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Grecia: chiude anche il Politecnico? Allarme anche nelle università italiane

Grecia: chiude anche il Politecnico? Allarme anche nelle università italiane

In Grecia a causa dei tagli e delle politiche di austerità verranno licenziati 12500 dipendenti delle università. In seguito a queste scelte molti atenei sono entrati in crisi e l'università di Atene ha annunciato la propria drammatica chiusura. Adesso anche il celebre Politecnico della capitale greca è in crisi avendo subito un piano da 399 licenziamenti. 

In Italia la situazione è da anni drammatica a causa dei tagli contro cui negli anni si sono scagliate le proteste studentesche. I rettori, spesso complici di tali tagli sono però entrati in allarme anche in Italia. Il presidente della Crui, Stefano Paleari, in un comunicato pubblicato sul sito della Conferenza dei rettori dal titolo eloquente "la Grecia è dietro l'angolo" ha dichiarato “La lettera nasce all’interno di una situazione drammatica. Negli ultimi anni abbiamo perso 1 miliardo su 7. Stiamo parlando di uno dei finanziamenti per l’Università più bassi d’Europa. Questo ha significato una riduzione di 10.000 unità di chi insegna e fa ricerca. E un conseguente decremento dei laureati, che ormai sono di più di 10 punti percentuali sotto la media europea”. Affermazioni molto nette, molto simili a ciò che per anni ha affermato il movimento studentesco e che venivano bollate come allarmismi inutili e populisti, ma che oggi si rivelano semplicemente una profezia oggettiva.

Riportiamo di seguito il comunicato del personale del Politecnico Metsoviano Nazionale  tradotto dal sito Atene Calling

In una notte, dal Politecnico di Atene (EMP) sono stati licenziati 399 impiegati, metà del suo personale. Con una decisione ministeriale e senza l’approvazione del parlamento (le regole fondamentali della democrazia non si applicano, quando si mettono in atto reati predeterminati), 399 impiegati sono stati messi in mobilità e da lì spinti verso il baratro del licenziamento. La scusa? Soddisfare il numero di licenziamenti richiesto dalla Troika. 399 persone perdono il loro volto, le loro caratteristiche, la loro vita, si trasformano in numeri. Persone che, ognuno dal proprio posto, facevano quello che potevano per lavorare al meglio, nonostante le difficoltà, in quello che la società greca ammirava e amava: il Politecnico Metsoviano Nazionale.

Ed è per questo che oggi portiamo le maschere. Le maschere della tristezza, della disperazione, le maschere che nascondono centinaia di drammi personali. Ma anche le maschere che non possono nascondere la nostra rabbia e il nostro orgoglio. Né la nostra decisione di lottare fino alla fine per impedire questa misura da incubo della messa in mobilità-licenziamento. Portiamo le maschere per ricordare che se non verrà abolita quella decisione, domani o in un futuro vicino, al nostro posto potrebbe trovarsi chiunque di voi. La “success story” del “recupero” è riuscita a produrre soltanto 2 milioni di disoccupati e non smetterà di procurare tristezza e dolore, se non la fermiamo noi.

Perché fanno questa cosa al Politecnico? Perché distruggono un’istituzione creata con tanto sforzo, grazie alla dedizione di miglia di persone? Questo sarebbe necessario per rimettere in piedi il paese (nel 1943, durante l’occupazione tedesca, proprio il Politecnico preparava il piano di ricostruzione del paese)? Perché distruggono il Politecnico insieme alle altre università del paese? Si tratta solamente di un’estrema sottomissione del governo a tutto quello che gli viene ordinato dalla troika? Si tratta soltanto di evidente e completa incapacità? Purtroppo no. L’obiettivo è quello di “accorpare” le grandi università pubbliche per liberare lo spazio per quelle private, affinché il popolo perda il diritto di mandare i propri figli ad una buona università pubblica. Tra l’altro, in un paese di terza categoria – perché questo è il ruolo che riservano alla Grecia – a cosa servono università di prima categoria?

Non glielo permetteremo. Né di saccheggiare le nostre vite, né di distruggere il Politecnico o di continuare a demolire il nostro paese. Le cose cambiano. I disperati, noi tutti, prendiamo le cose nelle nostre mani. Nessuno se ne andrà dal Politecnico! Sosteneteci oggi, per creare una grande forza, per vincere!

Atene, 26 Settembre 2013

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 19:07
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