Menu

Macerata: una lunga, lunghissima settimana. Ma è solo l'inizio

La manifestazione di domenica pomeriggio La manifestazione di domenica pomeriggio

Partiamo dalla fine: da circa 72 ore, da quando sabato è scattato il coprifuoco, Macerata è una città blindata, con camionette e defender di polizia e carabinieri praticamente a ogni angolo. Chi scrive ha scelto di stabilirsi qui perché la qualità della vita è tra le migliori in Italia. Nello stesso tempo, da 72 ore sta vivendo una sensazione di disorientamento che è ben maggiore di quella vissuta dopo le scosse di agosto e di ottobre 2016. Questa premessa è fondamentale: in tanti ci chiedono perché parliamo di terrorismo commentando il gesto di Luca Traini e l'immagine di una tranquilla cittadina di provincia completamente militarizzata forse rende meglio l'idea. Ora facciamo un passo indietro.

Mercoledì mattina, inizia a circolare non solo in città ma in tutta Italia un appello: da una comunità di recupero della provincia è sparita una ragazza, viene fatto subito notare che si tratta di una persona molto fragile, da poco maggiorenne. Appena qualche ora dopo, viene battuta un'agenzia: nelle campagne intorno a Macerata è stato trovato il corpo di una donna, fatta a pezzi. Qualcuno – nella stampa locale – si precipita ad accostare i due episodi. Qualcun altro è più cauto. Nel tardo pomeriggio, la conferma: i resti sono di Pamela Mastropietro.

IMG 20180204 WA0001A chi a Macerata ci è nato, a chi ci vive da tanti anni, torna in mente un episodio tragico, il cui epilogo non fu simile per puro caso. Nel luglio 2006, l'ex direttore artistico del teatro si presentò a casa della moglie da cui si era da poco separato, la massacrò e la gettò tra i rifiuti. La donna era ancora viva. Grande fu l'ondata di indignazione, anche nei confronti di chi non condannò con le giuste parole quell'episodio. Oltre dieci anni dopo, Macerata ripiomba nello stesso incubo. In serata, la repentina svolta del caso: Pamela Mastropietro è stata ridotta così da un pusher nigeriano. Ad accusarlo, alcune immagini e due testimonianze: quella di una farmacista e quella di un camerunense che si presenta in Questura e racconta di aver accompagnato il nigeriano sul luogo dove sono stati abbandonati i trolley.

All'indignazione per una morte orrenda della ragazza, si aggiunge l'odio razziale. A fomentarlo sono i commenti politici, ma anche di semplici cittadini che scaricano quotidianamente sui social le loro frustrazioni e si trovano davanti un'occasione irripetibile per gettare benzina sul fuoco. In città non si parla d'altro, ma il punto non è comprendere la follia di chi ha usato così tanta violenza contro una ragazza di appena 18 anni. Un atto criminale di quel tipo va condannato, poco c'entra il colore della pelle. Si è però innescato un meccanismo perverso: dal web, i diffusori di odio razziale si sono trasferiti ormai nei bar e nelle piazze principali. Portare a esempio tristi precedenti di reati simili commessi da italiani sembra del tutto inutile. Per fortuna, Macerata è una città civile e in tanti rifiutano l'accostamento tra una motivata indignazione e l'odio per il colore della pelle di chi ha commesso un delitto così brutale. Per fortuna, Macerata è una città che ha a cuore l'integrazione e tra i tanti migranti il coro è unanime: quell'episodio di violenza è da condannare.

FB IMG 1517765960612Così, venerdì sera, vado a dormire con la convinzione che in fondo questa società non è così malata. Mi rassicurano, in particolare, l'ultima discussione con un conoscente in un locale e la scelta della comunità nigeriana di scendere in piazza il giorno seguente per ricordare Pamela Mastropietro. Dunque, il sabato mattina è una giornata come tante, quando sulla città di Macerata, ancora frastornata sicuramente, ma pronta a rialzarsi, piomba l'incubo. Intorno alle 11.30, arrivano due telefonate, dallo stesso contenuto: “Non uscire di casa, c'è qualcuno a bordo di un'Alfa che spara contro la gente”. Quando arrivano le prime notizie dei luoghi dove lo sparatore ha colpito, è subito chiaro che qualcuno in città ce l'ha con chi ha la pelle nera: in Via dei Velini ha sede uno Sprar, tra i due corsi principali e la stazione è normale trovarsi di fronte a persone provenienti dal continente africano, poi il “giustiziere di mezzogiorno” si sposta verso Via Spalato, dove ha sede il Pd e dove è stata massacrata Pamela Mastropietro. Undici persone diventano oggetto dell'azione armata, sei finiscono in ospedale. Due sono gravi. Che ci sia in corso una rappresaglia razzista dovrebbe essere la prima ipotesi, invece qualcuno detta una velina che recita “forse in corso un regolamento di conti tra extracomunitari”. Altra benzina sul fuoco.

Poco prima di mezzogiorno, il sindaco di Macerata, Romano Carancini, registra un messaggio e chiama in tutte le case: “Buongiorno, sono Romano Carancini, il sindaco di Macerata. Chiedo a tutti di restare a tutti di restare in posti protetti, dentro le proprie case, dentro le proprie scuole, perché in città gira uno squilibrato che spara”. Il coprifuoco dura circa due ore e nel frattempo la campagna di odio assume contorni davvero imbarazzanti. Chi dà retta alla storiella del regolamento di conti invita il sindaco – che peraltro si è mosso tutelando i propri concittadini – alle dimissioni, chi capisce che chi sta sparando è un folle con idee razziste lo esalta immediatamente come “eroe”. Parte la caccia all'uomo, con l'auto che sembra svanita nel nulla. Riappare circa un'ora dopo: l'autore dell'atto criminale si consegna davanti al monumento ai caduti, con tanto di saluto romano.

Luca Traini dopo l'arrestoSi chiama Luca Traini, ha 28 anni. Qualcuno dalla foto lo riconosce subito, lo chiamano “il Lupo”, lo stesso soprannome di Luciano Liboni, e con lui tanti punti in comune. Si scoprirà poi che prima di costituirsi in maniera teatrale, l'autore della tentata strage – usiamo la giusta terminologia – è andato nella zona dove è stato trovato il corpo straziato di Pamela Mastropietro. Pare che abbia depositato un busto di Mussolini. Di sicuro, ha esploso dei colpi d'arma da fuoco contro un bar frequentato da persone comuni: cacciatori e giovanissimi. Le immagini mostrano chiaramente come il gestore del locale abbia rischiato davvero grosso. Nemmeno quanto la verità emerge, sconcertante, placa gli istinti razzisti degli haters. Nascono subito due pagine Facebook che inneggiano al cecchino, Forza Nuova pochi minuti dopo si schiera platealmente con lui. Emerge una candidatura con la Lega Nord, poi un video che lo immortala insieme a Salvini e c'è chi per cercare di giustificare l'atto tira fuori la bufala di una relazione tra Luca Traini e Pamela Mastropietro. Si tratta di un particolare non di poco conto: chi dice di essere indignato per la morte della ragazza, non perde un minuto a gettarle addosso fango tirando fuori una storia priva di fondamento e senso logico, a cui peraltro molti abboccano.

IMG 20180203 WA0111Intorno alle 14, cessa il coprifuoco ma non la paura: tante le testimonianze di chi parla di bambini in lacrime che vengono presi in consegna dai genitori e di persone di tutte le età che hanno paura a uscire di casa anche per comprare un pezzo di pizza. “Tutta colpa di un negro”, la vulgata comune, ma quest'episodio risveglia soprattutto le coscienze di chi crede che un atto del genere non debba passare in silenzio. Il primo passo è identificare l'atto: si tratta di terrorismo di stampo fascista e razzista. Il secondo è quello di individuare i mandanti morali: coloro che soffiano e continuano a soffiare sul fuoco. Il terzo e ultimo passo è preparare la risposta. Nel pomeriggio inizia a circolare un messaggio tra Facebook Messenger e Whatsapp: domani ore 17 presidio Giardini Diaz Macerata. Massima diffusione. La sera arriva il ministro Minniti e Macerata viene blindata: nella piazza centrale, alle due di notte, staziona ancora una camionetta dei carabinieri a sorvegliare il nulla. Poche le persone in giro, con molti locali che decidono di abbassare le saracinesche o annullare gli eventi in programma. Tra chi decide di restare aperto, c'è fortunatamente chi prende posizione in maniera netta: “I banconi dei pub sono da sempre luogo di incontro e dibattito e il nostro non è da meno. Ci si vede al circolo dalle 19, i fascisti che appoggiano le gesta compiute oggi in città non sono ben accetti”.

IMG 20180203 WA0110La giornata di domenica si apre esattamente come si è chiuso il sabato, con l'ansia e la paura di chi non si sarebbe mai aspettato un episodio di queste dimensioni, simile a tanti avvenuti negli anni ad esempio negli Usa, ma probabilmente unico per la connotazione politica. C'è ancora chi minimizza parlando del gesto di un folle, chi accusa gli autoconvocati in pubblica piazza di non aver fatto altrettanto dopo la morte di Pamela. Alle 17.00 i Giardini Diaz, uno dei polmoni di Macerata, a ridosso del centro storico, sono già pieni di molte persone: l'appello ha funzionato, in centinaia hanno rifiutato la paura e hanno dimostrato che esiste un altro modello di società – forse l'unico, in realtà – che ripudia razzismi e fascismi, in ogni loro forma. Al megafono si alternano Irene, Stefano, Rebecca. Vengono ricordati i nomi dei feriti: Mahamadou Toure, 28enne maliano, Jennifer Otioto, nigeriana di 29 anni, poi ancora Gideon Azeke, 26 anni, il 20enne ghanese Wilson Kofi, Festus Omagbon, 32enne nigeriano, infine il 23enne del Gambia Omar Fadera.

Screenshot 20180204 175434Tocca poi a Marco del Csa Sisma, che lancia la proposta - subito accolta - di una manifestazione nazionale che si svolgerà sabato 10 proprio a Macerata. Si susseguono gli interventi, è la volta della comunità migrante: Endurance ricorda che “la pace è l'unico modo per cambiare il mondo”, Sammy, portavoce della comunità nigeriana, lancia l'appello “Non lasciateci soli”. Nicola, infine, chiarisce: “Smettiamola di collegare i due fatti. Tra una merda che spara una donna e una merda che spara in giro sono due merde, ma c'è una differenza sostanziale tra chi ammazza una persona e chi prova ad ammazzarne altre e si candida in un partito che vuole gestire il futuro di questo Paese. Bisogna smetterla di immaginare che quando una donna viene umiliata o uccisa c'è una razza o un colore. C'è un uomo, che con la sua forza mostra tutta la sua debolezza. Questo elemento è un comportamento fascista di chi ritiene le donne oggetto di proprietà. Dobbiamo essere in tanti sabato prossimo in corteo. Dobbiamo mostrarci, metterci la faccia, per dire che questo schifo va ricacciato nelle fogne. Bisogna che noi ci prepariamo ad affrontare una stagione che sarà dura e difficile”. Sarà duro e difficile liberare le strade da fascismi e razzismi. A Macerata, questa è stata una lunga, lunghissima settimana. Ma – qui come altrove – questo è solo l'inizio.

Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info