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Il merckxismo. Storia e epopea di Eddy Merckx

Il merckxismo. Storia e epopea di Eddy Merckx

“Un corpo unico in una testa unica”. La sintesi trovata da William Fotheringham per descrivere Eddy Merckx è semplice quanto vera, adatta a descrivere un uomo che d’altronde non aveva che un’unica ossessione: vincere. “Half man, Half bike” è la storia del più grande ciclista di ogni tempo, di un atleta che ha cambiato il modo di intendere questo sport, con una condotta sempre all’attacco su ogni terreno, senza tatticismi né alleanze. Merckx è l’uomo che ha vinto più corse di chiunque altro - 525 su 1800 disputate, una proporzione pazzesca se confrontata con i rivali- tra i quali spiccano i record di vittorie di Tour, Giri, Mondiali, Sanremo e il Record dell’Ora, giusto per limitarsi alle più importanti. Tuttavia ciò che rende unico questo personaggio è la vera e propria ossessione di vincere sempre, anche le corse che i rivali prendevano il via per prepararsi in vista di appuntamenti più importanti. Dal Giro di Sardegna in febbraio fino al Trofeo Baracchi a ottobre, il “Cannibale” non riusciva a concepire la sua partecipazione se non con l’idea di tagliare per primo il traguardo.

Da dove nasceva questo tormento? “Half man, half bike” è un magnifico ritratto di uomo e di un’epoca sportiva, dell’avvento di una ideologia rivoluzionaria, il merckxismo, nata e morta con il suo mentore, mai vista prima d’allora né in seguito. Il ciclismo è uno sport che vive di molti appuntamenti in cui atleti con diverse caratteristiche fisiche possono trovare soddisfazione: velocisti, scalatori, cronometristi. È uno sport di programmazione: chi corre per vincere nelle fredde pianure delle Ardenne a marzo, difficilmente lo troveremo pedalare per la vittoria di un Giro d’Italia a giugno; chi scatta per scollinare in solitaria sul Mortirolo non si tufferà mai a 70 all’ora per vincere una tappa di una corsa a tappe.

A volte non è necessario vincere alcuna tappa per concludere un Tour de France in maglia gialla. Merckx stravolse queste regole, rivoluzionò il mondo del ciclismo, rifiutò di fare accordi in corsa come era solito per spartirsi i premi con  gli atleti più forti, rigettò completamente il concetto di programmazione e diede vita al più grande spettacolo della storia di questo sport. “Non inventò niente” scrive Fotheringham. Altri atleti hanno introdotto novità tecnologiche e tattiche nello sport a due ruote –come Moser e LeMond- “ma non serve essere un innovatore per essere un genio”.

L’educazione votata al dovere, la paura del fallimento, la dimostrazione di essere il più forte a seguito di episodi polemici, come la sconcertante espulsione dal Giro 1969 per doping: tutte pulsioni che spiegano il “perché” dello stile di corsa di Merckx, tutte insufficienti a capire il “come”. Se infatti dalla caparbietà possono essere spiegati i successi di tanti atleti non dotati di doti fisiche eccezionali, risulta incredibile vedere come un simile carattere si sia sviluppato nella testa di uomo da un fisico unico, un uomo che forse avrebbe vinto in qualsiasi sport. “Irripetibile”, conclude l’autore. E quindi, pur senza risolvere un dubbio a cui solo Madre Natura può dare risposta, “Half man, half bike” racconta l’epopea di Eddy Merckx, le sue immense vittorie, l’epica delle sue imprese, le rivalità e l’improvviso e rapido declino. Tra le rivalità spiccano quelle con Gimondi e Ocaña, due campioni che in modo diverso hanno provato a fermare in Cannibale. Il primo, più anziano, all’apice del successo ha visto la sua carriera ridimensionata dal Cannibale.

Pur mantenendosi sempre tra i primi e conseguendo di tanto in tanto successi importanti nell’arco di un decennio, non ha mai avuto la forza, né forse la temerarietà, di giocarsi tutto attaccando Merckx con l’obiettivo di batterlo. Quella di Luís Ocaña è invece la storia di un uomo ossessionato da Merckx, riluttante ad accettare il suo dominio, corroso da una rivalità fortissima che lo ha portato velocemente al crepuscolo.

Questo libro è la storia di un’epoca di sport, delle sue corse, dei suoi campioni, degli anni ’70. Tra un Cruijff e un Alì, vi è senza dubbio spazio per Eddy Merckx, immenso campione su due ruote.  

Ultima modifica ilLunedì, 13 Gennaio 2014 11:03
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