Menu

Taranto, oltre il 30 Giugno: per una rottura costituente

  • Scritto da  Ernesto Voccoli
  • Commenti:DISQUS_COMMENTS
Taranto, oltre il 30 Giugno: per una rottura costituente

Tante sono le valutazioni e le idee che ti travolgono a margine di una serata particolare come quella vissuta il 30 Giugno a Taranto. Un qualsiasi martedì di una sera d'estate un pezzo di città ha deciso di rimettere la propria libertà e dignità in cammino, troppo è stato l'impatto emotivo dopo l'ennesimo omicidio, questa volta dentro lo stabilimento, per non prendere parola pubblicamente.

Non solo per dire che di lavoro non si può morire, ma per affermare la supremazia assoluta del diritto alla vita.

Alessandro Morricella, giovane operaio ILVA di 35 anni, è morto in fabbrica il 12 giugno mentre misurava la temperatura della ghisa, per le gravi ustioni riportate sul 90 % del corpo, in un reparto fino a quel momento sotto sequestro ma con “facoltà d'uso”. La quinta morte dai tempi del sequestro del 2012.

Centinaia di persone dietro uno striscione chiaro: “Fermare la produzione, Fermare la Strage”.

Permettere ad una azienda in perdita, commissariata dallo Stato e senza un piano industriale, di continuare la sua attività criminale, la produzione, con la scusa dell'ambientalizzazione che non avviene, con i soldi dei contribuenti ma solo a garanzia dei creditori e delle banche: è questo il grande inganno dietro il quale a Taranto, dopo 7 decreti e con il beneplacito della Corte Costituzionale, si viola quotidianamente lo stato di diritto col ricatto del salario, vendendo altro fumo alla città e al Paese intero.

Il tutto in virtù di una Autorizzazione Integrata Ambientale ricevuta dagli organi competenti che, anche qualora venisse applicata in tutte le prescrizioni al ribasso ottenute, comporterebbe, come certificato dall'ARPA Puglia, l'aumento del rischio sanitario per 12 mila persone.

Niente a che vedere con quello che andrebbe fatto e che chiedevano i periti della procura: fermare gli impianti, bonificare con 8 mld di euro, riconvertire e risarcire il prezzo troppo alto pagato negli ultimi 60 anni dalla città di Taranto.

In diversi hanno preso la parola durante la fiaccolata: gli amici di Alessandro, gli abitanti del quartiere Tamburi, chi è solidale da altri territori inquinati, chi è malato, chi è senza lavoro in una terra ormai desertificata e compromessa economicamente, con un tasso di disoccupazione che, tra disoccupati e inoccupati, ha raggiunto il 55 % della popolazione. Sacche preziose per il controllo mafioso/clientelare, sociale e culturale da parte dei potentati locali.

È davvero paradossale come a indignarsi davanti a tutto questo siano stati cittadini comuni quasi completamente estranei alla fabbrica, nessuna nota da parte di chi governa e da chi dovrebbe difendere i lavoratori, se non i soliti comunicati e  scioperini da bon ton.

Si susseguono gli interventi dal camion e si sente la necessità di tornare protagonisti per costruire un nuovo cammino, per liberarsi dall'emergenza democratica che attanaglia la città e che vede forse alla luce l'ennesimo decreto, di interrogarsi anche sulle diverse pratiche che possano nuovamente ampliare la partecipazione e la capacità di farsi sentire, in maniera determinata, da chi ha deciso un lento sterminio in nome di un modello di sviluppo insostenibile.

Ma soprattutto, urge un piano vertenziale sui temi dell'alternativa, dei diritti negati e della conversione ecologica dell'economia, che sappia conciliare giustizia sociale e ambientale, e che sappia fare sintesi con l'infinita serie di buone pratiche che in tutti questi anni moltissimi tarantini hanno saputo moltiplicare e portare avanti con l'entusiasmo di chi non ha più nulla da perdere:  diritto alla città, al welfare, ai beni comuni.

Collegare la battaglia della città di Taranto con le tante vertenze ambientali e per la giustizia climatica.

Parlare e capirsi, confrontarsi, vincere questa guerra di liberazione collettiva con ogni mezzo necessario.

Fare un passo indietro ognuno di noi, per farne due in avanti tutti insieme.

Non ci saranno gruppi di eroi e salvatori della patria, spetta alla città tornare protagonista ed essere decisiva.

Serviranno le migliori intelligenze in questo esercito di sognatori.

Non ci sarà peggior sordo di chi non vorrà sentire.

Alternativa o Barbarie.

 

 

Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info