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Ludovica Ioppolo

Ludovica Ioppolo

Ludovica Ioppolo è ricercatrice e sociologa.

Dottore di ricerca in "Ricerca applicata alle scienze sociali" alla Sapienza Università di Roma, si occupa di studi sul movimento antimafia e sulle rappresentazioni sociali del fenomeno mafioso. 

Trattativa Stato-mafia: un processo che merita di essere seguito

Fonte: Liberainformazione - Giovedì 7 novembre 2013. Per le strade di Palermo c’è  un sole estivo e una luce calda che, come sempre, mi fanno sentire a casa. Mi incammino su via Notarbartolo, attraverso via Libertà, incrocio via Carlo Alberto dalla Chiesa. Mi sorprendo a riconoscere i giardini inglesi e i ficus dalle radici imponenti come palazzi, che nei miei ricordi di bambina sono indelebilmente associati al capoluogo siciliano. Finalmente arrivo all’Ucciardone: per me è una grande prima volta. La prima volta che entro nell’aula bunker di Palermo, quella del maxi-processo che ha svelato alla Sicilia e all’Italia la vera struttura di Cosa Nostra. La prima volta in un’aula di tribunale, con l’interrogatorio ai testimoni da parte dei pubblici ministeri, le domande delle parti civili, il contraddittorio degli avvocati di difesa e il Presidente della Corte che contesta le domande ripetitive o induttive.

Mentre aspettiamo di conoscere la verità…

In queste ore si avvicendano le notizie sulle indagini che cercano di far luce sull’attentato di sabato 19 maggio alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi. Sembrerebbe esclusa la pista mafiosa, mentre si delinea l’ipotesi di un gesto isolato, e non per questo meno grave, di terrore e violenza.
Sono giorni di grande dolore e preoccupazione per l’Italia. Alle difficoltà per la crisi e la disoccupazione, si aggiunge la paura per un attentato che di mafioso ha sicuramente almeno il metodo: la violenza finalizzata all’intimidazione.

Un metodo che non è proprio solo delle organizzazioni criminali mafiose, ma che è purtroppo condiviso dai fascismi e dai terrorismi di ogni epoca e ogni luogo. A mente fredda – mettendo da parte per un attimo l'innegabile atrocità del gesto, sulle cui motivazioni reali, una volta portate alla luce, bisognerà riflettere attentamente – si affacciano alla mia mente alcune considerazioni (assolutamente personali e passibili di errore) sulle dimensioni simboliche coinvolte in un episodio che non si ferma a Brindisi, ma dall’estrema periferia parla dell’Italia intera.

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