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Danilo Lampis

Danilo Lampis

Nanni Moretti, il Cile e gli errori della sinistra

Il nuovo film di Nanni Moretti, “Santiago, Italia”, ha il merito di dare voce a chi ha subito il golpe di Pinochet, mostrando l’orrore di quei giorni ma anche le resistenze, la rivincita, la solidarietà. Attenzione: mette in scena anche il cinismo e la violenza dei golpisti, che nel film continuano a rivendicare il "tradimento" della volontà popolare, come lo definì Allende poco prima di morire. Ma Moretti dà voce senza sconti, dichiarandosi partigiano di fronte alle telecamere accese, lasciando interdetto il golpista intervistato.

L'eccidio di Buggerru: dopo 113 anni l'insegnamento dei i minatori è ancora valido

Passano gli anni, ma i fatti del 4 settembre 1904, che portarono al primo sciopero generale proclamato in Europa, continuano a parlare ai giorni nostri. Parliamo dei 4 operai uccisi e degli 11 feriti dai soldati dell'esercito italiano mandato a sedare i rivoltosi che reclamavano diritti contro la “Societé anonime de mines de Malfidano” che gestiva il sito minerario di Buggerru.

Avanti tutta! Le maggioranze sociali per il No e la loro alternativa politica.

Il titolare dello studio legale, messo davanti al "preferirei di no" pronunciato da Bartleby, lo scrivano protagonista del celebre romanzo di Melville, rimase spiazzato, come sono rimasti spiazzate le classi dominanti europee la notte del 4 dicembre.

Partiamo da qui, dalla constatazione del fallimento - contingente e purtroppo non per forza duraturo - della “rivoluzione passiva” governata dall’alto, dalle varie frazioni politiche, economiche e della cultura mainstream dominanti. Non sono bastati i media blindati, le pubblicità pervasive, le lettere agli italiani all’estero, la politica delle decontribuzioni e degli incentivi messe in campo dal Governo Renzi. Non è bastato il terrorismo infuso nel discorso pubblico degli ultimi giorni, l’evocazione del Si come un katechon, ovvero una “forza frenante” e salvifica contro i nuovi barbari, i Grillo e i Salvini di turno.

Buona Scuola: benvenuto referendum! Per cambiare le scuole e il paese

Benvenuto, è proprio il caso di dirlo. A chi? Al referendum contro la legge 107/15, contro La Buona Scuola della precarietà. Il 29 novembre un'affollata assemblea nazionale indetta dai comitati Lip ha definitivamente avviato il percorso per proporre al Paese un'alternativa alla scuola disegnata dall'associazione Treellle, da Confindustria e dai tecnici di Viale Trastevere. L'obiettivo è arrivare al 2017 con una proposta radicale e maggioritaria allo stesso tempo, sacrificando corporativismi e timidezze di sorta. La situazione, però, non è per nulla facile. L'anno di lotte definitivamente conclusosi il 9 ottobre, giornata di mobilitazione nazionale studentesca, ci lascia alcuni dati politici da metabolizzare.

Perché il movimento studentesco può essere rivoluzionario?

L'autore è il coordinatore nazionale dell'Unione degli Studenti.

"è in questo che il movimento studentesco è rivoluzionario [...]. Esso non rifiuta le riforme (la sua azione le provoca) ma tenta, al di là delle soddisfazioni immediate, di elaborare una strategia che permetta il cambiamento radicale della società."

Nanterre: l'esplosione del Maggio, Daniel Cohn-Bendit

Il 10 ottobre: la scintilla per un nuovo ciclo di mobilitazione

Gli studenti sono tornati in piazza, con numeri inaspettati. Capire la sfida del nascente movimento studentesco è quanto mai necessario per non cadere in facili banalizzazioni sulle rivendicazioni e sulla portata che potrebbe assumere. In queste ultime due settimane si sono susseguite centinaia di assemblee da nord al sud del Paese, che stanno aprendo un ampio fronte di opposizione a La buona scuola di Renzi, leggendo tra le righe del progetto di riforma complessiva un appiattimento dei luoghi delle formazione alle esigenze delle imprese del Paese, una torsione autoritaria della governance scolastica, un soffocamento del protagonismo studentesco, una privatizzazione sostanziale con l’ingresso dei capitali privati e delle loro logiche che andranno a permeare sempre più i modus operandi interni alle scuole, una valutazione quantitativa e punitiva che maschera la sua vera natura di dispositivo di controllo, una finanziarizzazione inaccettabile dei mezzi per combattere la dispersione scolastica. Di analisi critiche sulla Buona Scuola se ne potrebbero fare a bizzeffe, ma occorre guardare – non tanto per onor di cronaca, ma per riconoscere le vere sfide che hanno lanciato gli studenti a partire dal 10 ottobre verso il 14 novembre e oltre – a quali sono i ragionamenti che stanno iniziando a emergere e a concentrarsi su di essi.

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