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Fine pena: mai. Cinque dialoghi su donne e uomini, oltre le mura del carcere

  • Scritto da  Gaia Pallone
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Fine pena: mai Fine pena: mai

Emergenza. Sovraffollamento. Numeri da sistemare.

Nel dibattito politico e giornalistico il mondo dei penitenziari italiani è spesso affrontato partendo da questi tre dati, che corrispondono agli effetti inevitabili di un sistema mal funzionante.
Va da sé, però, che un’analisi che parte dagli effetti dimenticando le cause è un’analisi zoppa fin dal suo stesso nascere. Quando si parla di carcere e dell’emergenza cui si è giunti, si parla di specifiche scelte legislative e amministrative, si parla del diritto vivente applicato alla persona, si parla dei criteri di ammissione alla società.

Per questo l'associazione Progrè ha deciso di addentrarsi in un viaggio che cerchi di affrontare il fenomeno dell’emergenza penitenziaria da prima che diventasse tale, e che porti la società dei “liberi” a chiedersi cosa accada dietro le sbarre. 

Il viaggio di Progrè si divide in cinque percorsi concettuali che aiutino a comprendere la drammatica realtà penitenziaria da diverse angolazioni:

Il detenuto

Sovraffollamento significa troppi corpi. Ebbene, di chi sono questi corpi? La Relazione annuale delle attività svolte dal Garante dei detenuti in Emilia Romagna parla di un 80% composto di «persone che vivono in uno stato di svantaggio, disagio o marginalità sociale, con uno sfondo di precarietà familiare e di carenze educative».

Ecco allora che “i numeri da sistemare” assumono un volto, che troppo spesso non ha i caratteri di un delinquente da repellere, ma di un essere umano rifiutato dalla società ben prima di finire in cella.

La cella

Per chi abita il mondo libero, spesso, cella significa ozio, riposo, far nulla a carico dello Stato. Per chi a vario titolo ci è stato, cella significa rumore, sbarre, assenza di quotidianità. «Tutto è una conquista, anche le cose più scontate. Penso a cose semplici come fare una doccia, curare la salute, dormire su un cuscino, fare una passeggiata, una visita medica. Nulla può essere dato per scontato», scrive in una lettera al Corriere della Sera un detenuto per errore, che ha trascorso in carcere quarantadue giorni.
Come si coniuga il già difficile concetto di “rieducazione” in un ambiente in cui nemmeno al cesso si ha un attimo per sé?

Il reinserimento

La pena ha un massimo di durata stabilito per legge, al termine della quale, a norma dell’articolo 27 della nostra Costituzione, il condannato dovrebbe essere “rieducato”, cioè pronto al reinserimento in società. Che cosa avviene, però, una volta che la porta della cella si chiude dietro le spalle di un ormai ex detenuto?
Per comprenderlo bisogna partire dallo step precedente, dal chiedersi quali siano in carcere le occasioni lavorative e responsabilizzanti che permettano alle persone recluse di ricostruire se stesse e riprendere la propria vita da dove era stata interrotta.

La tortura

La Corte Europea dei Diritti Umani, con la sentenza dell'8 gennaio 2013, ha condannato lo Stato Italiano dichiarando che esso ha violato l’art. 3 della CEDU, che stabilisce il divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti. Bisogna chiedersi cosa significa “tortura” nel terzo millennio, e perché l’Italia non ha ancora inserito nel suo Codice Penale il reato di tortura previsto anche dalla Convenzione ONU del 1984.

Il carcere minorile

Finire in cella quando si ha ancora tutta la vita davanti: come costruisce il proprio futuro un giovane che si sveglia dietro delle sbarre, e quali sono le storie che popolano l’universo delle carceri per minorenni?
Progrè inizierà questo percorso partendo dalle scuole, parlando ai giovani delle vite di altri giovani, cui la mattina non suona la sveglia per andare in classe. Con quegli stessi giovani ci sarà poi un'altra occasione di incontro per lo spettacolo teatrale portato in scena dai ragazzi del Teatro del Pratello, il carcere minorile di Bologna.

Fine pena: mai, a Bologna dal 15 al 30 novembre, vuole essere un viaggio di riflessione, analisi, umanità. Un modo per interrogarsi su quale sia il fine di una giustizia che fatica a penetrare nel “mondo chiuso al mondo”, quel mondo in cui il diritto troppo spesso evade da se stesso.

Parteciperanno, tra gli altri: Anna Maria Cancellieri, ministro della giustizia; Bruno Desi, garante regionale delle persone private della libertà personale, Mauro Palma, presidente della commissione ministeriale sul sovraffollamento degli istituti penitenziari, Felice Casson, senatore e vicepresidente della Commissione Giustizia, Fabio Anselmo, legale della famiglia Aldrovandi, Gherardo Colombo, scrittore ed ex magistrato.

Per ulteriori informazioni: il programma e l'evento Facebook.

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