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Bari: lo scontro istituzionale tra street art e cemento

Bari: lo scontro istituzionale tra street art e cemento

Succede a Bari che un ente che dovrebbe essere preposto alla tutela del patrimonio culturale del territorio entri a gamba tesa nel dibattito politico locale. Ci riferiamo alle polemiche che si trascinano da oltre un anno tra l'amministrazione comunale, prima guidata da Michele Emiliano e da pochi mesi da Antonio Decaro, e la Soprintendenza, sulla questione delle opere murarie realizzate in alcuni punti della città e della relizzazione di una palazzina per la nuova sede del Provveditorato proprio tra il Castello e il fronte del mare, con somma gioia del centro-destra barese.

La questione si apre oltre un anno fa, durante la precedente amministrazione comunale, quando la galleria Doppelgaenger in collaborazione con il Comune cura la realizzazione da parte di una serie di street-artists di fama nazionale quali El Tono, 108, il trio Hell’O'Monsters,Ozmo, SAM III, la coppia Sten&Lex di interventi in numerosi punti del capoluogo pugliese tra cui il sottopassaggio di via Quintino Sella, le pareti esterne della ex Caserma Rossani, palazzotto dell'Acquedotto in piazza Diaz, la facciata della Fibronit e del muro divisorio tra la ferrovia e il parco Perotti, ma è il fronte del palazzo dell'Economia in corso Vittorio Emanuele realizzato dalla coppia Sten&Lex a dare pretesto al consigliere comunale di Fratelli d'Italia Filippo Melchiorre per aprire la polemica, egli infatti dichiara "Non c'è una delibera, solo un'informativa che non ha effetti giuridici, ed è riportato che i murales sarebbero stati fatti su immobili in stato di degrado, cosa che non si può dire per il palazzo dell'Economia. È quanto mai bizzarro che sia stato scelto un edificio istituzionale".

La polemica di Melchiorre, che all'epoca membro della commissione trasparenza chiamò anche la Soprintendenza ad esprimersi, appare evidentemente strumentale, da un lato per l'avvicinarsi del rinnovo dell'amministrazione comunale e per una sua possibile candidatura a sindaco in cui si qualificava come paladino cittadino del perbenismo, e dall'altro perchè gli interventi realizzati dal Comune in quel frangente, sono andati a realizzare opere di grande rilievo. La risposta liquidatoria di Emiliano fu infatti: "Se avessimo dipinto il palazzo dell'Economia di azzurro non ci sarebbero state tutte queste polemiche".

Il tema non è da semplificare puramente in termini di prestigio e attrattività della città sul profilo pubblico, ma sul valore sociale che queste opere hanno. La città di Bari è una grande estensione cementizia senza alcun criterio, in cui i quartieri posti "aldilà" dell'Estremurale si sono estesi in maniera intensiva e sgregolata, senza alcuna attenzione alla qualità di quello che si andava a tirar su. Non a caso sono i palazzinari che hanno dominato incontrastati la città per decenni, ed ancora rappresentano un potere indiscusso nel capoluogo pugliese.

Realizzare opere d'arte sulle pareti degradate e non di Bari, fruibili comunque alla cittadinaza, quindi pubbliche, educa in qualche maniera chi vive nei nostri quartieri al bello, a rompere l'ordinarietà del cemento grigio con la potenza dell'immaginazione. Bisognerebbe pensare con particolare attenzione al trittico di San Nicola nel sottopasso di via Quintino Sella. Le tre megarappresentazioni del Santo che unisce i popoli hanno una potenza particolare, così figurate nell'icona di Santa Claus, nell'icona che gli attibuiscono i popoli dell'Est, ed infine nell'icona nera del Santo che viene dal mare, il Santo dei baresi. San Nicola può rappresentare un'idea nuova, fra sacro e profano, di pace, unità e fratellanza tra popoli, elevare in qualche modo la città che lo ospita a simbolo positivo, in un Mediterraneo cimitero di decine di migliaia di migranti, e che ospita purtroppo sulle sue sponde ancora conflitti irrisolti come in Palestina. In una città priva di simboli forti, l'arte può ricostruire identità positive ed immaginari che innovano.


L'8 luglio 2014, a poco più di un anno dallo scoppiare delle polemiche, arriva tramite comunicazione al sindaco Antonio Decaro il parere della Soprintendenza, che ordina la rimozione di due opere: proprio il trittico di San Nicola al sottopassaggio di via Quintino Sella e le sagome della Caserma Rossani, poichè "imbrattano" i muri storici della città. Questa incomprensibile ordinanza, rientra nel calderone di una serie di veti da parte della stessa Soprintendenza nei confronti del Comune che vanno dal colore del cordolo della pista ciclabile in corso Vittorio Emanuele o le panchine e l'andamento della pavimentazione in piazza IV Novembre e piazza Madonnella, fino al restyling di via Sparano e via Argiro, tutti cantieri bloccati da mesi.

A pensar male si direbbe che questa valanga di veti potrebbero essere stati provocati dalla presa di posizione da parte del Comune nel contrastare le nuove volumetrie dedicate alla nuova sede del Provveditorato a largo Santa Chiara, lo spiazzo che si trova il monumentale castello Svevo di Bari ed il Lungomare. Un bel calcio in bocca, anzi negli occhi, al paesaggio, articolati su tre piani in 12 m. di altezza complessivi. Un schiaffo alla tenacia dei cittadini barivecchiani e  baresi che si sono opposti strenuamente a questa verognosa cementificazione. Un'offesa al buon senso che al posto di nuovi volumi edili, tranquillamente reperibili tramite stabili già esistenti nell'area portuale, vorrebbe vedere realizzato lo storico progetto del Parco del Castello. In questa vicenda il Comune era riuscito a spuntarla con un vincolo paesaggistico del 1912 di "zona di rispetto intorno al castello"

Il 19 agosto il sindaco Decaro esordisce dichiarando "Abbiamo ricevuto la nota della Sovrintendenza nella quale l’ente riconosce la sussistenza del vincolo, ma afferma che siccome l’area interessata ha già subito nel tempo modifiche di carattere strutturale, con la realizzazione di numerosi edifici, quel vincolo non ha lo stesso valore che aveva negli anni Trenta". Lo Sovrintendenza autorizza difatto il provveditorato a procedere nei lavori, comprendo con piante ad alto e medio fusto la visuale della palazzina. 

Insomma, un conflitto non indifferente tra istituzioni, in cui il sindaco di Bari si è spinto a dichiarazioni decisamente eccessive sulla necessità di abolire le Soprintendenze. Quale e se si troverà l'equilibrio che tra le istituzioni difficile dirlo, quali interessi si celino dietro nuove cementificazioni non è chiaro neanche questo, sta di fatto che è in campo un processo in cui i cittadini sono entrati in mobilitazione per dire la propria su quale città vogliono, opponendo ad una colata di cemento un parco e del verde, la speranza è che la lotta non si fermi e sia in grado di alzare il tiro ampliando il proprio fronte, provando ad immaginare una città differente, che valorizzi il suo fronte sul mare e realizzi luoghi di socialità e bellezza, che sia in sostanza una costante spina nel fianco di chi governa. E' stata daltronde questa la storia che ha portato all'abbattimento delle saracinesce di Punta Perotti e alla realizzazione del parco, o dei primi lavori di messa in sicurezza della Fibronit, mai completati con la definitiva trasformazione in area verde.

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