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il Mattino ci insegna come usare a sproposito la morte di un cantautore

Gli avvoltoi veneti sulla morte di Pino Daniele

Il giornalismo super partes non esiste, questo è chiaro: ogni informazione che diamo è sempre mediata da una visione del mondo, da una sensibilità, da una storia personale. Se è opportuno ammettere questo, è altrettanto importante però fissare una soglia di onestà intellettuale che permetta di stabilire dove finisca il dare una notizia secondo la propria sensibilità, e dove cominci la propaganda.

Oi ne’: la sveglia delle periferie

Nel linguaggio comune, i termini di periferia e centro sono fin troppo viziati da giudizi di valore positivo e negativo, cosicché l’immaginario collettivo pensa ai due termini in modo squilibrato. Tra periferia e centro viene a formarsi un legame di dipendenza dove chi ha troppo (centro) concede a chi ha troppo poco (periferia). Qualità e possibilità sono attribuibili solo al centro, spazio nel quale si direziona tutto, mentre alla periferia, spazio appena al di qua del centro, si attribuisce spesso una mancanza di qualità, come se si trattasse di uno spazio mancante.

Ma è possibile che questa opposizione centro/periferia sia solamente un ostacolo alle possibilità che si sviluppano nei luoghi del vivere quotidiano? È possibile pensare alla definizione di uno spazio comune svincolato dalla questione controversa centro-periferia? Attenzione, la questione trova la sua pulsione nel linguaggio. Il potere di nominare, costruire significati e di esercitare il controllo sul flusso delle informazioni all'interno delle società contemporanee è oggi uno dei fattori che determinano le principali differenze della struttura sociale. In questo senso il ciclo di incontri Oi ne’ – Esperimenti provinciali risponde all’esigenza di rinnovare il linguaggio raccontando con suoni, immagini e parole i concetti di ‘periferia’, ‘centro’, ‘quartiere’, ‘città’ per ricucire, ridisegnare le mappe mentali della socialità e le nervature delle relazioni umane. 

Frances Ha. La musa precaria del cinema indipendente

“Raccontami la storia di noi due..”

“Di nuovo?”

“Sì.”

“Ok, Frances. Dunque, noi conquisteremo il mondo.”

Quel mondo sommerso che è il cinema indipendente, all’ombra dei bagliori di Hollywood e della notte degli Oscar, continua a crescere e ad arricchirci di produzioni interessanti, a volte vere e proprie piccole meraviglie.
Gran parte dei film presentati nei diversi festival del Cinema Indipendente – Tribeca, Sundance, Toronto, solo per citarne alcuni – non vengono tenuti in considerazione dalla distribuzione italiana e sono fruibili solo grazie a Community di traduttori (Italian Subs Addicted è la più nota) ed al loro appassionato lavoro di sottotitolazione.

Poi accade che film come questi finiscano nelle liste dei must see di Quentin Tarantino e diventino “notizia”: è il caso di Frances Ha, il quarto lungometraggio del regista e sceneggiatore Noah Baumbach, citato, dal regista di Pulp Fiction, tra i 10 migliori film del 2013.
Così si è guadagnato una centellinata distribuzione nelle sale italiane, dall’11 settembre di quest’anno, con la Whale Pictures.

Presentato al Toronto e al Telluride Film Festival nel 2012 e poi a Berlino e a Torino, Frances Ha è una finestra sulla vita di Frances, interpretata dalla perfetta Greta Gerwig,  27 anni ed il terrore di sembrare più vecchia, ballerina con un lavoro precario come apprendista in una compagnia newyorkese ed un appartamento a Brooklyn che condivide con la sua migliore amica Sophie (Mickey Sumner).

Il rapporto tra le due amiche, giocoso e complice, decisamente simbiotico, con il proprio linguaggio, le abitudini, le piccole fissazioni è il rifugio dalle disavventure quotidiane e dal contesto poco rassicurante in cui i discorsi sul futuro spaventano. Frances è energica e goffa, impacciata ed esuberante,  e quando Sophie decide di cambiare appartamento e poi di seguire il  fidanzato in Giappone,  si sente tradita e disorientata. Inizia così il percorso disordinato e caotico alla ricerca del suo posto nel mondo.

Bari, non saranno rimosse le opere di street art

Avevamo già parlato dello scontro istituzionale tra Comune di Bari e Soprintendenza, a causa delle opere di street art realizzate nel 2013 in numerosi punti della città.
La Soprintendenza ha ora comunicato al Comune di Bari con una lettera, l'autorizzazione per la permanenza delle opere. Sventate pertanto le recenti minacce della Soprintendenza di portare il Comune di Bari in Tribunale a causa del rifiuto formale di rimuovere le opere.
Soddisfazione da parte del Sindaco Decaro e dell'assessore alla Cultura Maselli per una risoluzione che anche noi non possiamo che definire positiva per tutta la città.

Thom Yorke o U2, peer-to-peer o iTunes? Il frontman dei Radiohead sfida ancora l'industria musicale

Voci su un nuovo album dei Radiohead in arrivo circolavano da diverse settimane, alimentate dalla band stessa e dal loro frontman, Thom Yorke. A luglio, il chitarrista Jonny Greenwood aveva affermato che i Radiohead avrebbero presto ricominciato a lavorare a un nuovo album. E presto si erano scatenate le ipotesi su quali dei tanti brani che i Radiohead hanno suonato dal vivo ma mai inciso sarebbero finiti nell'album. All'inizio di settembre, i Radiohead avevano aggiunto nuovi contenuti, tra cui 32 nuove brevi tracce musicali, alla loro app, Polyfauna, l'esperimento audiovisivo 'tecnoambientalista' che aveva visto la luce nello scorso febbraio. E infine, altre voci erano nate dopo alcuni criptici tweet di Thom Yorke, tra cui uno in cui erano state aggiunte nuove parole al testo di un brano di Hail to the Thief, A Wolf at the Door

[Letture corsare] Affinità e divergenze tra la Germania Est e il Mezzogiorno. Anschluss di Vladimiro Giacché

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Il libro di Vladimiro Giacché, Anschluss. L’annessione (Imprimatur), è un testo importante per diverse ragioni. In primo luogo, in quanto si tratta di una ricostruzione precisa e documentata del processo di riunificazione tedesca avvenuta nel 1990, che contesta la vulgata di un processo idilliaco, nel quale la ricca Repubblica Federale Tedesca (RFT: la Germania Ovest) avrebbe compiuto un atto di generosità accogliendo gli sfortunati connazionali della Repubblica Democratica Tedesca (RDT: l’Est). Già questa operazione varrebbe l’intero prezzo del libro: ma ciò che lo rende ben più di un saggio storico è l’elezione dell’episodio storico a paradigma (e in fondo preludio) di quella che sarà la relazione tra la Germania e il resto della futura Unione Europea. L’autore raffronta difatti le politiche economiche del governo federale tedesco nel 1990 nei confronti della RDT – specialmente per quanto riguarda l’unificazione valutaria e le politiche monetarie cui si è accompagnata – a quella perseguita negli ultimi decenni nei confronti dei Paesi del sud Europa, portata sotto i riflettori dalla crisi. In entrambi i casi, difatti, la Germania avrebbe adoperato una politica “neo-mercantilistica”, una politica che cioè mette al primo posto il mantenimento di un vantaggio competitivo costante e dunque di un saldo tra esportazioni e importazioni costantemente in attivo. Inoltre, secondo Giacché, «nelle modalità di gestione della crisi del debito di questi ultimi anni, e addirittura in alcuni degli strumenti di cui si è suggerita l’adozione, l’unificazione tedesca è tornata a essere proposta come modello per l’Europa».

Potere dei big data: la top 20 dei libri che hanno cambiato la società di oggi

Imperversa su Facebook in Italia da qualche giorno a questa parte il giochino "elenca i dieci libri che ti hanno cambiato la vita e nomina alcuni amici perché elenchino i loro". La solita catena di Sant'Antonio, certo. Però anche un modo di scoprire quali libri hanno contribuito a dare forma alla società in cui viviamo: non necessariamente libri che hanno fatto la storia della letteratura, ma anche i libri che abbiamo letto da bambini, e quelli che nessuno vorrebbe confessare di aver letto, ma poi alla fine, è tutto un gioco, e così tutti (o quasi) confessano).

Bari: lo scontro istituzionale tra street art e cemento

Succede a Bari che un ente che dovrebbe essere preposto alla tutela del patrimonio culturale del territorio entri a gamba tesa nel dibattito politico locale. Ci riferiamo alle polemiche che si trascinano da oltre un anno tra l'amministrazione comunale, prima guidata da Michele Emiliano e da pochi mesi da Antonio Decaro, e la Soprintendenza, sulla questione delle opere murarie realizzate in alcuni punti della città e della relizzazione di una palazzina per la nuova sede del Provveditorato proprio tra il Castello e il fronte del mare, con somma gioia del centro-destra barese.

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