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Il Radar Festival costretto a lasciare Padova: senza cultura la città muore

Il Radar Festival costretto a lasciare Padova: senza cultura la città muore

Gli organizzatori del Radar Festival, che la settimana scorsa si è svolto tra molte difficoltà al Parco delle Mura a Padova - stessa location dal 2012 - hanno annunciato che dal prossimo anno il festival musicale lascerà la città veneta per trasferirsi altrove. Gli organizzatori affermano di aver maturato questa decisione da un po' di tempo, tuttavia l'annuncio è arrivato solo dopo uno scontro acceso con il vecchio/nuovo assessore alla sicurezza padovano Maurizio Saia (“vecchio” perché già assessore ai tempi della giunta con sindaca Giustina Destro nel 1999).

La situazione ha un che di grottesco: gli organizzatori consegnano le richieste per ottenere tutti i permessi nei tempi previsti, e tutte le valutazioni preliminari risultano favorevoli. L'Amministrazione era informata ed aveva autorizzato ogni singolo dettaglio della manifestazione. Questa la situazione al 9 luglio. Il 21 luglio, con il palco già montato da una ditta di professionisti, l'Amministrazione muta completamente il proprio precedente indirizzo, arrivando a chiedere, dal Settore Ambiente, che il palco venga orientato diversamente, cosa ovviamente impossibile a soli due giorni dall'inizio della rassegna musicale.

Il nome del “Parco delle Mura” richiama un contesto bucolico. In realtà, però, altro non è che un pezzo della vecchia circonvallazione interna della città, che correva accanto alle mura rinascimentali della città, che è stato chiuso alle due estremità e delimitato su un lato da un prato. Le condizioni in cui il parco si trovava prima dell'inizio dell'allestimento del festival erano a dir poco disagiate, con erba molto alta e siringhe disseminate nel terreno; questa zona infatti è una delle tante totalmente abbandonate a se stesse che si trovano nella gran parte delle città italiane. Di fatto, dunque, il Radar Festival andava a riqualificare un'area della città, sia pure per pochi giorni.

Nei primi due giorni di festival la polizia municipale ha visitato il Parco delle Mura per ben nove volte; tra le varie contestazioni c'era la mancanza di ancoraggi delle sedie, che non erano presenti, se non le sedie delle ragazze alla cassa dei punti di distribuzione di bevande.

Questa la cronaca, che però non basta a esaurire il discorso: a essere colpiti non sono soltanto gli organizzatori del Radar. Un colpo è stato inferto a chiunque, con pochi mezzi rispetto alle grandi distribuzioni come ZED!, prova a vivacizzare la vita culturale della città, con concerti, ma non solo. Ed è di ieri anche la notizia che è stato abolito dal comune il bando OnAir, pensato apposta per riqualificare aree degradate con interventi artistici guidati dalla associazioni. È tutta un'idea di cultura e di città a essere posta pesantemente sotto attacco dalla nuova giunta padovana guidata dal leghista Bitonci e dall'ex missino Saia, che di fatto ad oggi non hanno iniziato ad affrontare nemmeno uno dei problemi che, va detto, a Padova ci sono, lanciandosi invece in assurde proposte con forte tendenza xenofoba, dal rifiuto di concedere spazi agli 8000 padovani musulmani per il ramadan, all'obbligo di mettere in mostra il crocifisso nei luoghi pubblici, alla minaccia di fare girare la polizia municipale con i cani per allontanare i disperati che chiedono l'elemosina, all'occhiolino strizzato da alcuni membri di maggioranza e giunta alla manifestazione delle Sentinelle in Piedi. Unici interventi - o non interventi - pratici della nuova amministrazione comunale, il blocco alle costruzioni di nuove piste ciclabili e la palese dimostrazione di incapacità di gestire un violento temporale, abbattutosi sulla città il 7 luglio, del quale restano ancora i segni con rami e alberi abbattuti in diversi parchi della città, ma non al Parco delle Mura, dove i ragazzi del Radar hanno provveduto a sistemare tutto.

Si prospettano cinque anni molto duri per chiunque voglia organizzare eventi culturali a Padova, in presenza di una giunta non riesce a concepire come culturale ciò che non comprende. Detta così sembrerebbe che nulla possa bloccare questa deriva molto pesante, però c'è una caratteristica di Padova che ne renderà molto complessa la trasformazione in una città come Treviso, dove la Lega ha governato per tanti anni: la sua università con oltre 60000 studenti, dei quali oltre metà non padovani. Sono loro spesso a essere la linfa vitale della scena culturale e non solo della città. Senza di loro Padova muore, e adesso ce ne si accorge più che mai.

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