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Thom Yorke o U2, peer-to-peer o iTunes? Il frontman dei Radiohead sfida ancora l'industria musicale

  • Scritto da  Sara Corradi
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Thom Yorke o U2, peer-to-peer o iTunes? Il frontman dei Radiohead sfida ancora l'industria musicale

Voci su un nuovo album dei Radiohead in arrivo circolavano da diverse settimane, alimentate dalla band stessa e dal loro frontman, Thom Yorke. A luglio, il chitarrista Jonny Greenwood aveva affermato che i Radiohead avrebbero presto ricominciato a lavorare a un nuovo album. E presto si erano scatenate le ipotesi su quali dei tanti brani che i Radiohead hanno suonato dal vivo ma mai inciso sarebbero finiti nell'album. All'inizio di settembre, i Radiohead avevano aggiunto nuovi contenuti, tra cui 32 nuove brevi tracce musicali, alla loro app, Polyfauna, l'esperimento audiovisivo 'tecnoambientalista' che aveva visto la luce nello scorso febbraio. E infine, altre voci erano nate dopo alcuni criptici tweet di Thom Yorke, tra cui uno in cui erano state aggiunte nuove parole al testo di un brano di Hail to the Thief, A Wolf at the Door

Arriva quindi a sorpresa ma non troppo l'annuncio di un nuovo album solista di Thom Yorke, il secondo dopo The Eraser del 2006. Nel frattempo c'era stato anche Amok, l'album inciso nel 2013 con il gruppo che aveva suonato con Yorke i brani di The Eraser

Tomorrow's Modern Boxes, il nuovo album, è stato diffuso da Yorke esclusivamente tramite BitTorrent, un protocollo di tipo peer-to-peer per la condivisione di file in rete.

In una lettera scritta con il produttore dei Radiohead, Nigel Goldrich, Yorke spiega il motivo di questa scelta: è "un esperimento", con "una nuova versione di BitTorrent" che permette di richiedere un pagamento (in questo caso di 6 dollari, poco meno di 5 euro) prima di accedere ai file. L'esperimento, dicono Yorke e Goldrich, punta a verificare se questo sistema di download sia facilmente utilizzabile dal grande pubblico, o se invece è troppo complicato. Intanto il Guardian ha pubblicato una guida per spiegare come funziona il sistema scelto da Yorke.

"Se funziona bene - prosegue la lettera - questo potrebbe essere un modo efficace di restituire una parte del controllo del commercio online ai creatori dell'opera", che sia essa musica, video o un qualsiasi altro tipo di prodotto digitale, così che possano essere loro stessi a gestirne la distribuzione e la vendita, direttamente, "aggirando i guardiani autoproclamati". 

"Se funziona, chiunque può fare esattamente come noi", spiegano Yorke e Goldrich: non ci sono spese da sostenere per l'artista che mette online i propri brani musicali, come invece avviene con iTunes o altri sistemi analoghi. Non c'è un server da cui scaricare l'album, ma una rete non gerarchica, composta da tanti nodi, ed è la rete stessa ad ospitare il file, e non solo a sostenere il traffico generato dai download.

Un approccio molto diverso da quello scelto dagli U2, che a metà settembre avevano scatenato un'accesa polemica dopo aver 'regalato' in anteprima il nuovo album, Songs of Innocence, in automatico e 'obbligatoriamente' a tutti i 500 milioni di utenti con l'aggiornamento di iTunes. L'operazione sarebbe costata ad Apple 100 milioni di dollari. Il manager degli U2, Guy Oseary, ha rilasciato diverse interviste nelle quali ha sottolineato come questo sistema permetta, con un solo clic, di far scaricare un album a un numero di utenti che ammonta a circa il 7 per cento della popolazione mondialeMa è una scelta che in molti non hanno apprezzato. C'è chi ha espresso il proprio fastidio per essersi ritrovato sulla libreria di iTunes un album cui non era interessato, spingendo Apple a pubblicare le istruzioni per cancellarlo. Ma la critica principale è stata mossa proprio al piano etico dell'operazione, che lega a doppio filo la band irlandese, di cui è noto l'impegno politico, al colosso di Cupertino.

Insomma, da una parte gli U2, dall'altra i Radiohead, non nuovi a queste operazioni: già nel 2007 avevano distribuito In Rainbows, primo album dopo la chiusura del rapporto con la EMI, inizialmente solo online, con un sistema per cui toccava all'utente scegliere quanto pagare. E sono stati parecchi gli attacchi sferrati da Thom Yorke alle grandi etichette dell'industria discografica e a Spotify, ovvero agli "autoproclamati guardiani" di cui si parla nella lettera che accompagna l'uscita del nuovo album. In particolare Yorke accusa Spotify, da cui gli Atoms for Peace hanno fatto rimuovere i loro brani, di danneggiare, o non favorire abbastanza, gli artisti emergenti. 

Se da una parte non può non appassionarci la sfida lanciata da Yorke e dai Radiohead all'industria musicale, dall'altra l'attenzione dedicata a questo tema non può farci dimenticare l'altra vera notizia: c'è un nuovo album di Thom Yorke tutto da ascoltare. Qualcuno ha già scritto che è un album che non propone nessuna vera novità, e per questo deludente da parte di un artista che ci ha abituati a grandi innovazioni. A un primo ascolto non crediamo che sia così. Tomorrow's Modern Boxes senza dubbio prosegue nel solco degli ultimi lavori dei Radiohead e di Amok, spingendosi sempre più nella direzione di sonorità elettroniche tutt'altro che scontate. A noi è molto piaciuto. E acquistarlo è più semplice di quello che potreste immaginare

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