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Il buonsenso europeista del Labour può salvare la Gran Bretagna (e farà bene all'Unione Europea)

In Italia sappiamo bene come nulla sia più definitivo del provvisorio. Per questo, la mossa con cui il ministro ombra laburista per l’uscita del Regno Unito dall’UE, Keir Starmer, ha annunciato che il Labour cercherà un accordo provvisorio (ma della durata imprecisata) con la UE che garantisca il massimo della continuità (permanenza nel mercato unico e nell’unione doganale, mantenimento della libera circolazione e della giurisdizione della Corte di Giustizia europea), è molto più di un leggero aggiustamento di policy.

Le banche venete, la finanza e l'alternativa necessaria "nel nostro interesse"

Tutto è bene quel che finisce bene. Padoan rassicura: «Non c’erano alternative, nessun impatto sui saldi di finanza pubblica». Gentiloni ricorda che l’operazione è stata fatta «a favore di correntisti e risparmiatori». La Commissione Europea plaude e Carlo Messina, direttore generale di Intesa Sanpaolo, si riscopre filantropo.Il capitolo del lieto fine si intitola «liquidazione ordinata», in quelli precedenti si racconta una storia comune a tante in questi anni. 

Trent’anni dopo, Palombella Rossa ci spiega come si è passati dal comunismo a Renzi

La qualità migliore del cinema di Nanni Moretti è quella di saper catturare nei suoi film lo spirito e i tic di un’epoca. La comitiva di apatici di Ecce Bombo, il rampante socialista ne Il Portaborse, addirittura un Papa che si sente inadeguato in Habemus Papam sono personaggi che non possono invecchiare perché immortalano temi e linguaggi degli anni ’70, 90 e 2000. Palombella Rossa, la cui versione restaurata è stata presentata nei giorni scorsi al Torino Film Festival, è il film in cui Nanni Moretti è riuscito al meglio a rappresentare non solo i suoi tormenti, ma quelli di un collettivo di milioni di persone sul finire di un’epoca: i comunisti italiani. Lo ha fatto in una maniera talmente…

Tommaso Fattori: "La migliore Costituzione e il governo dei peggiori: le mie ragioni per il No"

Intervista a Tommaso Fattori *di Desideria Gandolfi È necessario cambiare la Costituzione per cambiare l'Italia? Bisognerebbe applicare la Costituzione per cambiare davvero l'Italia. Il "populismo di governo" è riuscito a convincere una buona parte degli italiani che i nostri problemi deriverebbero dal bicameralismo perfetto e da questioni di ingegneria istituzionale. Solo i politici del nostro paese sono ossessionati dai cambiamenti costituzionali, per nascondere le proprie incapacità. Lo disse già Norberto Bobbio, il ceto politico si trastulla con le riforme istituzionali per eludere i veri problemi. Siamo nel mezzo ad una crisi economica interminabile, incapaci di progettare un modello economico nuovo, di operare una conversione ecologica della produzione, ma la politica si concentra su questioni del tutto marginali di tecnica parlamentare…

Le ragioni politiche del NO

Sono trent’anni che una politica subalterna e omologata all’agenda neoliberista mette in atto tentativi, più o meno riusciti, di manomettere la nostra Costituzione per adeguare la Costituzione formale alla cosiddetta Costituzione materiale, ovvero ai nuovi rapporti di forza che si sono imposti nel nostro Paese negli ultimi tre decenni.

Catastrofe Trump: la soluzione è politica

Non ci facciamo illusioni sulle conseguenze della vittoria di Donald Trump. Si tratta di un disastro. La prospettiva di un governo della destra unita, diretta da un populista autoritario, rappresenta una catastrofe per i lavoratori.
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