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Nuove strade per praticare la pace: il Cammino di Pace di Bassano del Grappa

Nuove strade per praticare la pace: il Cammino di Pace di Bassano del Grappa

In questi giorni, come è noto, si è riaperta violentemente la questione del rapporto tra la realtà europea e il mondo extra-europeo che con essa si confronta attraverso i flussi migratori. Gli eventi di Francia, e le diverse risposte da parte delle diverse correnti di pensiero politico, ci sottolineano l’urgenza di confrontarci intimamente con la questione, provando nuove strade per praticare quel concetto di pace e rispetto che così a gran voce reclamiamo in questi giorni.

Per questa ragione raccontiamo quindi un evento particolare, il Cammino di Pace, in programma sabato 10 gennaio a Bassano del Grappa, in Veneto. È un evento ormai tradizionale, che si ripete in questo periodo ogni anno ormai da una trentina di edizioni, ma che suggerisce un approccio particolare ed ancora oggi innovativo alla questione della pacificazione dei rapporti interculturali.

L’idea del cammino di pace nasce dalla consapevolezza che cittadino non è chi è nato in un certo luogo, ma chi lo abita. Consapevolezza che spesso perdiamo di vista, al punto tale che la lotta per l’esclusione è diventata uno dei caratteri fondamentali per descrivere la situazione politica attuale. Resta però il fatto che l’esclusione è un fenomeno che crea solo tensione, ed essa porta inevitabilmente allo scontro violento, cosa confermata ad esempio da quanto accaduto in Francia non solo in questi giorni, ma anche meno di un decennio fa, con gli incidenti nelle banlieues.

Se è vero che i confini sono un limite all’umanità, e che migrare è un diritto umano fondamentale, il problema inevitabilmente si pone nel modo in cui accogliere chi lascia dietro di sé la propria terra natia per cercare un’esistenza migliore altrove, consapevole sempre del fatto che sarà lì visto come un diverso.

Da qui la particolarità dell’esperienza bassanese, che realizza la marcia non come un evento programmato da parte di associazioni di autoctoni che credono di avere un dovere di accoglienza, ma come un coordinamento tra tutte le fedi e le comunità migranti che vivono la città. Le difficoltà nella preparazione dell’evento sono innegabili: è necessario un grande lavoro di pazienza e di mediazione da parte di tutte le anime per accordare tutte le realtà su valori e programma, su testimonianze e attività, ma il risultato vale decisamente il lavoro svolto.

L’evento di quest’anno, caricato inevitabilmente dei fatti di cronaca di questi giorni, sarà dedicato a due questioni fondamentali: il diritto a regole certe e chiare per i migranti; la lotta contro le violenze di genere. Si tratta di argomenti molto delicati, che verranno vissuti dai partecipanti alla marcia attraverso tre eventi collettivi organizzati in tre zone della città dal coordinamento.

La marcia vera e propria quest’anno poi proseguirà con la proiezione del documentario Io sto con la sposa, presentato e commentato dal regista Gabriele Del Grande, fortemente voluto dagli organizzatori come manifestazione evidente delle difficoltà e della complessità della vita dei migranti in Europa.

La particolarità del Cammino di Pace bassanese sta dunque proprio in questo lavoro di coordinamento e di condivisione, che vede la pace non come un oggetto da richiedere, ma come un processo da praticare, partendo dall’assunto che nessuno possiede la città, come nessuno possiede la via per la pace, ma che le due si fanno solo nella condivisione tra pari, a partire dal reciproco riconoscimento.

Forse è proprio questo il grande assente nelle politiche e nelle retoriche in relazione al mondo migrante in Europa e in Italia, e forse momenti come quello del Cammino di Bassano potrebbero essere la via per evitare la violenza ed il discrimine, che primi fra tutti portano all’intolleranza ed alle armi.

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