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La settimana nera dei penitenziari: quattro morti in pochi giorni

Quella che avrebbe dovuto essere la settimana decisiva per segnare un nuovo cambio di passo nell'annosa questione del sovraffollamento delle carceri italiane, con la Camera che ha approvato una serie di provvedimenti tra cui quello che prevede lo stanziamento di 20,3 milioni di euro a chi, al termine della detenzione, faccia richiesta di risarcimento per aver vissuto nei penitenziari italiani in condizioni disumane, è stata contrassegnata da quattro decessi, dei quali tre per suicidio, che fanno salire complessivamente a 82 i morti in cella dall'inizio del 2014.

Detenuto gravemente malato muore nel carcere di Giarre, aperta un'inchiesta

45 decessi nel primo trimestre, dei quali 12 per suicidio e tanti, troppi per cause da accertare: questi sono i dati diffusi dall’Osservatorio permanente sulle morti in carcere appena tre giorni fa; numeri diffusi nelle stesse ore in cui il rapporto 2012 sugli istituti di pena del Consiglio d'Europa sottolineava come il sovraffollamento delle carceri italiane è secondo, nello scenario complessivo del Vecchio Continente, solo alla Serbia. Sempre di queste ore, la notizia di un nuovo assurdo decesso nei penitenziari della Penisola stavolta a Giarre, nel catanese, dove a perdere la vita – il 25 aprile – è stato Daniele Sparti, di 32 anni.

“Prison”, le rime dei detenuti trevigiani per raccontare 'la bella Italia'

 

“Si appiccica alla pelle come una medusa/un barcone che affonda mentre arriva a Lampedusa”, questa una delle rime di 'La Bella Italia', brano che apre un insolito album hip hop, “Prison”, realizzato da alcuni detenuti della casa circondariale di Treviso, i quali hanno partecipato a un laboratorio di scrittura creativa, per poi realizzare un disco, perché la passione per la musica spinge a “cantare pure in gabbia”. Quella del carcere veneto è un'esperienza collettiva, nata in luoghi di detenzione, simile ad altre che – anche negli scorsi mesi – 'Il Corsaro' ha voluto raccontare.

Violenze nel carcere di Vicenza, denunciati 15 secondini

Il pubblico ministero di Vicenza, Alessandro Severi, ha inviato nelle scorse ore 15 avvisi di garanzia nei confronti di altrettanti agenti di polizia penitenziaria in servizio presso il carcere San Pio X del capoluogo di provincia veneto. Tra questi, ispettori, sovrintendenti e anche un sostituto commissario, accusati da almeno cinque detenuti che in più occasioni hanno denunciato abusi nei loro confronti. Gli accusati si difendono parlando di “circostanze prive di fondamento, fatti che non esistono”, le voci su quando accade nel penitenziario si rincorrono ormai da anni, tant'è che nel novembre 2012, al termine di un'ispezione, l'allora parlamentare radicale, Rita Bernardini, parlò esplicitamente di “carcere degli orrori”.

Detenuto 'suicida' a Lucera, i dubbi della famiglia

Alberico Di Noia era detenuto per aver adescato sui social network una giovane donna, per poi minacciarla di rendere pubbliche alcune foto che gli aveva inviato, se non si fosse resa accondiscendente rispetto alla soddisfazione di prestazioni sessuali. La giovane aveva denunciato tutto alle forze dell'ordine e il maldestro tentativo di fuga dell'uomo aveva complicato la sua situazione. I fatti risalgono al marzo 2012 e a febbraio – si apprende in queste ore – era prevista un'udienza per decidere se affidare il detenuto ai servizi sociali. Ma l'uomo si è suicidato qualche giorno fa nel carcere di Lucera.

Carceri: quattro morti nei primi giorni del 2014

I dati dell'associazione “Ristretti Orizzonti” hanno reso noto che, nel 2013, i morti nelle carceri italiane sono stati 148, di cui 49 per suicidio: si registra dunque un calo rispetto agli anni precedenti, proprio nel periodo in cui maggiore è stata la discussione sulle criticità dei nostri penitenziari. Il 2014 si è aperto però con un boom: sono già quattro infatti le persone morte in cella, l'ultimo in ordine di tempo è l'ex militante di Prima Linea, Roberto Sandalo.

Federico, Cristian, Mario, Danilo: quanti sono i casi Perna nelle carceri italiane?

Quando leggi di Federico Perna, del suo decesso in carcere, quando la madre ti sbatte in faccia le foto del suo cadavere, ti monta una tale rabbia che non riesci nemmeno a scriverne. La “colpa” del detenuto 34enne morto a Poggioreale quasi un mese fa è quella di essere un tossico in uno Stato dove le comunità terapeutiche vengono chiuse e gli ospiti rispediti tra le mura di un carcere. Il suo destino lo accomuna a quello di casi noti, come Stefano Cucchi, e meno noti, come Marcello Lonzi, ma soprattutto di chi, ai tempi dell'umanitarismo “ad personam” del ministro Cancellieri, lo ha preceduto di appena pochi giorni nella medesima sorte.

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