì che gli spazi di via Giordano Bruno tornino al servizio della cittadinanza.

La delicata partita dello sgombero del Distretto 42

Puntuale, come negativamente ci ha insegnato questo ultimo anno in tema di spazi, è arrivato lo sgombero del Distretto 42, bene di proprietà del demanio, ex caserma militare in disuso da più di 20 anni. Questo edificio è uno delle tre caserme coinvolte nel cosiddetto "Progetto Caserme", volto alla vendita a privati di tali immobili al fine di capitalizzare per la realizzazione di un nuovo edificio militare in zona Ospedaletto, a Pisa. Un progetto arenato da circa 10 anni e ritenuto da molti impraticabile, benché il Ministero della Difesa abbia deciso di protendere ancora verso questa soluzione di utilizzo.

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