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Roberto "Freak" Antoni. L'irriverenza e il punk

  • Scritto da  Francesco Santimone
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Freak Antoni Freak Antoni

 

Attore, cantante, performance artist, scrittore, dj, giornalista: sono alcune delle etichette con cui, negli anni, si è provato ad inquadrare Roberto "Freak" Antoni. Prima di tutto, e forse suo malgrado, un'icona della contro-cultura italiana. Contro, perché a parlare di inflazione, droga, violenza, ribellismo ma con l'irriverenza degli anni della contestazione e del piombo, non si può che esser contro.

 

 

Va stretta, almeno per chi scrive queste righe, l'etichetta "Rock demenziale", quella a cui il suo nome è e sempre sarà associato; questo perché nei 35 anni che hanno seguito l'esordio discografico (con "Inascoltabile", risultato di "una notte di improvvisazione per una decina di persone innamorate della musica") gli Skiantos si sono rivelati la sintesi migliore tra il nichilismo del punk e il sarcasmo di chi, crescendo e vivendo in Italia, non poteva far altro che masticare amaro e ridere. Ridere, ma pensando.

Chi ci ha lasciato oggi è semplicemente un simbolo: di una città e di un periodo, la Bologna del '77, di Andrea Pazienza (suo amico e collega al DAMS), delle radio libere, del maodadaismo. Coerente e sorridente fino alla fine (in un'intervista, a proposito del male che oggi lo ha portato via, aveva dichiarato: “Se non altro la malattia mi ha fatto smettere con la droga”), ci ha lasciato uno spaccato diverso, scanzonato, dell'Italietta borghese che sbandierava il proprio ribellismo alla mamma (“Sono un ribelle, mamma”), e si scandalizzava a sentir parlare di sesso (celebri "Mi piaccion le sbarbine", "Sesso e karnazza", e "C'è sempre una ragazza che mi piace") e droghe (“Eptadone”, “Il proibizionista”). La carriera degli Skiantos e di "Freak" Antoni è stata un continuo rilanciare, provocare, pungolare il pubblico nei suoi punti deboli, come con la spaghettata al Bologna Rock, o il lancio di verdure dal palco al pubblico, atto di sfondamento della quarta parete, della barriera tra chi si esibisce e chi assiste: "La nostra provocazione aveva toccato, a seconda dei punti di vista, il fondo e l'apice nello stesso momento".

Provocazione delle provocazioni, forse, è stato proprio il tentativo di sfondare nel cristallizzato mercato della musica italiana, senza perdere i propri connotati caratteristici, che saranno per molto tempo il freno stesso della band. Coerentemente "contro".

“Largo all'avanguardia

pubblico di merda

Tu gli dai la stessa storia

tanto lui non c'ha memoria.

Sono proprio tutti tonti

vivon tutti sopra i monti.

Compran tutti i cantautori

come fanno i rematori

quando voglion fare i cori

che profumano di fiori”

(Largo all'avanguardia)

 

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