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Elaborazione: un progetto di ricerca sul lavoro cognitivo

Elaborazione: un progetto di ricerca sul lavoro cognitivo

"È uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo". Questa frase, celeberrima al punto che quasi nessuno più ricorda da chi sia stata pronunciata, calza a pennello per il progetto di ricerca dal titolo Elaborazione, e probabilmente sarà venuta in mente anche ai ricercatori e promotori del progetto di Ires CGIL Emilia-Romagna, Veneto e Toscana. In fondo, il titolo ha una doppia valenza rispetto alla ricerca: si può usare per definire il progetto stesso e per chi è coinvolto nello studio, che ha come obiettivo la definizione del cosiddetto lavoro cognitivo.

Nella società dei mille lavori, in un Paese che vive sul lavoro parcellizzato e precario, un progetto di ricerca diventa una vera e propria sfida. Sembra uno studio peer-to-peer, perché sia chi lo promuove, sia chi è coinvolto non trova una definizione adatta a questo tipo di lavoro. Dunque, più di che fotografare la situazione italiana l'obiettivo è quello di trovare una definizione generale per il lavoro cognitivo. Per vincere la sfida, gli istituti di ricerca hanno promosso un sito, un account Twitter e una pagina Facebook ad hoc per permettere a chi volesse aiutarli in questa sfida di rispondere al questionario semplice, anonimo e chiaro che "ruba" solo cinque minuti.

Il lavoro ormai ha in qualsiasi settore un valore aggiunto di conoscenza e competenza maggiore rispetto al passato. Quando si parla di lavoro cognitivo si pensa sempre a figure come i freelance, i ricercatori, o simili; ma non è così, basta pensare alla figura dell'operaio, che ha subito una metamorfosi ma che non è scomparsa, o agli operatori di call center, che accedono a questo lavoro portando con sé un bagaglio di saperi pratici e conoscenze che utilizzano per il proprio lavoro. Gli operai, ormai, sulle linee non solo operano ma apportano modifiche consistenti alla produzione: ad esempio nella Fiat prima di Fabbrica Italia gli operai preparavano delle bozze di progetti da sottoporre poi ai tecnici per apportare modifiche ai prodotti o ai micro processi produttivi. D'altro canto nei call center outbound (dove l'operatore chiama per vendere prodotti) la formazione si riduce ad una mera informazione sulle tariffe dei prodotti da vendere, quindi la capacità di raggiungere i risultati è scaricata tutta sul lavoratore, che riceve un compenso sulle provvigioni e sugli obiettivi raggiunti; in questo contesto, il lavoratore spesso genera valore per la casa madre per cui vende il prodotto senza ricevere nessun compenso, infatti, in molti casi si intercetta un potenziale cliente, gli si espone l'offerta e le condizioni per attivare il servizio e, nel momento in cui lo si ricontatta, l'utente ha aderito all'offerta attraverso altri canali (ad esempio il web, o con altro operatore vista la concorrenza spietata).

Dunque, il contenuto di conoscenza nel lavoro è sempre più alto in ogni tipo di impiego. Darne una definizione è una sfida davvero difficile. Aspettiamo con ansia i risultati della ricerca di Elaborazione.

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 19:05
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