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Ancora un detenuto morto a Rebibbia: nel Lazio sono 16 i morti da inizio anno

Un detenuto salvadoregno di 30 anni è morto all'interno della sua cella nel carcere di Rebibbia. Secondo le prime informazioni – comunicate daal Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni – le cause della  morte sono ancora da stabilire.

Si tratta del sedicesimo decesso avvenuto nelle carceri del Lazio dall'inizio del 2013

Paesi Baschi: Lander e Aingeru assolti dall'accusa di danneggiamento

La notizia si sta diffondendo molto rapidamente in rete, proprio in questi minuti, attraverso il tam tam dei social network: Lander Fernández Arrinda e Aingeru Cardano, i due militanti baschi accusati di aver incendiato un autobus (vuoto) il 20 febbraio del 2002 a Bilbao sarebbero stati assolti dai reati a loro contestati, in particolare quello di danneggiamento e atti vandalici. Nessuna prova, nonostante i tanti tentativi messi in piedi negli anni dalla magistratura spagnola, rispetto alle accuse di una collaborazione con l'Euskadi Ta Askatasuna.

Infografica: tutti i numeri della drammatica situazione delle carceri italiane

Pubblichiamo una infografica riassuntiva di quella che è la situazione carceraria descritta da istituzioni come il DAP (Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria) e altre organizzazioni e sindacati che operano nel mondo delle carceri, da cui si evince che ancora oggi la questione più preoccupante è l'elevato numero di detenuti in attesa di primo giudizio, appellanti e ricorrenti, equivalente al 37,85% del totale della popolazione carceraria complessiva. Questo dato sfiora il 44% se si considera la sola popolazione straniera detenuta. Un elemento che deve far riflettere soprattutto quanti proseguono nel denunciare l'elevato numero di detenuti stranieri, senza mai ricordare che in quasi un caso su due non pende su di loro alcuna condanna definitiva.

Fine pena: mai. Cinque dialoghi su donne e uomini, oltre le mura del carcere

Emergenza. Sovraffollamento. Numeri da sistemare.

Nel dibattito politico e giornalistico il mondo dei penitenziari italiani è spesso affrontato partendo da questi tre dati, che corrispondono agli effetti inevitabili di un sistema mal funzionante.
Va da sé, però, che un’analisi che parte dagli effetti dimenticando le cause è un’analisi zoppa fin dal suo stesso nascere. Quando si parla di carcere e dell’emergenza cui si è giunti, si parla di specifiche scelte legislative e amministrative, si parla del diritto vivente applicato alla persona, si parla dei criteri di ammissione alla società.

Per questo l'associazione Progrè ha deciso di addentrarsi in un viaggio che cerchi di affrontare il fenomeno dell’emergenza penitenziaria da prima che diventasse tale, e che porti la società dei “liberi” a chiedersi cosa accada dietro le sbarre. 

Suicidi, tentati suicidi e morti sospette, l'emergenza carceri non conosce tregua

“E' vero, non tutti hanno la possibilità di bussare alla porta del ministro della giustizia, non tutti hanno un diretto contatto. Ma posso garantire che nessuno più di me avverte questa disparità in tutta la sua dolorosa ingiustizia. E’ difficile essere vicini a tutti”: con queste parole il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, sosteneva alle Camere la bontà del proprio operato, respingendo il pressing sulle dimissioni arrivato da più parti. Parole dimenticate e chiuse a chiave in un cassetto nel giro di pochi giorni, perché l'emergenza carceri è ripresa. Anzi, non si è mai fermata, nemmeno – come abbiamo sottolineato – nei giorni in cui si consumava l'affaire Ligresti.

Affaire Ligresti, non convincono le "buone intenzioni" della Cancellieri

“Il ministro della Giustizia deve essere responsabile e ha il dovere di rispettare le leggi, ma deve anche avere il diritto di essere un essere umano. Ho la coscienza a posto, non darò le dimissioni: si dimette chi ha cose di cui pentirsi. Negli ultimi tre mesi ho fatto più di cento interventi per persone che ho incontrato nel corso delle mie visite in carcere o i cui i familiari si sono rivolti a me anche solo tramite una e-mail. Ho fatto il mio dovere”. Così il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, parlando al congresso dei Radicali a Chianciano, ha giustificato il suo operato rispetto al caso di Giulia Ligresti. Nei giorni in cui il ministro si prodigava per il caso della giovane imprenditrice, però, nel nostro Paese, in un Cie, uno di quei luoghi in cui la disumanità è tendenzialmente superiore a quella dei penitenziari, un migrante moriva di infarto.

Morire di carcere a settant'anni, la vergogna senza fine dei penitenziari italiani

Superare i settant'anni e morire di carcere. E' successo ad Angelo Nuvoletta, camorrista noto per esser stato, nel corso della sua carriera delinquenziale, mandante e responsabile di efferati omicidi, come quello – ad esempio – del giornalista Giancarlo Siani. Il boss ha però avuto il “privilegio” di finire i suoi giorni su un letto di ospedale, a Parma. In sette altri casi (in tutto nel 2012 si erano registrati appena due decessi), nel corso di quest'anno, la morte per altrettanti detenuti ultrasettantenni è avvenuta perché il Tribunale di Sorveglianza ha respinto le richieste di scarcerazione o alleggerimento delle misure detentive avanzate dai loro legali, per essere stati ricoverati troppo tardi o perché si sceglie la strada del suicidio.

Carcere: il 29 novembre l'udienza preliminare per la morte di Gregorio Durante

“Peggio del caso Cucchi”, così la compagna di Gregorio Durante descrisse – qualche giorno dopo il decesso – la morte del suo uomo, avvenuta il giorno di San Silvestro del 2011 nella casa circondariale di Trani, dove questi era detenuto da qualche mese, dopo esser stato trasferito da Bari a causa dell'eccessivo sovraffollamento. Per quella morte, ormai uno dei tanti decessi sospetti avvenuti tra le mura di un carcere, contrassegnate dal silenzio e dall'omertà, il gup della procura di Trani dovrà esprimersi il prossimo 29 novembre nei confronti del dirigente della Asl responsabile del carcere e di altri quattro medici. 

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