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Salernitana-Nocerina: il calcio ha ancora bisogno dei tifosi?

Salernitana-Nocerina: il calcio ha ancora bisogno dei tifosi?

Sarebbe davvero troppo semplice scaricare tutto sulle contraddizioni del mondo ultras. Di fatto sarebbe la solita soluzione di comodo, quella all’italiana per intenderci, sarebbe comodo per le istituzioni locali, per quelle sportive, per i giornalisti e per gli editori, ma soprattutto per l'establishment. The show must go on, dicono quelli che conoscono il business. Soldi e pallone, pallone e soldi. Oltre la fede e il tifo c’è molto di più, anche se troppo spesso, presi dalla passione per lo sport più seguito al mondo, ce ne dimentichiamo. Tre miliardi di euro è il giro d’affari delle tre leghe professionistiche italiane (Serie A, Serie B, Lega Pro). Un business fatto di diritti televisivi, sponsor, marketing e passione dei tifosi, quest’ultima però capace di coprire solo il 10% dell’intero fatturato dell’industria calcistica attraverso biglietti e abbonamenti.

Guardando i numeri, una domanda sorge spontanea: il calcio ha ancora bisogno dei tifosi? Persone disposte a investire i propri risparmi per essere presenti allo stadio sempre e comunque, in casa come in trasferta, con il sole o con la pioggia? In fin dei conti rappresentano un’estrema parzialità dell’industria del calcio, eppure è noto che senza i tifosi (virtuali o reali che siano) il calcio perderebbe qualsiasi appeal sportivo ma anche imprenditoriale. Sono 108 le squadre professionistiche in Italia, per non parlare del variegato mondo dilettantistico che ogni domenica impegna migliaia e migliaia di appassionati. Dunque nonostante la crisi, il calcio continua ad avere un forte richiamo imprenditoriale, una forte domanda (di calcio) a cui viene corrisposta un’offerta spesso scadente; illeciti sportivi, calcioscommesse, corruzione di funzionari e calciatori, riciclaggio e racket. Chi conosce il calcio sa che sono questioni all’ordine del giorno, spesso sottese nelle massime serie (ma neanche tanto), palesi e alla luce del sole nelle serie inferiori. 

Eppure negli ultimi anni le istituzioni hanno agito solo e semplicemente introducendo dispositivi deterrenti (ma che hanno sortito effetti opposti) rivolti esclusivamente al tifo organizzato; la tessera del tifoso, i Daspo e le misure restrittive per l’accesso agli stadi, ne sono solo l’esempio più lampante. Tuttavia di scandali che coinvolgono i vertici del mondo del calcio ne abbiamo visti, eccome: calciopoli, ma anche e soprattutto il calcioscommesse, che negli ultimi anni ha fatto emergere una rete criminale globale (da Singapore ai paesi dell’Europa dell’Est, fino all’Italia, la Germania, l’Inghilterra etc, ect) capace di condizionare tutti i campionati, a tutti i livelli. Solo ieri è stata pubblicata la notizia che per 41 persone, tra dirigenti e calciatori, sono stati prorogati i termini di indagine perché la procura di Cremona (la stessa del primo scandalo che ha visto tra gli arrestati perfino una icona pop come Beppe Signori) è convinta che le manipolazioni delle partite (e delle scommesse) siano ancora in essere, dal livello più alto a quello più basso del sistema calcio.  Come dimenticare a tal proposito le interviste a Hristiyan Ilievski, alias il boss degli “zingari” macedoni, che a Repubblica prima e alla Rai poi (parte 1parte 2), ha raccontato di avere referenti (calciatori e funzionari) capaci di condizionare a suo piacimento l’esito dei risultati sportivi in ogni campionato e a ogni livello? Nonostante ciò nessun provvedimento è stato preso per limitare il processo di liberalizzazione del gioco d’azzardo (solo per la cronaca: la terza industria per fatturato in Italia con 80 Miliardi l’anno, circa il 5% del PIL) che ha trascinato il nostro paese ad avere il triste primato di una slot machine ogni 150 abitanti. The show (soprattutto quando è redditizio per l’establishment) must go on, nessuno scandalo, qualche inchiesta, qualche arresto, ma poi subito palla al centro e si riparte.

Nel caso di Salernitana-Nocerina non sembra essere così. Lo spettacolo indecoroso delle tre sostituzioni e delle sceneggiate dei giocatori fintamente infortunati (per noi candidati di diritto all’Oscar!), hanno scandalizzato il paese della moralità a targhe alterne, nella convinzione che la partita di domenica sia un’isolata parentesi tra un prima (fin qui tutto bene…) e un dopo (andrà sempre meglio!). Purtroppo non è così: che lo spettacolo a cui abbiamo assistito sia stato indecoroso e indegno di un paese civile è un commento che va da sé, ancora poco chiara invece – nonostante i fiumi di parole lette su tutti i principali quotidiani – sembra essere la dinamica. Abbiamo letto e sentito ovunque di minacce di morte perpetrate dagli Ultras di Nocera Inferiore all’indirizzo dei giocatori e della società. In tale direzione sono andate le dichiarazioni del Prefetto e del Questore di Salerno, del dg della Lega Pro e di tutti i principali media che non hanno perso tempo a sbattere il mostro in prima pagina. Strano però notare che la società Nocerina non abbia preso nessuna posizione ufficiale sui fatti di domenica, ma ha semplicemente annunciato che si costituirà parte civile, che ha respinto le dimissioni del dg e dell’allenatore e che aprirà un’indagine interna.

Dall’altro canto gli Ultras della Nocerina hanno rispedito al mittente tutte le accuse rivoltegli dalle istituzioni e dagli organi di stampa, affermando di non aver “mai minacciato nessun tesserato” anzi di aver chiesto “ai nostri ragazzi, dopo una serie di pacifici incontri, che con un gesto eclatante si facesse parlare l’Italia e che scuotesse il sistema”. Sia chiaro che non è intenzione di chi scrive assolvere il mondo Ultras (nocerini e non) da degenerazioni che sono sotto gli occhi di tutti, piuttosto ci interessa ricostruire una dinamica ancora piena di ombre. In sostanza gli Ultras della Nocerina sostengono di aver chiesto un segnale palese di protesta nei confronti del divieto di trasferta, nonostante fossero tutti muniti di tessera del tifoso, quest’ultima una misura controversa (piena di contraddizioni che non analizzeremo in questa sede), introdotta proprio per rendere identificabili (e dunque schedati) i tifosi disposti a seguire la propria squadra fuori dalle mura amiche. Allo stato attuale nessuno (a partire dalla società!) li ha smentiti, nè tantomeno denunciati. Il fascicolo aperto dalla magistratura è “contro ignoti”, ma non si è perso tempo a far scattare venti Daspo (interdizione dagli stadi) contro il gruppo che Domenica stanziava davanti all’albergo della squadra. Proprio lì si sarebbero consumate le minacce, ma nessuno della società, né prima della partita né dopo, avrebbe denunciato l’accaduto alle autorità (cosa che ancora non è successa a distanza di due giorni). Piuttosto i calciatori, in piena collaborazione con la società di cui sono dipendenti, hanno preferito mettere in atto la sceneggiata delle sostituzioni e dei finti infortuni, non rivendicandolo come un gesto di rispetto nei confronti della città ma nemmeno affermando che fosse il frutto delle minacce ricevute. Nessuno vuole negare il sacrosanto diritto di avere paura, ma è indubbio che una società e i suoi tesserati professionisti hanno anche il dovere (civile, morale ma anche pratico) di denunciare il tutto, assumersi la responsabilità, per poi delegare tutto agli organismi inquirenti. Potremmo mai giustificare un pubblico funzionario che, sotto ricatto, affida indebitamente un appalto pubblico? Potremmo tollerare un professionista, facciamo il caso di un medico, un avvocato o un notaio, che agisce nell’illegalità perché ricattato? Non credo.

In sostanza rischia di sembrare ipocrita l’accanimento nei confronti del mondo Ultras, ma allo stesso tempo sarebbe ipocrita affermare che questo mondo è scevro da condizionamenti e da infiltrazioni criminali. Più interessante, invece, sarebbe l’apertura di una riflessione seria sul legame tra calcio e i messaggi che uno sport così bello dovrebbe veicolare. Da qualsiasi parte si prenda questo ragionamento (società, tifosi, calciatori, etc, ect) sembra evidente che il saldo sia profondamente negativo, al punto che non fanno nemmeno notizie le denunce di chi tempo fa ha segnalato la forte presenza della criminalità organizzata nel sistema/industria calcio. Secondo un dossier di Libera sono circa 30 i clan malavitosi interessati alla gestione del calcioscommesse, notevoli e autorevoli sono le inchieste su questo tema ( solo per citarne alcune 12 - 3 - 4 ) e perfino la federazione è ben consapevole di ciò, avendo meno di un mese fa organizzato la visita della nazionale alla Quarto Calcio, società sequestrata per camorra e adesso diventata il simbolo del calcio pulito. Tutto troppo complesso e dunque viene facile sbattere il mostro in prima pagina e dire che è tutta colpa degli Ultras, in fondo siamo sempre il paese dalle istituzioni forti con i deboli e deboli con i forti. Quindi di nuovo palla al centro e si riparte, the show must go on!

P.S: Per par condicio (e per dimostrare che non abbiamo nulla contro la Nocerina) segnaliamo anche un altro fatto increscioso che ha coinvolto una squadra storicamente nemica a quella di Nocera Inferiore. Poche ore fa il Savoia calcio, compagine di Torre Annunziata che milita in serie D, ha dedicato la vittoria al proprio presidente attualmente in carcere perché accusato di corruzione e turbativa d’asta. Di indignazione, anche questa volta, ne abbiamo vista ben poca…

Leggi anche l'articolo di Don Luigi pubblicato nell'edizione del 13 novembre 2013 su La Gazzetta dello Sport

Ultima modifica ilGiovedì, 14 Novembre 2013 13:46
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