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'2011 anno dei movimenti'. E il 2012?

“2011, l'anno dei movimenti”: così Repubblica, poche ore dopo il lancio di #yearinhashtag, definisce l'anno che sta finendo nel suo speciale di ieri, in cui Carmine Saviano costruisce una specie di mappa delle mobilitazioni sociali dei mesi che abbiamo alle spalle e Curzio Maltese fornisce alcuni spunti d'interpretazione discutibili ma sicuramente interessanti: l'effervescenza permanente della società italiana, tutt'altro che addomesticata dalle favolette berlsconiane, la competenza tecnica e politica e la capacità propositiva dei movimenti, la prospettiva di un ritorno alla politica dopo gli anni del teatrino berlusconiano. Maltese lancia una provocazione finale: Il tratto comune dei movimenti, assai differenti negli obiettivi, è stato proprio la domanda di competenza che in qualche modo ha preparato il terreno all'avvento dei tecnici al…

L'inganno della flexsecurity

Dopo aver varato una politica fiscale assolutamente in linea con quella del governo precedente, l'esecutivo “tecnico” si appresta a ripercorrere le orme di Berlusconi e soci anche sul piano del mercato del lavoro. Se deflazione deve essere – sembrano pensare i nostri tecnici – che deflazione sia, completamente. O, per dirla col muscoloso capitano di De Gregori, "C'è solo un pò di nebbia che annuncia il sole. Andiamo avanti tranquillamente". Con buona pace dei mozzi di bordo che già intravedono l'iceberg verso cui ci stiamo dirigendo.

Il Post e l'articolo 18: ne parliamo davvero seriamente?

Poche ore dopo il nostro articolo che auspicava un vero dibattito, finalmente libero dalle incrostazioni retoriche e ideologiche del berlusconismo, sui temi della precarietà e dell'articolo 18, Il Post diretto da Luca Sofri ha pubblicato un pezzo con un titolo molto simile: “L'articolo 18, parlandone seriamente”. Peccato però che l'autore Francesco Costa, preso dal fervore della (legittima, eh) battaglia contro il sindacato e quei pericolosi bolscevichi che guidano il Partito Democratico, dell'articolo 18 parli tutt'altro che seriamente. Ma dato che a noi discutere seriamente interessa, proviamo a interloquire, e lo facciamo analizzando bene il ragionamento di Costa, al netto del tono dell'articolo, delle fantasie numeriche (quel “95% delle aziende italiane” che non vuol dire nulla) e degli strafalcioni storici (Sergio…

Europa: tornano i barbari?

In questi giorni così confusi e convulsi varrebbe forse rivedere un film di qualche anno fa: De Reditu (Il viaggio), trasposizione cinematografica di quella che è considerata l'ultima opera dell'antichità classica. Direte “che c'entra una vicenda così lontana nel tempo con quello che stiamo vivendo?” Ci sono analogie storiche che spiegano il presente molto meglio di tante statistiche.

La lotta di classe del Presidente

Gli italiani, si sa, nei momenti difficili sono portati alla ricerca dell’ “uomo della provvidenza”, di colui che -a fronte di una classe politica mediocre- in virtù delle sue doti personali sia capace di far uscire il Paese dalla crisi morale ed economica. Il problema è che gli “uomini della provvidenza” nel nostro Paese approfittano amabilmente di questa fiducia per eccedere sia nella misura che nel linguaggio.

Garibaldi e Occupy Piratini: salpiamo

2011, mondoNon c'è settimana migliore, per far salpare Il Corsaro, di quella in cui Time ha deciso di dedicare la sua copertina di fine dicembre, come personaggio dell'anno, a «the protester». Come potremmo tradurlo, in italiano? I dizionari indicano «manifestante, uno che obietta, contestatore, dissidente, dimostrante, avversario».L'illustrazione in copertina è tratta da un foto scattata a Sarah Mason, una ragazza di Highland Park, sobborgo di Los Angeles, che ha partecipato alle mobilitazioni di Occupy LA, e il 17 novembre stava manifestando di fronte alla Bank of America.Nella copertina si legge: «Dalla Primavera Araba ad Atene, da Occupy Wall Street a Mosca», e la dichiarazione ufficiale del direttore di Time Rick Stengel recita: «Ovunque, quest'anno, le persone si sono lamentate del…

Razzismo. La responsabilità degli 'sceriffi democratici'

“Quanto e avvenuto tanto a Firenze come a Torino è preoccupante perché il razzismo non nasce improvvisamente, ma è frutto di un terreno fertile, costruito in questi ultimi anni, nei quali ogni giorno abbiamo sentito urlare ministri, esponenti della Lega Nord contro i neri, gli zingari, le persone del sud del mondo, li abbiamo sentiti dire che bisognava sparare sui barconi, costruendo cosi poco a poco un clima di odio, di rifiuto non solo dell'immigrato, ma del diverso.” Queste giuste considerazioni sono di un dirigente bolognese del PD, Leonardo Barcelò, e si aggiungono alle tante di coloro che in questi giorni addebitano alle Lega Nord la responsabilità della crescita dell’odio verso i migranti. Essere solidali e condannare il razzismo non…

 L’Italia che dimentica: quando un tempo ci disinfettavano

Piazza Dalmazia a Firenze, il campo Rom di Torino, i pomodori di Rosarno, la gru di Brescia, il filo conduttore è sempre uno. Il sentimento è il razzismo, gli strumenti sono la violenza e lo sfruttamento lavorativo. La benzina sul fuoco è l'indifferenza. Le nostre leggi, la nostra vergogna. Per andare oltre i colpi di una pistola e oltre i forconi contro i Rom la strada da fare è tanta, ma è necessaria. Il sentimento deve essere l'etica, lo strumento l'ospitalità.
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