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Nicola Tanno

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La questione coreana rischia di protrarsi per tutto il ventunesimo secolo: Intervista a Antonio Fiori

“Chiedere alla Corea del Nord il disarmo nucleare come precondizione per un dialogo è inutile”. Intervista a Antonio Fiori, autore de Il Nido del Falco. Mondo e potere in Corea del Nord.

La politica della Corea del Nord è raccontata dai mezzi di informazione perlopiù attraverso i crismi della follia e dell'irrazionalità. Mezzi di informazione autorevoli divulgano notizie dalla dubbia credibilità riguardanti stravaganze e crudeltà del regime, soprattutto del Leader Supremo Kim Jong-un, soprassedendo del tutto sul posizionamento politico dello stato nord-asiatico. Questo atteggiamento, per quanto dovuto anche alla chiusura del regime, ha generato una superficialità e una ignoranza gravide di conseguenze: la più importante è che nel trattare i nordcoreani come matti si rende impossibile un negoziato credibile con un paese che è già una piccola potenza nucleare. 

Trent’anni dopo, Palombella Rossa ci spiega come si è passati dal comunismo a Renzi

La qualità migliore del cinema di Nanni Moretti è quella di saper catturare nei suoi film lo spirito e i tic di un’epoca. La comitiva di apatici di Ecce Bombo, il rampante socialista ne Il Portaborse, addirittura un Papa che si sente inadeguato in Habemus Papam sono personaggi che non possono invecchiare perché immortalano temi e linguaggi degli anni ’70, 90 e 2000. Palombella Rossa, la cui versione restaurata è stata presentata nei giorni scorsi al Torino Film Festival, è il film in cui Nanni Moretti è riuscito al meglio a rappresentare non solo i suoi tormenti, ma quelli di un collettivo di milioni di persone sul finire di un’epoca: i comunisti italiani. Lo ha fatto in una maniera talmente incisiva e originale che a quasi trent’anni dalla sua realizzazione non solo è capace di raccontarci cosa ha significato emotivamente la fine del Partito Comunista Italiano, ma, messo in fila coi due lavori seguenti – Caro Diario e Aprile – di raffigurare il destino di una parte dei suoi militanti negli anni ’90.

In Spagna vince Rajoy, l' Andreotti galiziano

Mariano Rajoy ce l’ha fatta. Pablo Iglesias ce l’ha fatta. Entrambi hanno ottenuto ciò che era lecito aspettarsi dopo le elezioni del 20 dicembre scorso (poi seguite da quelle del 26 luglio): il Partito Popolare al Governo, sostenuto da un fratturato Partito Socialista e da Ciutadanos e Podemos fieramente all’opposizione. Tuttavia la differenza tra i due è sostanziale: il primo non ha mai negato di ambire alla presidenza, mentre il secondo ha dato credito per 315 giorni all’idea di una maggioranza alternativa. Vi erano reali possibilità di riuscita di una simile operazione? Poche, pochissime. Sarebbe stata necessaria l’astensione di partiti nazionalisti o indipendentisti catalani e baschi, ma è tanto quanto basta per poter accusare il PSOE di tradimento. Il mito dell'unico partito PPSOE finalmente si afferma e Iglesias può presentarsi con più legittimità come unica alternativa alla destra. Un altro duro colpo per la socialdemocrazia.

Valori (per gli) occidentali?

In molti, dopo l'attentato contro Charlie Hebdo, invocano una mobilitazione in difesa dei valori occidentali, ovvero di un insieme di norme e princìpi a fondamento della nostra democrazia. A simili posizioni ha risposto, sul sito della rivista Limes, Giovanni Fontana, sottolineando che «Dire che princìpi che si definiscono inviolabili e che l'intera umanità ha maturato molto lentamente [...] sono occidentali è un modo per toglier loro valore, non per darglielo». Tuttavia si potrebbe ribattere che, effettivamente, tra valori occidentali e universali, vi è coincidenza, che sono proprio quelli emersi nel Vecchio Continente e nell'America del Nord a dover essere rivendicati dai popoli di tutto il mondo. Ma esattamente di cosa si tratta? Davvero esiste un insieme di princìpi dottrinari riguardanti la vita e la libertà comuni a tutti i Paesi europei e nordamericani? Oppure si tratta di un artificio retorico che nasconde un etnocentrismo esaltato? Proveremo a rispondere a questa domanda utilizzando il metodo comparativo, sulla scorta di quanto fatto in simili occasioni da intellettuali di scuole diverse, come Noam Chomsky e Domenico Losurdo.

Il punto di partenza per una simile analisi è che non esiste solo una democrazia interna, ma anche una esterna, propria delle relazioni internazionali, che influenza profondamente la prima. In mancanza della seconda, ecco che la prima soffre pesanti contraccolpi: l'enorme disparità di mezzi militari, economici e massmediatici tra Paesi può diventare insostenibile determinando strette autoritarie in Paesi più deboli e guerre nei confronti di quest'ultime.

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