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Economie meridiane: Salento, occasione perduta per tutto il Paese

Economie meridiane: Salento, occasione perduta per tutto il Paese

"Questo è come l'oro del Sudafrica, il carbone della Russia, il petrolio del Texas.

150 singole, 100 doppie, 50 appartamenti, darsena, porticciolo, vela, escursioni, sci d'acqua, piscine, campi da tennis, campi sportivi, saune, mini-zoo, mini-safari".

Si apre così, più o meno con queste parole, un film di Alberto Lattuada del 1974 dal titolo “Le farò da padre”. Il paesaggio è quello di Porto Miggiano, vicino Santa Cesarea, nel Salento. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare quanto lungo avrebbe potuto vederci il regista con questo film.

Perché è esattamente questo che sta accadendo in questo territorio, il cemento che prende lentamente il posto della terra e del verde, del mare e delle coste.    

Per anni il Salento si è raccontato come un territorio legato a doppio filo con la sua storia e la sua cultura, ha scelto di capitalizzare la propria essenza Meridiana costruendo una nuova economia aperta ad un turismo “sostenibile” attratto da muretti a secco, masserie, agriturismi immersi nell'arida terra rossa del Capo di Leuca. Un modello che faceva della sua “lentezza” un punto di forza, con tutti i limiti e le disfunzioni che sicuramente necessitano di ricostruzioni e miglioramenti. E poi l'agricoltura che riemerge grazie anche a tanti giovani che si riappropriano delle terre abbandonate al nulla o, ancora peggio, allo sfruttamento senza regole del fotovoltaico.

Nasceva l'idea del Salento come un “parco” costituito da una fitta rete di piccole arterie stradali e da una capillare infrastruttura ferroviaria locale costituita dalle ferrovie del Sud-Est che, con le migliorie di cui si diceva poco fa, avrebbe permesso di poter attraversare il territorio in lungo e in largo entrando in una connessione di sensi, colori e odori con ogni singola pietra, ogni singolo albero. Un modello che stava iniziando a dare i suoi frutti e sembrava funzionare.

Questa terra però non aveva ancora fatto i conti con il suo fratello cattivo, cioè dalla classe politica locale, fatta di piccoli e grandi potentati e di affaristi da quattro soldi. Una classe politica, quella attuale, che ha deciso di svendere il capitale culturale ed economico accumulato negli ultimi anni sia per motivi di interesse privato sia per una sfacciata incompetenza e arretratezza. Sulla base di queste premesse, negli ultimi anni nel Salento stanno sorgendo grandi villaggi vacanze a ridosso delle scogliere, resort dotati di piscine che ostruiscono l'accesso al mare, sono in cantiere grandi opere infrastrutturali che prevedono la costruzione di superstrade che taglieranno e distruggeranno paesaggi, costringeranno alla chiusura aziende agricole, B&B e agriturismi che fino ad oggi erano meta dei turisti grazie alla loro collocazione nel mezzo della natura incontaminata.Salento

Un'economia talmente periferica rispetto alle grandi distribuzioni, alle grandi infrastrutture e alle grandi strutture turistiche che stava diventando assolutamente innovativa, anche grazie ad un evidente cambiamento nelle tendenze e nei gusti dei turisti, cambiamento dimostrato dalla contemporanea crisi della “Riviera Romagnola”. E proprio nel momento esatto in cui inizia a crollare il mito del villaggio vacanze, nel momento in cui le strutture di massa entrano in conflitto con la necessità degli individui di sfruttare le proprie vacanze per allontanarsi dall'artificialità della vita metropolitana o cittadina che quelle stesse strutture hanno rappresentato per decenni, ecco che con un colpo di genio e con 30 anni di ritardo una colata di cemento sta per attraversare il Salento.

Il nodo della questione non è solo l'aspetto naturalistico e paesaggistico, non ci si preoccupa solo delle aziende costrette a chiudere a causa della costruzione delle grandi opere come ad esempio la nuova S.S. 275 Maglie-Leuca (che Repubblica.it definì “La TAV del Salento”) ma ad essere messa in discussione è la visione del futuro di questo territorio. Un territorio che potrebbe rappresentare la locomotiva per l'economia nazionale, così come la Puglia, così come l'intero Meridione e che invece, per una volta in cui poteva diventare qualcosa di innovativo e importante, subisce i colpi di scelte politiche fatte di tangenti, di consensi elettorali e di tanta incompetenza. È giusto sapere che quello che sta accadendo non riguarda solo gli abitanti del territorio perché ciò che può rappresentare il Salento come tutto il Meridione italiano è un bene comune, una grande campagna dove, come un tempo, ci si va a rifugiare nei momenti di relax, per rifuggire alle frustrazioni, alle ansie e alle paure quotidiane. Ed è la storia di una nazione che sta perdendo una grande occasione, l'occasione di sperimentare un'economia alternativa che potrebbe crescere puntando su una nuova agricoltura, un turismo eco-sostenibile, un utilizzo delle risorse naturali compatibile e un ritmo di vita dal volto umano, un'ottima occasione per uscire totalmente rinnovati e innovati da una crisi socioeconomica decennale.  Tutto sommato comunque per quest'estate potete stare tranquilli, il nuovo slogan è  già pronto. Salentu: li resort, le complanari e lu cementu.

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