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La delicata partita dello sgombero del Distretto 42

La delicata partita dello sgombero del Distretto 42

Puntuale, come negativamente ci ha insegnato questo ultimo anno in tema di spazi, è arrivato lo sgombero del Distretto 42, bene di proprietà del demanio, ex caserma militare in disuso da più di 20 anni. Questo edificio è uno delle tre caserme coinvolte nel cosiddetto "Progetto Caserme", volto alla vendita a privati di tali immobili al fine di capitalizzare per la realizzazione di un nuovo edificio militare in zona Ospedaletto, a Pisa. Un progetto arenato da circa 10 anni e ritenuto da molti impraticabile, benché il Ministero della Difesa abbia deciso di protendere ancora verso questa soluzione di utilizzo.

L'occupazione dell'ex caserma, avvenuta il 15 febbraio per mano del Municipio Dei Beni Comuni, cartello di collettivi guidato dal Progetto Rebeldia - noto alle cronache sul tema dei beni comuni con la virtuosa occupazione dell'Ex Colorificio (sgomberato poi nel dicembre 2013) - ha trovato grande attenzione da parte degli abitanti del quartiere San Martino di Pisa, che per la prima volta hanno potuto visitare e usufruire di un polmone verde in pieno centro città, ribattezzato Parco Andrea Gallo, per decenni nascosto da un gigantesco portone.

E proprio questa caratteristica verde ha fatto sì che il 22 aprile questo sgombero non risultasse una semplice operazione di routine alle forze dell'ordine. Un'operazione iniziata alle 6 del mattino e durata più di 13 ore, merito degli alberi secolari che hanno fornito un mezzo di rifugio e resistenza passiva ai militanti, rimasti arrampicati sulle cime per tutto il tempo.

Sebbene lo sgombero sia comunque arrivato a compimento, con tutte le difficoltà del caso, un elemento di novità rispetto alle solite dinamiche che hanno tristemente caratterizzato situazioni analoghe nella città di Pisa è l'inaspettata presa di posizione del Sindaco. 
Marco Filippeschi (PD), pur essendo noto non essere un sostenitore degli spazi sociali occupati, avendo legittimato ogni sgombero in quanto unico strumento di risoluzione di una situazione di illegalità, in una nota rilasciata nel corso della giornata del 22 aprile dichiara: “Auspico e ritengo che nella legalità si possa creare un dialogo positivo con il Ministero della Difesa perché almeno parte del complesso, quella che è in condizioni di sicurezza, possa essere prontamente riaperta e utilizzata per attività a fini sociali, secondo impegni da pattuire, con regole e scadenze temporali ... L’associazione Pisa Meticcia (associazione legalmente riconosciuta che fa capo al Municipio Dei Beni Comuni ndR) aveva già rivolto una richiesta in tal senso, ora si può creare la condizione perché venga esaminata secondo le volontà del Ministero interessato e i procedimenti a cui esso deve attenersi. Il Comune farà la sua parte per favorire questo esito”.

Personale lettura degli eventi mi porta ad affermare che ognuno degli attori coinvolti nella giornata del 22 aprile ha dovuto dare qualcosa per portare a casa un risultato: in primis la Procura che ha visto soddisfatta l'urgenza dello sgombero ma al contempo ha fatto sapere che sarebbe disponibile a togliere i sigilli dallo spazio nel momento in cui ci fosse una richiesta da parte di un soggetto qualificato a richiedere l'utilizzo dell'immobile; la Questura che ha realizzato lo sgombero però allo stesso tempo ha verificato sul campo come si possono creare delle difficoltà logistiche tali per cui gli sgomberi non sempre possono essere applicabili, sottolineando la necessità oggettiva di una concertazione con gli occupanti a scapito di dinamiche di piazza poco virtuose; l'Amministrazione Comunale che ha confermato la validità del "Progetto Caserme" citando però anche un percorso alternativo meritevole di essere coltivato; infine il Municipio Dei Beni che ha dovuto sì cedere all'intervento delle forze dell'ordine, ma a questo punto ha tutte le carte in regole per rientrare al Distretto42 legittimato da un percorso legale, qualora ognuno dei soggetti in gioco facesse la propria parte.

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