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In Spagna vince Rajoy, l' Andreotti galiziano

In Spagna vince Rajoy, l' Andreotti galiziano

Mariano Rajoy ce l’ha fatta. Pablo Iglesias ce l’ha fatta. Entrambi hanno ottenuto ciò che era lecito aspettarsi dopo le elezioni del 20 dicembre scorso (poi seguite da quelle del 26 luglio): il Partito Popolare al Governo, sostenuto da un fratturato Partito Socialista e da Ciutadanos e Podemos fieramente all’opposizione. Tuttavia la differenza tra i due è sostanziale: il primo non ha mai negato di ambire alla presidenza, mentre il secondo ha dato credito per 315 giorni all’idea di una maggioranza alternativa. Vi erano reali possibilità di riuscita di una simile operazione? Poche, pochissime. Sarebbe stata necessaria l’astensione di partiti nazionalisti o indipendentisti catalani e baschi, ma è tanto quanto basta per poter accusare il PSOE di tradimento. Il mito dell'unico partito PPSOE finalmente si afferma e Iglesias può presentarsi con più legittimità come unica alternativa alla destra. Un altro duro colpo per la socialdemocrazia.

Mariano Rajoy è il vero vincitore di questa lunga e inedita battaglia politica. È un politico fuori tempo massimo, un Andreotti della Galizia, privo di caratteristiche giudicate fondamentali per avere successo oggigiorno. Non è carismatico, non ha fantasia né colpi di genio, non è amato dagli spagnoli né tantomeno dalla base dei Popolari. È un galiziano per anni messo in discussione dalla destra madrilena dopo aver perso due elezioni che sembravano vinte in partenza. Tuttavia l’uomo ha delle qualità indiscutibili: resistente, imperturbabile, conoscitore dell’apparato statale e del partito. Dopo la caduta di Zapatero ha resistito a tutto: scandali, perdita di municipi e comunità autonome e soprattutto a due elezioni in pochi mesi e ai tentativi di sostituirlo con un altro candidato. Ora il suo potere è solido, ma il suo resta un governo di minoranza.

A sostenerlo, a parte il partito liberale Ciutadanos, c’è il PSOE, che ha vissuto i suoi giorni peggiori. Il segretario Pedro Sánchez, fermo sul “No” a Rajoy, è stato destituito con una manovra interna. La nuova cupola si è dunque astenuta, ma il partito è fratturato. A comandare ora c’è l’area della Presidentessa dell’Andalusia, Susana Díaz, attestata su posizioni conservatrici, dall’altra Sánchez, che dopo le dimissioni da deputato è partito all’attacco. In un’intervista al popolare programma Salvados, l’ex segretario ha sostenuto una racconto degli ultimi dieci mesi che sembra essere stato scritto da Pablo Iglesias in persona: il governo alternativo, ha detto Sánchez, non si è realizzato per colpa delle pressioni dei poteri forti, grandi imprese e il giornale El País. Dichiarazioni sorprendenti, proprie di un uomo umiliato.

Podemos vince diverse partite ideologiche: il bipartitismo è ufficialmente morto, il PP e il PSOE sostengono lo stesso modello di società e rappresentano l’unica opposizione, il governo coi socialisti non si è realizzato e nessuno può imputare loro la colpa. Tuttavia gli interrogativi e il dibattito dentro i “viola” non sono pochi. A presentarsi sono due visioni: la prima, quella del segretario generale, è quella di recuperare un profilo più conflittuale, promuovendo e inserendosi in movimenti sociali e in lotte sindacali; l’altra è quella del suo sodale Íñigo Errejón, che propone di concentrarsi sul lavoro parlamentare. Le linee differiscono anche riguardo agli elettori a cui mirano: mentre la prima è concentrata a convincere un elettorato non ideologizzato, stanco e colpito dalla crisi, la seconda mira a attirare i delusi del PSOE.

Restano aperta la questione riguardante il processo indipendentista catalano. Il Presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, ha assicurato che a settembre si terrà il referendum per l’indipendenza. Sono posizioni che vanno pesate: già nel novembre del 2014 se ne tenne uno non vincolante e le elezioni parlamentarie del 2015 vennero presentare come plebiscitarie. Le forze indipendentiste devono ora scegliere se fare sul serio e violare le leggi vigenti o se realizzare un’altra consultazione simbolica, una scelta che coprirebbe di ridicolo il movimento nazionalista. Anche per Podemos, unica forza statale che sostiene lo svolgimento del referendum, si pone il problema di come porsi, se far valere il discorso del rispetto della legge o quello della sovranità popolare. Riguardo alla questione catalana la tela di Arianna si sta esaurendo per tutti.

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