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"Sfrattate Pulcinella!": Acerra, un altro museo a rischio chiusura

  • Scritto da  Maria Bianca Russo
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"Sfrattate Pulcinella!": Acerra, un altro museo a rischio chiusura

“Sfrattate Pulcinella!”. Sì, non stiamo scherzando. Cacciare via la maschera del teatro napoletano. Può sembrare grottesco, forse un modo per fuggire finalmente da una retorica su Napoli fatta di luoghi comuni e folklore. Ma in realtà non è nulla di tutto questo.
Siamo ad Acerra, Napoli, Campania Felix. La città passata alle cronache per l'inceneritore, divenuta emblema e centro della cosiddetta Terra dei Fuochi e che oggi soffre dei gravi problemi portati dall'avvelenamento del territorio perpetuato per anni ad opera della camorra. La città del biocidio, come molti dicono. Dove invece di sfrattare la “munnezza” si sfratta un museo, quello di Pulcinella appunto. Sì, lui.

Ma lasciamo stare le rappresentazioni popolari da maschera nera e spaghetto in tasca. La storia di Pulcinella è la storia della città. La leggenda narra che la più nota maschera della commedia napoletana abbia origine proprio ad Acerra; da un contadino del '500, tale Puccio D'Aniello, che si unì come buffone a una compagnia teatrale di girovaghi di passaggio nel proprio paese. Da questo episodio nascerebbe la storia di una delle maschere più note al mondo, che la città di Acerra ha riscoperto negli ultimi decenni costruendo e riscoprendo attorno ad essa il patrimonio culturale del territorio.
In questo senso è nato anni fa il “Museo di Pulcinella, del Folklore e della civiltà contadina”, ospitato all’interno delle stanze del Castello Baronale di Acerra. Le sale illuminate sono decorate con le maschere, le statue, i costumi, le stampe e i quadri, con un percorso che si snoda tra le tante raffigurazioni di Pulcinella; nel museo anche una sezione dedicata alla storia rurale del territorio, dove si ricostruisce l’ambiente contadino in cui la tradizione vuole sia nata la maschera.
Un museo importante, un presidio culturale fondamentale per una comunità che vede via via morire un territorio avvelenato e imbottito di rifiuti. Un museo che tiene vivo il senso dell'essere acerrani e che riscopre la tradizione teatrale, mentre quella contadina si dissolve a colpi di tumori e inquinamento. Una struttura che si riterrebbe intoccabile. Ma non per la giunta targata Lettieri.
“Sfrattate Pulcinella!” si diceva. E forse sarà suonato proprio così ai responsabili del Museo quando lo scorso novembre si sono ritrovati tra le mani la richiesta di sgombero dei locali del Castello emessa dall’amministrazione. A motivare lo sfratto sarebbero degli imminenti lavori di manutenzione che l'Amministrazione avrebbe deciso di avviare nello storico edificio. E di qui dunque il ritiro sia del personale che dei fondi per le attività museali, erogati naturalmente dalle casse muncipali grazie ad una convenzione che dal giorno stesso della richiesta dell'Ente ha cessato di esistere, con la programmazione delle attività ancora in corso.
Una scelta che ha fatto discutere. E se non fosse poi così concreta la necessità di interventi strutturali? Se i lavori fossero stati realmente urgenti, si sarebbe potuto aprire un tavolo di confronto con i gestori della struttura. Del resto, anche per ragioni di sicurezza e di tutela delle opere, un patrimonio culturale così prezioso e delicato incontra notevoli difficoltà a sostenere un cambio di locazione. In seguito ai carteggi tra Comune e gestori del Museo alla fine è sembrata venire fuori un'altra verità: il problema di fondo non sarebbe poi l'operazione di rifacimento del Castello, ma l’intenzione del primo cittadino e della sua maggioranza di gestire diversamente le stanze. Il disegno non è chiaro. Nuova destinazione, clientela, favoritismo: ciò che tuttavia resta è la possibile sparizione improvvisa del Museo, unica struttura culturale ad Acerra.
Per il momento, sulla questione nessuna delibera è stata ancora emessa dalla Giunta. Nel frattempo però tanti i cittadini che insieme ai gestori del Museo hanno cominciato a sollevare la questione, inasprendo lo scontro con l'amministrazione. Che si sia di fronte ad altri tagli alla cultura ora come ora è difficile dirlo con certezza. Fatto è che comunque lo spettro della chiusura di un nuovo museo per volontà politiche è dietro l'angolo. Non è una novità. Dal livello nazionale a quello locale si soffre di tagli alla cultura, che diviene una delle prime vittime della crisi economica, ignorando il fatto che essa rappresenti senza dubbio un’alleata per l'uscita dal pantano di miserie che questo sistema di sviluppo ci sta consegnando. Il compianto Claudio Abbado diceva che la cultura è lo strumento per giudicare anche chi ci governa. La cultura salva. E allora è il caso di salvare anche il Museo di Pulcinella. È il caso di salvare Acerra.

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