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“Prison”, le rime dei detenuti trevigiani per raccontare 'la bella Italia'

“Prison”, le rime dei detenuti trevigiani per raccontare 'la bella Italia'

 

“Si appiccica alla pelle come una medusa/un barcone che affonda mentre arriva a Lampedusa”, questa una delle rime di 'La Bella Italia', brano che apre un insolito album hip hop, “Prison”, realizzato da alcuni detenuti della casa circondariale di Treviso, i quali hanno partecipato a un laboratorio di scrittura creativa, per poi realizzare un disco, perché la passione per la musica spinge a “cantare pure in gabbia”. Quella del carcere veneto è un'esperienza collettiva, nata in luoghi di detenzione, simile ad altre che – anche negli scorsi mesi – 'Il Corsaro' ha voluto raccontare.

Il laboratorio e il successivo disco nascono nell'ambito del progetto 'Diamoci dentro', che coinvolge nove realtà associative attive nella casa circondariale con l'intenzione di contribuire alla 'riabilitazione' di 140 giovani under 29 detenuti sia nel carcere, che nell’Istituto Penale per Minori, e la 'mission' di lanciare anche un messaggio all'esterno perché è necessario che la società “riaccetti e reintegri i detenuti una volta scontata la pena”. Venti i brani incisi, che non risparmiano feroci invettive contro rapper del panorama mainstream, come Fabri Fibra e parlano di incontri con le madri in carcere, di mancata integrazione, della quotidianità dei penitenziari, ma anche di storie d'amore senza le quali la sopravvivenza in cella sarebbe insostenibile.

I sette giovani detenuti-cantanti, che hanno partecipato al progetto, sotto la direzione di Sabrina Donò del Cpia Treviso – CPT Coletti, si chiamano Daghri Abdelaziz , Yassine Bouharid, Lamarana Dusi, Antonio Fatone, Randal Henriquez, Mouslih Moesine e Anas Soiad, mentre la “parte tecnica”, incisione e missaggio, è stata affidata a Damiano Fuschi, fonico di Noale, in carcere per detenzione e spaccio, a pochi mesi dal fine pena, un professionista del settore che a fine anni Novanta ha anche fatto parte dello staff tecnico di Vasco Rossi. Le rime dei detenuti trevigiani hanno avuto una grande chance, un mese fa, quando diverse attività commerciali della provincia veneta hanno aderito al progetto di filodiffusione “Music Hour”, trasmettendo in contemporanea il disco nei loro locali, all'ora dell'aperitivo.

“Dedicato a chi nella vita, in ogni strada o vicolo non trova una via d'uscita […] A tutti i miei amici, che si ritrovano senza radici, in un Paese che ancora corre in bici”, canta uno degli mc detenuti, perché 'Prison' è un progetto per tutti quelli che “combattono ogni giorno, che girano sempre intorno, che vincono, ma sanno anche perdere”.

 

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