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Perché chiudere Casa Pound

Caro Emanuele, conosci la stima che nutro per te e è inutile esprimerti solidarietà per le minacce stupide che ti vengono rivolte, ma la tua tesi su Casa Pound Italia mi lascia perplesso. Permettimi di dissentire nella maniera garbata ma appassionata con cui entrambi ci impegniamo per migliorare questo paese. Due sono gli ordini di questioni che vorrei porti. Uno sulla legalità ed uno sulla giustizia. E per concludere un passaggio sull'omofobia tanto per giocare in casa.

Poveri noi

In principio c'è il diffidare. Delle parole e dei concetti di successo che sembrano spiegare il mondo. Della povertà, ad esempio. Se ne parla insistentemente, all'apparenza per denunciare una situazione che non va. Fioriscono le «inchieste» e le statistiche che ci spiegano quanti sono i poverie quante persone si stanno impoverendo. In realtà la povertà con il suo pesante carico evocativo è un concetto sfuggente, raramente ponderato. Eppure merita di essere approfondito perché promette, a condizioni economiche e sociali date, di rimanere ben presente nel nostro panorama sociale.

Non ve lo meritate, Giorgio Bocca

È morto il giorno di Natale, Giorgio Bocca, e probabilmente potendo l'avrebbe fatto apposta, ci si sarebbe divertito, a guastare con un rigurgito amaro il pacioso rituale familiare dell'italica abbuffata.La verità è lui li odiava, gli italiani, e non ha mai fatto niente per nasconderlo. E, sapete cosa? Aveva ragione. Come dargli torto, a leggere le polemiche e gli insulti di questi giorni che ne fanno un “omofobo razzista”? Come dargli torto, se gli italiani sono in grado di scrivere che Bocca militò nei “Fasci di combattimento” (falso), che fu tra gli “estensori del manifesto degli scienziati razzisti” (falso), che si rifece “una verginità militando (per quanto tempo? per tre mesi?) nella Resistenza piemontese” (falso).

Una questione di priorità

Il nostro lungimirante Presidente del Consiglio, in un discorso al Senato, ci spiega che "I sacrifici per risanare il debito e far ripartire la crescita saranno equi" e che "Se falliremo, se non raggiungeremo le riforme che servono, saremo tutti sottoposti a condizioni ben più dure". Commossa, la ministra Fornero aggiunge che "Non c'e presa in giro ma e' solo il tentativo di salvare il Paese. Per tanto tempo il sistema pensionistico ha promesso a tante persone troppe cose, trasferendo il debito dai vecchi ai giovani. Un debito che e' diventato intollerabile. E' questo che ha richiesto una cura drastica perche' non nascondo che sia tale". L'ottimo Bersani puntualizza che "Davanti alla riforma delle pensioni certamente non può sfuggire che…

'2011 anno dei movimenti'. E il 2012?

“2011, l'anno dei movimenti”: così Repubblica, poche ore dopo il lancio di #yearinhashtag, definisce l'anno che sta finendo nel suo speciale di ieri, in cui Carmine Saviano costruisce una specie di mappa delle mobilitazioni sociali dei mesi che abbiamo alle spalle e Curzio Maltese fornisce alcuni spunti d'interpretazione discutibili ma sicuramente interessanti: l'effervescenza permanente della società italiana, tutt'altro che addomesticata dalle favolette berlsconiane, la competenza tecnica e politica e la capacità propositiva dei movimenti, la prospettiva di un ritorno alla politica dopo gli anni del teatrino berlusconiano. Maltese lancia una provocazione finale: Il tratto comune dei movimenti, assai differenti negli obiettivi, è stato proprio la domanda di competenza che in qualche modo ha preparato il terreno all'avvento dei tecnici al…

L'inganno della flexsecurity

Dopo aver varato una politica fiscale assolutamente in linea con quella del governo precedente, l'esecutivo “tecnico” si appresta a ripercorrere le orme di Berlusconi e soci anche sul piano del mercato del lavoro. Se deflazione deve essere – sembrano pensare i nostri tecnici – che deflazione sia, completamente. O, per dirla col muscoloso capitano di De Gregori, "C'è solo un pò di nebbia che annuncia il sole. Andiamo avanti tranquillamente". Con buona pace dei mozzi di bordo che già intravedono l'iceberg verso cui ci stiamo dirigendo.

Il Post e l'articolo 18: ne parliamo davvero seriamente?

Poche ore dopo il nostro articolo che auspicava un vero dibattito, finalmente libero dalle incrostazioni retoriche e ideologiche del berlusconismo, sui temi della precarietà e dell'articolo 18, Il Post diretto da Luca Sofri ha pubblicato un pezzo con un titolo molto simile: “L'articolo 18, parlandone seriamente”. Peccato però che l'autore Francesco Costa, preso dal fervore della (legittima, eh) battaglia contro il sindacato e quei pericolosi bolscevichi che guidano il Partito Democratico, dell'articolo 18 parli tutt'altro che seriamente. Ma dato che a noi discutere seriamente interessa, proviamo a interloquire, e lo facciamo analizzando bene il ragionamento di Costa, al netto del tono dell'articolo, delle fantasie numeriche (quel “95% delle aziende italiane” che non vuol dire nulla) e degli strafalcioni storici (Sergio…

Europa: tornano i barbari?

In questi giorni così confusi e convulsi varrebbe forse rivedere un film di qualche anno fa: De Reditu (Il viaggio), trasposizione cinematografica di quella che è considerata l'ultima opera dell'antichità classica. Direte “che c'entra una vicenda così lontana nel tempo con quello che stiamo vivendo?” Ci sono analogie storiche che spiegano il presente molto meglio di tante statistiche.

La lotta di classe del Presidente

Gli italiani, si sa, nei momenti difficili sono portati alla ricerca dell’ “uomo della provvidenza”, di colui che -a fronte di una classe politica mediocre- in virtù delle sue doti personali sia capace di far uscire il Paese dalla crisi morale ed economica. Il problema è che gli “uomini della provvidenza” nel nostro Paese approfittano amabilmente di questa fiducia per eccedere sia nella misura che nel linguaggio.
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