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L'immigrazione, la rinuncia di Grillo e quella della sinistra

  • Scritto da  Claudio Riccio e Lorenzo Zamponi
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L'immigrazione, la rinuncia di Grillo e quella della sinistra

Beppe Grillo rompe gli indugi e toglie un velo di ipocrisia e ambiguità sulle sue posizioni più volte palesate sul contrasto all'immigrazione, ma nel farlo esplicita anche altri aspetti di ambiguità del Movimento Cinque Stelle.

I fatti: in Senato il M5S aveva proposto e fatto approvare in commissione un emendamento per l'abolizione del reato di clandestinità. In molti, anche tra i più critici osservatori del movimento avevano guardato positivamente alla scelta. Poche ore dopo veniva pubblicato sul blog di Grillo un primo comunicato a firma del gruppo dei "cittadini-senatori" a cinque stelle in cui si specificava che l'obiettivo dell'emendamento era quello di "facilitare e rendere più rapide le espulsioni" e non ingolfare eccessivamente le forze di polizia. Nelle intenzioni dei "grillini" non c'era, quindi, nulla che avesse a che fare con considerazioni umanitarie e razionali sull'assurdità di riempire le carceri di persone la cui unica colpa è essere scappati dalla guerra o dalla fame.

Oggi viene pubblicato un post a firma di Grillo e Casaleggio che sconfessa l'emendamento e che contiene toni molto duri, tanto contro chi ha presentato l'emendamento che contro i migranti. Dice Grillo "quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?"

Parole che si commentano da sole. L'ex comico genovese fa appello alla peggior retorica nazional-leghista mascherata da buonismo come si fa nelle tradizioni neofasciste, ribadendo il banale e ignobile "prima gli italiani". 

Ma l'ennesima esternazione anti-immigrati del leader del movimento cinque stelle e del suo guru contiene anche un'altra importante affermazione. Scrivono, infatti, Casaleggio e Grillo: «se avessimo proposto l'abolizione del reato di clandestinità, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico. Sostituirsi all'opinione pubblica, alla volontà popolare è la pratica comune dei partiti che vogliono "educare" i cittadini, ma non è la nostra»

Il senso è chiaro: sul tema dell'immigrazione – dicono i due – la maggioranza degli italiani è per chiudere le frontiere e impedire l'immigrazione. PL'importante, spiegano Grillo e Casaleggio, non è che una posizione sia giusta o utile, ma che sia popolare.

Non si tratta però di semplice e cinico calcolo elettorale. La scelta è ben più profonda e riguarda la natura stessa del "movimento che porta in parlamento cittadini comuni". Infatti il M5S rappresenta "la gente", le sue pulsioni, le sue idee, così come sono o, meglio, così come vengono semplificate nelle analisi sul consenso e dalla psicologia delle folle. L'obiettivo dichiarato non è quello di cambiare la società, ma di cambiare la sua classe dirigente, mandare a casa quella – ignobile – che ha governato fino ad adesso e sostituirla con un nuovo ordine, quello descritto dal noto video Gaia. Sono i cittadini a decidere. Loro, parlamentari, devono limitarsi solo a schiacciare un pulsante. 

Viene da chiedersi come sia possibile che una forza politica, un movimento di cittadini che dice di voler fare la "rivoluzione" e cambiare radicalmente questo paese, possa rinunciare all'idea di spostare il consenso e cambiare l'opinione dei cittadini. La politica è infatti fare battaglia culturale, contendersi il consenso con altre forze, convincere delle proprie idee al fine di trasformare la società. L'idea grillina è invece, sempre più evidentemente, quella di amministrare l'esistente assumendo come giuste a prescindere le idee della maggioranza, senza alcuna velleità di trasformazione della realtà. Quello che agisce così, in un mondo che invece ha sempre più bisogno di essere radicalmente cambiato, è semplicemente un movimento reazionario e conservatore.

Va però aggiunto che la sinistra, nell'affrontare questo fenomeno, sta facendo, ancora una volta, lo stesso identico errore compiuto negli scorsi decenni con la Lega. Di fronte a un movimento che decide di parlare alla pancia dell'elettorato, di interpretarne le pulsioni più becere, di sfruttare a suo vantaggio quelle che una volta si sarebbe chiamate "contraddizioni in seno al popolo", la sinistra, nelle sue versioni più moderate e istituzionali come in quelle più radicali e di movimento, reagisce accusando i propri avversari di razzismo a ogni piè sospinto, come se quell'accusa, per quanto fondata, fosse sufficiente a scalfire il consenso che essi hanno.

È esattamente a questo che si riferiscono Grillo e Casaleggio quando citano "i partiti che vogliono 'educare' i cittadini". La critica moralista che definisce "razzismo" ogni politica migratoria che non ci piace può essere gratificante ma è, alla prova dei fatti, fallimentare. A Grillo, secondo cui l'opinione pubblica è sacra e il ruolo della politica è semplicemente la trasmissione dei più beceri desideri della "gente", non si può rispondere ignorando il consenso popolare, ma lavorando per disarticolarlo e costruirne un altro. Le considerazioni umanitarie contro il razzismo possono andare bene per la chiesa cattolica (che non a caso sembra il modello di gran parte della sinistra su questi temi), ma un'efficace politica antirazzista passa per la disarticolazione della retorica securitaria, per l'azione intelligente proprio sulle contraddizioni di cui sopra, per la proposta di meccanismi di identificazione chiari e comprensibili tra lavoratori italiani e stranieri.

Credere che ora si potrà semplicemente schiacciare a destra e delegittimare in quanto razzista il Movimento 5 Stelle, dopo il post di Grillo e Casaleggio, è un'illusione. Anche loro, come qualsiasi forza politica, quando interpretano il consenso popolare lo spostano e lo fanno evolvere. E se il dibattito pubblico si sposta a destra sono dolori per tutti. L'alternativa a Grillo non passa per gli appelli umanitari, per quanto condivisibili, ma per la costruzione di identità e proposte alternative a quella degli "italiani minacciati dall'immigrazione". 

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