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Luigi Apollonio

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Calcio, fascismo e potere: il vero volto di CasaPound e l'aggressione ai tifosi dell'Ardita

Succede in Italia, per la precisione in un campo di terza categoria di Roma, che un gruppo di una quarantina di fascisti incappucciati faccia irruzione sugli spalti per aggredire, picchiare e ferire con spranghe, mazze e picconi i tifosi della squadra ospite tra lo sguardo sgomento degli spettatori di casa. È successo in un campo della Flaminia, durante l'incontro tra il Magliano Romano e l'Ardita, squadra di calcio popolare nata 4 anni fa per offrire uno spazio sociale ed un punto di riferimento per i giovani delle periferie permettendo loro di condividere le proprie vite attraverso il calcio. Succede che viene colpita non una tradizionale squadra di calcio, ma una squadra, come tante altre stanno sorgendo in Italia, che porta avanti un progetto di riappropriazione degli spazi sportivi e dei valori dello sport come punti di riferimento fondamentali per la ricostruzione di un vivere comunitario, solidale, antirazzista e slegato dal potere economico che pervade ormai tutti i campi di calcio dalla serie A alla terza categoria. L'Ardita (un tempo Ardita San Paolo) è una squadra che si fonda sull'azionariato popolare, cioè sulla compartecipazione dei tifosi e dei simpatizzanti alla sorte del club e da qualche anno gestisce un impianto sportivo a Pietralata insieme a Liberi Nantes, club composto da rifugiati politici. Può bastare questo a spiegare un attacco così violento e vile da parte di un folto gruppo di estremisti di destra?

Rapporto ISTAT: contratti atipici in aumento e con retribuzioni più basse

I lavoratori dipendenti atipici italiani, stando a quanto scrive l'Istat nel suo Rapporto Annuale 2013, hanno una retribuzione minore rispetto ai “colleghi” con un contratto a tempo indeterminato. Senza garanzie da un punto di vista socio-assistenziale e, evidentemente, discriminati anche sul piano economico. Nello specifico la retribuzione media mensile di un lavoratore dipendente a tempo pieno con un contratto a tempo determinato è di 1070 euro, 355 euro in meno rispetto a chi ha un contratto a tempo indeterminato, una differenza pari a circa il 25%.

Neet, flessibilità e disoccupazione giovanile: la verità dei dati o le balle della politica

Sono tantissimi, sono il 24% in Italia, la quota più alta in tutta Europa. Stiamo parlando dei Neet, i giovani tra i 15 e 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso di formazione professionale (Not in Employment, Education or Training). E' quanto emerge dal rapporto annuale dell'Istat che lancia l'ennesimo “allarme disoccupazione giovanile” al quale segue l'ennesimo “dibattito sui giovani d'oggi” da parte di stampa e politica. Se le etichette di bamboccioni o di choosy hanno suscitato rabbia tra i tanti giovani che lottano ogni giorno per emergere dalla loro condizione di immobilità e precarietà, le risposte dei governi di turno al problema fanno decisamente rabbrividire. Per combattere il fenomeno dell'esclusione sociale giovanile, si sostiene da ormai un decennio, è necessario ricorrere a sempre maggiori forme di flessibilità del lavoro, più contratti a termine, più tirocini formativi, maggiore libertà di licenziamento.

Economie meridiane: Salento, occasione perduta per tutto il Paese

"Questo è come l'oro del Sudafrica, il carbone della Russia, il petrolio del Texas.

150 singole, 100 doppie, 50 appartamenti, darsena, porticciolo, vela, escursioni, sci d'acqua, piscine, campi da tennis, campi sportivi, saune, mini-zoo, mini-safari".

Si apre così, più o meno con queste parole, un film di Alberto Lattuada del 1974 dal titolo “Le farò da padre”. Il paesaggio è quello di Porto Miggiano, vicino Santa Cesarea, nel Salento. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare quanto lungo avrebbe potuto vederci il regista con questo film.

Perché è esattamente questo che sta accadendo in questo territorio, il cemento che prende lentamente il posto della terra e del verde, del mare e delle coste.    

Per anni il Salento si è raccontato come un territorio legato a doppio filo con la sua storia e la sua cultura, ha scelto di capitalizzare la propria essenza Meridiana costruendo una nuova economia aperta ad un turismo “sostenibile” attratto da muretti a secco, masserie, agriturismi immersi nell'arida terra rossa del Capo di Leuca. Un modello che faceva della sua “lentezza” un punto di forza, con tutti i limiti e le disfunzioni che sicuramente necessitano di ricostruzioni e miglioramenti. E poi l'agricoltura che riemerge grazie anche a tanti giovani che si riappropriano delle terre abbandonate al nulla o, ancora peggio, allo sfruttamento senza regole del fotovoltaico.

Nasceva l'idea del Salento come un “parco” costituito da una fitta rete di piccole arterie stradali e da una capillare infrastruttura ferroviaria locale costituita dalle ferrovie del Sud-Est che, con le migliorie di cui si diceva poco fa, avrebbe permesso di poter attraversare il territorio in lungo e in largo entrando in una connessione di sensi, colori e odori con ogni singola pietra, ogni singolo albero. Un modello che stava iniziando a dare i suoi frutti e sembrava funzionare.

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