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Informazione: tanti, sottopagati e senza tutele. La denuncia dei precari romani

Coordinamento Errori di Stampa"Senza contratto, sfruttato, sottopagato, ricattato e non tutelato. Il giornalista precario costituisce oggi un vero e proprio “Errore di stampa”. Che va corretto." Così comincia il "manifesto" del coordinamento dei giornalisti precari di Roma che ha presentato oggi la propria inchiesta sulla condizione dei precari dell'informazione.

La conferenza stampa promossa da Errori di stampa – questo il nome del coordinamento – ha visto infatti la divulgazione del primo autocensimento sul precariato nel settore. I dati erano accompagnati da un titolo provocatorio, ma drammaticamente realistico: "Se volessi avere mille euro al mese… dovrei lavorare quaranta giorni su trenta" Non si tratta solo di una battuta, infatti, i collaboratori freelance (che non sono tali per scelta, ma per necessità) a seconda della testata ricevono compensi che variano dai 5 ai 120 euro lordi a pezzo, con una media che si aggira intorno ai 30 euro.

Bisogna però calcolare i costi che la realizzazione di un articolo comporta: telefono, connessione, attrezzatura, trasporti. Proprio a partire da questa media, il coordinamento Errori di stampa ha calcolato che se un giornalista precario a Roma volesse guadagnare 1000 netti al mese, dovrebbe scrivere un articolo al giorno, tutti i giorni, senza ferie né malattia per 40 giorni al mese.

Negli ultimi anni siamo stati abituati a considerare il controllo politico dei media come il principale problema dell'informazione italiana, sottovalutando le condizioni di lavoro in cui versano migliaia di giornalisti, che vengono con ipocrisia, ignoranza o strumentalità considerati una casta di privilegiati. Nel loro manifesto i precari di "Errori di stampa" scrivono "Ignorato dal sindacato di categoria, benché gran parte dell’informazione quotidiana sia il frutto del suo armeggiare con taccuini e microfoni, il giornalista precario è dunque abbandonato a se stesso. Eppure, se non ci fossero i precari a portare le notizie e a far girare la macchina, il sistema dell’informazione si arresterebbe di colpo."

Solo a Roma sono più di duemila i giornalisti precari, impegnati in tutte le testate, dalla carta stampata alla tv, dalle agenzie di stampa alla radio, sono professionisti, pubblicisti o non iscritti all’Ordine, costretti spesso a collezionare tre o quattro collaborazioni con testate diverse per arrivare a uno stipendio appena dignitoso. 

La stima finale di duemila si ottiene sommando agli oltre 800 precari della carta stampata che emergono dal censimento, i precari delle tv e soprattutto di Sky e della Rai, oltre a quelli degli uffici stampa politici. Sono moltissime le tipologie contrattuali utilizzate dalle testate giornalistiche per assumere i precari: cococo, cocopro, stage gratuiti, lavoro nero, borderò, partite Iva, Frt, cessione dei diritti d’autore, contributi di solidarietà, tempo determinato, indeterminato con facilità di licenziamento senza tutele né indennità e con un preavviso di appena 30 giorni. In alcuni casi pur di risparmiare alcune testate assumono con inquadramenti : consulenti, autori, programmisti, assistenti, segretari e addetti alla redazione.

Non si tratta ovviamente di un lavoro fine a se stesso, obiettivo di questo gruppo di giornalisti precari è portare avanti le proprie rivendicazioni, anche perché, lamentano, l'Ordine dei giornalisti, la Fnsi e le associazioni locali pensano troppo a chi un contratto ce l’ha già. Per questo Errori di stampa chiede:

  • il rispetto dei tariffari per tutti i collaboratori.
  • l’indennità di disoccupazione per tutti i contratti atipici.
  • l’istituzione del “bacino dei precari” e di un rappresentante dei collaboratori in seno al Cdr in tutte le aziende editoriali, a partire da quelle in “stato di crisi”.
  • la regolamentazione degli stage nelle redazioni: gli stagisti non sono personale a costo zero e non possono essere usati per sostituire il lavoro dei redattori.

 

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 18:16
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