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Detenuto 'suicida' a Lucera, i dubbi della famiglia

Il penitenziario di Lucera Il penitenziario di Lucera

Alberico Di Noia era detenuto per aver adescato sui social network una giovane donna, per poi minacciarla di rendere pubbliche alcune foto che gli aveva inviato, se non si fosse resa accondiscendente rispetto alla soddisfazione di prestazioni sessuali. La giovane aveva denunciato tutto alle forze dell'ordine e il maldestro tentativo di fuga dell'uomo aveva complicato la sua situazione. I fatti risalgono al marzo 2012 e a febbraio – si apprende in queste ore – era prevista un'udienza per decidere se affidare il detenuto ai servizi sociali. Ma l'uomo si è suicidato qualche giorno fa nel carcere di Lucera.

L'Osservatorio permanente sulle morti in carcere ha reso noto che “l'uomo era in cella da solo, tecnicamente 'in osservazione' da cinque giorni, poiché aveva avuto un alterco con una guardia penitenziaria”. Secondo quanto viene affermato, l'agente avrebbe impedito a Di Noia “di regalare una caramella al figlio” che si era recato in carcere con la madre, come era solito fare. Nei giorni di isolamento, l'uomo – che avrebbe sempre avuto in passato un comportamento ottimo nella struttura penitenziaria – si sarebbe dunque impiccato.

Fin qui la versione ufficiale. Perché al di là della difesa d'ufficio degli agenti di polizia penitenziaria, che attraverso il segretario generale del Coosp, Domenico Mastrulli, ha escluso “categoricamente un coinvolgimento, anche morale, dei baschi azzurri relativamente alla morte del 38enne di Zapponeta, avvenuta nel carcere di Lucera”, tanti sono i dubbi avanzati dai legali della famiglia Di Noia.

Innanzitutto, ci si chiede come mai un detenuto, che per due anni sceglie di tenere una buona condotta nel carcere dove si trova, decida di impiccarsi mentre si trova in isolamento. Gli avvocati hanno poi sostenuto che a Di Noia, in passato, sarebbe stata diagnosticata una forte tachicardia, che lo avrebbe reso incompatibile con il regime di isolamento. Inoltre, per ben 36 ore i familiari di Alberico Di Noia non avrebbero potuto vedere il corpo senza vita del loro congiunto e che una volta visionato il cadavere, avrebbero notato una vistosa tumefazione sul lato destro del volto, che a detta dei loro legali non sarebbe riconducibile a ipostasi.

La ricostruzione della vicenda, fatta da diversi portali di informazione locale, lascerebbe aperti dunque diversi punti interrogativi, tant'è che nel pomeriggio di ieri, Luciano Castigliego, consigliere comunale di Zapponeta, paese d'origine del detenuto deceduto, ha reso noto al sito 'Stato Quotidiano': “Il Procuratore Capo del Tribunale di Foggia – e il procuratore aggiunto – ha autorizzato l’autopsia sul corpo del 38enne di Zapponeta Alberico Di Noia – deceduto in carcere a Lucera – anche in relazione all’ulteriore e più grave reato da ipotizzare, di istigazione o induzione al suicidio”.

Si proverà a far luce, come richiesto dai legali della famiglia Di Noia, sugli aspetti oscuri della vicenda, intanto oggi si è costretti a registrare il suicidio di un altro detenuto nel carcere di via Burla, a Parma. E' il sesto morto dall'inizio dell'anno. E' il terzo detenuto che ha deciso di togliersi la vita, in attesa di eliminare qualche condizionale sulle cause del decesso di Alberico Di Noia.

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