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Buon Compleanno Giancarlo

Giancarlo SianiProbabilmente il Giancarlo Siani che in molti hanno avuto il privilegio di conoscere non sarebbe stato felice di festeggiare il proprio compleanno nel bel mezzo dell'ennesima guerra di camorra. Chissà come l'avrebbe raccontata Siani questa ennesima e lacerante battaglia fratricida. Sicuramente non avrebbe usato il linguaggio dei media mainstream, più impegnati a romanzare e edulcorare ciò che di poetico e di zuccheroso non ha proprio niente.

Sicuramente Siani sarebbe stato uno dei pochi maestri di giornalismo d'inchiesta dei nostri tristi giorni. La sua penna correva veloce, senza troppi giri di parole. Corsivi netti e incisivi, capaci di trasformare un fatto di cronaca nera in inchiesta vera, frutto della sua capacità di vivere a stretto contatto con il contesto sociale oggetto della sua narrazione giornalistica. Un giornalistagiornalista per dirla con le parole di Fortapàsc, capace di farti toccare con mano qualsiasi cosa volesse descrivere. La penna di Giancarlo trasudava di umanità. Riusciva a far percepire il dolore dei familiari dei morti ammazzati, analizzava senza presunzione il contesto sociale e la complessità di una camorra diventata imprenditrice sulle spalle della gente comune, perfino dei ragazzi più piccoli. Ne è chiara testimonianza il suo ultimo articolo prima del suo clamoroso eccidio, dedicato ai corrieri della droga minorenni, i cosiddetti Muschilli: «Li chiamano "muschilli". Sono minori, non imputabili. Li chiamano i "muschilli", gli spacciatori in calzoncini, i corrieri-baby. Un "lavoro" da intermediario, un compito di appoggio. Il ragazzo di dodici anni di Torre Annunziata non è né il primo né l'unico caso. (...) Quanti ne sono? Impossibile azzardare un dato statistico, certo è che il fenomeno esiste in proporzioni molto più vaste di quanto si creda».

 

 

È dunque lecito pensare che invece di raccontare in modo episodico l'ultima faida di Scampia, un giornalista come Giancarlo Siani si sarebbe prima di tutto posto l'esigenza di raccontare la complessità del contesto sociale che fa da sfondo alle pallottole. Avrebbe sicuramente provato a narrare quali sono le abitudini di un normale residente di Scampia e dintorni, non solo la dimensione criminale che l'ha portata alla ribalta delle cronache internazionali. Questo non solo per creare delle inutili distinzioni, ma proprio per indagare su quali sono le conseguenze dello stradominio criminale in quella zona dimenticata di città e come quella stessa zona ha modificato le abitudini di normali e onesti cittadini. Droga, sangue e camorra, ma anche giornalisti che puntualmente si presentano per filmare il morto ammazzato, politici impegnati in iniziative di propaganda sempre e solo nel momento dell'emergenza. Di sfondo poi le comparse di una monotona sceneggiatura di un film d'azione, le persone normali. Quelle che non hanno mai visto da lontano un grammo di eroina ma che ormai sono assuefatte dalla solita pantomima che puntualmente si ripete. Droga, sangue e camorra, e quindi giornalisti, telecamere e politici, per mesi l'abbandono totale, per poi ricominciare daccapo.

Forse sarebbe più utile leggere le parole di chi il quartiere lo vive. Di chi si confronta con le tante associazioni che operano sul territorio da anni, degli insegnanti come unico esercito anticamorra permanente, di chi ritiene ormai normale adeguarsi ai tempi della faida e evitare di uscire troppo tardi la sera. Forse avrebbe parlato di questo Giancarlo Siani, forse di questo dovrebbe parlare un vero giornalistagiornalista. Forse l'avrebbe fatto in un periodo normale dell'anno, senza che il rumore delle sirene spiegate richiamasse l'attenzione dei media. Ma Giancarlo Siani non c'è più dal lontano '85, e quindi non ha senso ragionare su cosa avrebbe fatto oggi, possiamo solo ricordare con fervore la grande lezione umana, civile e professionale che ci ha lasciato nella sua breve ma intesa carriera di giornalista di cronaca nera, di militante appassionato anticamorra. Di Giancarlo Siani serve anche ricordare la straordinaria attualità della sua lezione di vita, quella di un ragazzo qualunque – come tanti ai giorni nostri – desideroso di dare tutto se stesso per combattere ogni forma di ingiustizia. Tenere acceso un faro sulla memoria di Siani – e di tutti quelli come lui – è l'unico modo possibile per sentirlo vivo in noi e tenere sempre a mente la sua lezione. Buon compleanno Giancarlo.

Per saperne di più:

Il sito dedicato a Giancarlo: www.giancarlosiani.it

La puntata de “La storia siamo noi” : http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=390

Il premio giornalistico dedicato a Giancarlo: http://www.premiosiani.it/

Ultima modifica ilMartedì, 22 Ottobre 2013 10:34
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