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Carcere: il 29 novembre l'udienza preliminare per la morte di Gregorio Durante

Carcere: il 29 novembre l'udienza preliminare per la morte di Gregorio Durante

“Peggio del caso Cucchi”, così la compagna di Gregorio Durante descrisse – qualche giorno dopo il decesso – la morte del suo uomo, avvenuta il giorno di San Silvestro del 2011 nella casa circondariale di Trani, dove questi era detenuto da qualche mese, dopo esser stato trasferito da Bari a causa dell'eccessivo sovraffollamento. Per quella morte, ormai uno dei tanti decessi sospetti avvenuti tra le mura di un carcere, contrassegnate dal silenzio e dall'omertà, il gup della procura di Trani dovrà esprimersi il prossimo 29 novembre nei confronti del dirigente della Asl responsabile del carcere e di altri quattro medici. 

Al personale medico del carcere di Trani viene contestato di non aver disposto il ricovero in ospedale nonostante le evidenti e gravi condizioni di salute di Durante, che – secondo i legali della sua famiglia – non sarebbe stato in grado di camminare, di nutrirsi e di assumere farmaci autonomamente. Secondo i medici legali che effettuarono l'autopsia, l'uomo è morto a causa di una broncopolmonite sopraggiunta ad una intossicazione da Fenobarbital, un noto barbiturico.

Il parallelismo con il caso di Stefano Cucchi fatto da Virginia, la compagna di Gregorio Durante, che fin da giovanissimo, per una serie di reati, ha passato molti anni in carcere, non sembra un azzardo. Ha denunciato infatti la donna: “Mio marito non l'hanno curato, l'hanno lasciato morire senza aiutarlo, con cattiveria, senza somministrargli la terapia prescritta dai medici e negli ultimi giorni di vita lo hanno ridotto a vegetare su una sedia a rotelle, con il pannolone, inebetito, non mangiava, non beveva più. E lui lo aveva detto e lo aveva anche scritto in una lettera”. Proseguiva il racconto della donna, che è madre di due bambini avuti da Durante: “Da quando è entrato nel carcere di Trani, gli hanno sospeso la somministrazione di un medicinale vitale: il Tolec prescritto dal neuropsichiatra Luigi Specchio degli Ospedali Riuniti di Foggia. La direzione del carcere ci ha detto che la Asl non lo passava e loro non potevano darlo, né hanno consentito che mio marito acquistasse questa medicina o che potessimo portarla noi, da fuori. Divieto assoluto. E mio marito peggiorava”.

Dopo aver ricevuto, il 4 dicembre 2011, una lettera dal compagno che suonava come una richiesta estrema d'aiuto, Virginia qualche giorno dopo va “in carcere, al colloquio: non mi riconosceva, girava tra la gente, nella sala, con una bottiglia d'acqua in mano e io l'ho abbracciato forte. Pochi secondi dopo ha avuto una crisi epilettica, davanti a tutti”. Quello che sconvolge, e che viene denunciato da ormai due anni sia dalla compagna che dalla madre dell'uomo, è che quelle richieste d'aiuto sarebbero state respinte dalla direzione del carcere perché valutate come una simulazione di problemi di salute per ottenere dei permessi. Il racconto di Ornella Chiffi, madre di Gregorio Durante, rasenta l'assurdo: “Tu esponevi al medico le condizione di tuo figlio, e quello che sarebbe successo se fosse rimasto in carcere. Il medico con le mani in tasca, ti rispose: 'Signora, è già un miracolo che lei stia parlando con me'. 'E’ stata fatta la Tac, la risonanza magnetica, l’esame del liquor?', chiedevo. Ma mentre dicevo questo, lui continuava a stare con le mani in tasca, e faceva spallucce, non dando risposta”.

Prosegue la denuncia della madre, moglie di Pippi Durante, in carcere per l'omicidio del consigliere comunale di Nardò, Renata Fonte: “Ho visto i segni ai polsi perché lo legavano e me lo hanno confermato i detenuti. Ci sono persone per fortuna danno voce a chi non ce l'ha più. I detenuti mi hanno raccontato che lo abbandonavano sul letto imbottito di Valium. E sono stati proprio i detenuti che con altruismo l'hanno lavato, accudito e cercato di  nutrirlo con una siringa”. Il 27 dicembre, infine, il preludio di quello che sarebbe successo da lì a qualche giorno; a raccontarlo è Virginia: “Il prof. Specchio, su nostra richiesta, lo ha visitato in carcere e ha prescritto un ricovero immediato: una istanza che è stata inviata con urgenza al magistrato di sorveglianza e al direttore del carcere. Ma non è successo niente e mio marito è morto. Gli ultimi giorni anche gli altri detenuti avevano le lacrime agli occhi. Mio marito, per quelli del carcere, invece, simulava. Sta simulando ora, in quella bara? Qualcuno mi deve dare una risposta”.

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