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Infografica: tutti i numeri della drammatica situazione delle carceri italiane

Carcere di San Vittore - Pietro Snider per Next New Media e Antigone Carcere di San Vittore - Pietro Snider per Next New Media e Antigone

Pubblichiamo una infografica riassuntiva di quella che è la situazione carceraria descritta da istituzioni come il DAP (Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria) e altre organizzazioni e sindacati che operano nel mondo delle carceri, da cui si evince che ancora oggi la questione più preoccupante è l'elevato numero di detenuti in attesa di primo giudizio, appellanti e ricorrenti, equivalente al 37,85% del totale della popolazione carceraria complessiva. Questo dato sfiora il 44% se si considera la sola popolazione straniera detenuta. Un elemento che deve far riflettere soprattutto quanti proseguono nel denunciare l'elevato numero di detenuti stranieri, senza mai ricordare che in quasi un caso su due non pende su di loro alcuna condanna definitiva.

Inoltre, secondo diverse organizzazioni che operano nei penitenziari italiani, diverse sono le criticità che si riscontrano di fronte a detenuti stranieri, in particolare l'incapacità di esprimersi correttamente in lingua italiana, che comporta come conseguenza diretta quella di non comprendere nel migliore dei modi la propria posizione amministrativa. Va anche considerato che in tantissimi casi, il detenuto straniero non ha una rete familiare in Italia, bensì all'estero. Per finire, complesso risulta essere l’iter burocratico per l’accertamento delle utenze da parte dei consolati.

Preoccupa poi il numero complessivo di detenuti, pari a 64.323 unità, a fronte di una capienza di 47.668 posti letto. Quest'ultima cifra è però smentita dal principale sindacato di polizia penitenziaria, il Sappe, secondo il quale sarebbero “circa 38mila” i posti letto regolamentari. Se questa cifra fosse realistica, il sovraffollamento carcerario non sarebbe superiore di 16.500 unità come indicato dal Dap, ma di circa 26mila. Il Sappe denuncia infine un calo di poco più di 500 detenuti in tre mesi, considerando dunque largamente insufficienti le misure alternative al carcere proposte dal Ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri.

In un contesto come questo, un riferimento particolare merita la situazione dei detenuti tossicodipendenti, che sarebbero tra un quarto e un terzo della popolazione carceraria, con circa il 50% in detenuti in attesa di giudizio, come evidenziato nel recente congresso della Federserd. A prescindere dal reato consumato la residenza carceraria è doppiamente infame per un tossicodipendente, poiché fa venire meno il principio riabilitativo della pena. La tendenza – in questo caso - dovrebbe essere quella del ricorso a pene alternative, ma, come dimostra l'assurdo caso denunciato da Radio Carcere di una Comunità terapeutica nel casertano sotto sfratto, i cui ospiti sono stati nuovamente arrestati, al di là dei proclami ministeriali, la realtà sembra procedere un'altra direzione.

Pesano come un macigno le considerazioni fatte nel pieno del caso Cancellieri dal presidente della Simspe (Società italiana di medicina e sanità penitenziaria), Roberto Monarca, che ha illustrato i dati sconfortanti secondo i quali lo scorso anno un detenuto su tre è risultato positivo all’epatite C, uno su 20 all’epatite B e all’Hiv, mentre circa un terzo dei detenuti ha disturbi psichici. Ha spiegato Monarca: “Il carcere è un concentratore di patologie perchè raccoglie e mette insieme popolazioni che arrivano da zone a elevato rischio di patologie infettive, con altri soggetti sani. Ci sono situazioni cliniche che non sono compatibili con il regime di detenzione: ad esempio la dialisi, le patologie oncologiche, i trapiantati, ma anche i disturbi alimentari. E il magistrato, dopo aver visionato la valutazione del medico, decide in base alla pericolosità del soggetto le possibili alternative: arresti domiciliati, reparti ospedalieri detentivi o il ricovero in centri specializzati”. Almeno così dovrebbe essere, visto lo scarso ricorso a pene detentive alternative.

Di fronte a questi dati, è difficile continuare a sbandierare il grimaldello del salvacondotto a Silvio Berlusconi come unica motivazione per motivare la propria contrarietà rispetto a scelte non più rinviabili come quelle dell'amnistia e dell'indulto, alle quali vanno affiancate proposte tese ad abolire alcune tipologie di reati infami che portano in carcere migliaia di persone, come se i penitenziari fossero piazzole di sosta per "rifiuti" della società.

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