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il Mattino ci insegna come usare a sproposito la morte di un cantautore

Gli avvoltoi veneti sulla morte di Pino Daniele

Gli avvoltoi veneti sulla morte di Pino Daniele

Il giornalismo super partes non esiste, questo è chiaro: ogni informazione che diamo è sempre mediata da una visione del mondo, da una sensibilità, da una storia personale. Se è opportuno ammettere questo, è altrettanto importante però fissare una soglia di onestà intellettuale che permetta di stabilire dove finisca il dare una notizia secondo la propria sensibilità, e dove cominci la propaganda.

In occasione della dipartita di Pino Daniele molti giornali, nazionali e locali, hanno scritto i consueti coccodrilli, ricordando il cantautore napoletano attraverso aneddoti e situazioni che l’hanno legato ai diversi palchi italiani. Molto interessante è un articolo uscito per Il Mattino di Padova in questa occasione, firmato da Michele Bugliari. Il pezzo era intitolato Pino Daniele e quel concerto a Mestre disturbato dagli autonomi. Era il 1981 e fuori dal Palasport Taliercio ci sono scontri con gli autonomi che volevano entrare senza pagare. Pino Daniele risponde con la musica e l'ironia.

Già la scelta del taglio è interessante: anziché raccontare una memoria positiva, o descrivere il ruolo della persona oggetto del coccodrillo, l’autore del pezzo si concentra su una divergenza tra questo e una parte del mondo politico padovano accaduta nel 1981. Senza entrare nell’opportunità di aprire una polemica tra un gruppo sciolto da più di vent’anni ed un cantautore scomparso il giorno prima, dopo più di trent’anni dall’evento citato, è interessante soffermarsi per smascherare il senso dell’articolo.

Nello scorrere del testo, perdendo completamente di vista il compianto musicista, l’autore si dedica al fatto di cronaca come se fosse un evento recente, e lo descrive nelle tinte di un abuso da parte di una serie di personaggi, descritti come miopi approfittatori, tralasciando contesto e senso di un evento oggi completamente incomprensibile.

L’importanza dell’articolo è evidente: nella sua paradossalità offre una cifra sul potere ideologico dei giornali locali, spesso presi per indipendenti senza una reale riflessione su quanto essi mostrino invece un mondo parziale, che spesso poi generano attraverso le loro continue narrazioni.

Il pezzo si apre con un capoverso in cui si compiange un’altra dipartita, quella di Giuseppe Taliercio, ucciso certamente dalla colonna veneta delle Brigate Rosse nel 1981, che, per amor di cronaca ricordiamo non aver nulla a che fare con Autonomia Operaia, e completamente estraneo a questa vicenda, ricordato solo per aver dato il proprio nome al luogo di cui l’autore parla anni dopo il concerto descritto.

L’articolo prosegue parlando di scontri tra gli autonomi che volevano imporre l’autoriduzione del costo del biglietto e la polizia, al di fuori del palazzetto dove il concerto si svolse, dedicando qualche riga al trambusto che si ebbe dentro al locale per effetto degli eventi esterni.

Scorrendo le righe è evidente la pretestuosità della narrazione, e la finalità denigrativa dell’operazione è quasi esplicita. Al punto che, sul finale, l’autore torna alla memoria di Pino Daniele citando le date e le formazioni che lo accompagnarono in Veneto nuovamente l’anno successivo, quasi a ripagare con qualche dato la presa in prestito del nome per un uso così greve e improprio.

Se è sacrosanta la libertà di ogni giornalista di scrivere secondo la propria comprensione del mondo, più discutibile è portare, consapevolmente o meno, all’estremo questa libertà nella forma di una narrazione del mondo ad uso di un blocco di potere, denigrando quanto da esso è estraneo.

Uscendo dall’esempio concreto, cercando di riportare l’articolo ad una prassi, è interessante il meccanismo che si evince da questo, per cui la cronaca da occasione di riflessione diventa occasione di manipolazione, di costruzione di ideologia, per favorire una lettura del mondo più semplice e giustificare atti ed opinioni.

In un’era come questa di bufale online e di magici salvatori della patria, è più che mai opportuno restare vigili sul senso e lo scopo delle narrazioni, un età in cui il giornalismo più che il altri tempi dovrebbe prestare attenzione a sé stesso ed a cosa sottende nel suo raccontare il quotidiano.

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