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Roberto Iovino

Roberto Iovino

Regionali 2015: eppur si muove

Che quello dell’astensione sia il vero partito di maggioranza relativa nel nostro paese è un dato ormai consolidato. Nel Mezzogiorno – per varie motivazioni storiche, politiche e sociali – va ancora peggio. Con le elezioni europee si è toccato il punto più basso della storia repubblicana: ha votato il 51% degli aventi diritto in Campania e Puglia, il 45% in Calabria, appena il 42% in Sicilia. La sensazione è che per le prossime elezioni regionali le percentuali possano abbassarsi ancora. In Calabria – dove si è votato lo scorso autunno – ha preso parte al voto poco più del 43% degli aventi diritto, circa 17 punti percentuali in meno rispetto alla precedente tornata per l’elezione del Presidente del consiglio regionale. Il tutto sicuramente viziato dall’indecoroso spettacolo offerto dalla classe politica a livello nazionale quanto regionale: semplificando il concetto, potremmo affermare che solo i consigli regionali della Valle d’Aosta e del Friuli Venezia Giulia sono rimasti immuni da scandali, inchieste e denunce per l’utilizzo distorto di rimborsi destinati all’attività politica dei gruppi consiliari. Questa circostanza – purtroppo – non ha riguardato solo il Trota o Nicole Minetti, ma ha tristemente toccato in modo trasversale quasi tutte le forze politiche, a partire dal Pd e da Forza Italia, fino al M5S, come nel caso emiliano.

"Vola solo chi osa farlo": l'Unione degli studenti compie vent'anni

Se volessimo fare il gioco della torre e scegliere cosa salvare del ventennio politico che abbiamo alle spalle, sulla torre rimarrebbe poco, ma sicuramente resterebbe l’Unione degli Studenti.

L’Unione ha compiuto vent’anni. Nata il 12 Marzo 1994 dalla volontà di unire esperienze diverse – dal nucleo fondativo che ruotava attorno alla rete “A Sinistra”, erede delle esperienze studentesche della FGCI, ai collettivi emiliani d’ispirazione sindacale, fino alle reti studentesche d’impegno civile antimafia – l’Uds prima ancora che un’organizzazione, ha rappresentato (e rappresenta tuttora!) una palestra di democrazia e partecipazione, uno strumento di emancipazione per migliaia di studenti e studentesse che l’hanno animata in questo ventennio di passioni tristi. L’Uds è riuscita a dare a migliaia di studenti e di studentesse strumenti per interpretare con senso critico la realtà, missione ormai fallita dal nostro sistema formativo. Inutile ribadire quanto ormai è sotto gli occhi di tutti; lo smantellamento del sistema pubblico d’istruzione ha portato, quasi per inerzia, a dequalificare l’offerta formativa. I programmi scolastici da troppo tempo rischiano di essere cerimoniali vuoti, incapaci di legare lo studio e l’approfondimento alla comprensione critica dei fenomeni sociali e politici che governano le nostra vite.

Salernitana-Nocerina: il calcio ha ancora bisogno dei tifosi?

Sarebbe davvero troppo semplice scaricare tutto sulle contraddizioni del mondo ultras. Di fatto sarebbe la solita soluzione di comodo, quella all’italiana per intenderci, sarebbe comodo per le istituzioni locali, per quelle sportive, per i giornalisti e per gli editori, ma soprattutto per l'establishment. The show must go on, dicono quelli che conoscono il business. Soldi e pallone, pallone e soldi. Oltre la fede e il tifo c’è molto di più, anche se troppo spesso, presi dalla passione per lo sport più seguito al mondo, ce ne dimentichiamo. Tre miliardi di euro è il giro d’affari delle tre leghe professionistiche italiane (Serie A, Serie B, Lega Pro). Un business fatto di diritti televisivi, sponsor, marketing e passione dei tifosi, quest’ultima però capace di coprire solo il 10% dell’intero fatturato dell’industria calcistica attraverso biglietti e abbonamenti.

Io Riattivo il Lavoro: consegnate le firme per la proposta di legge

Il gruppo 6GDO (Grande Distribuzione Organizzata) fu sequestrato quattro anni fa a Grigoli, un prestanome di Matteo Messina Denaro. Quarantasei supermercati nell’area vasta della Sicilia occidentale, più un grosso centro di distribuzione a Castelvetrano, città in provincia di Trapani che ha dato i natali al boss. Un sequestro eclatante, anche perché il gruppo gestiva la rete di distribuzione in Sicilia occidentale per un noto marchio internazionale, la Despar. Cosa è cambiato da quel sequestro? Che fine hanno fatto i 400 lavoratori coinvolti? Le cronache di allora si occuparono solo di riportare la notizia del sequestro, e la soddisfazione (più che condivisibile) della magistratura per aver inferto un duro colpo a quelli che erano ormai diventati i supermarket della mafia.

Oggi quei supermercati sono dello Stato, ma in che condizioni versano? Quanta ricchezza producono? Quanto lavoro legale garantiscono a un territorio fortemente vessato dalla presenza mafiosa come quello trapanese?

Tra incentivi e annunci: cosa prevede il piano lavoro del governo Letta

Dopo due mesi di dichiarazione roboanti sul tema della disoccupazione giovanile il governo Letta finalmente batte un colpo. Il Consiglio dei Ministri (26 Giugno) ha licenziato un dispositivo snello di 10 articoli con l’obiettivo di favorire incentivi per l’occupazione per un ammontare di 1,5 Miliardi di Euro. Sono quattro gli assi d’intervento proposti dal Governo: incentivi per le assunzioni stabili per giovani disoccupati d’età compresa tra i 18 e 29 anni di età, incentivi per autoimprenditorialità giovanile, favorire tirocini per i cosidetti “neet” cioè giovani che non studiano e non lavorano (né lo cercano) e una misura di ultima istanza contro gravi situazioni di povertà.

Fin qui la cronaca, ma come saranno articolati gli incentivi? Quali sono i criteri? Quale efficacia avranno in un paese dove la disoccupazione giovanile nell’ultimo trimestre ha toccato secondo le rilevazioni Istat la quota record del 41,9%? È lecito non farsi illusioni. Secondo le indiscrezioni il decreto approvato dal Governo riguarda una platea ristretta, seppur significativa, dislocata prevalentemente al Sud attraverso lo sblocco di risorse provenienti dai fondi europei non utilizzati nel periodo 2007/13. Quindi non sono investimenti mirati, ma solo un avanzo di bilancio che l’Italia avrebbe perso se non fosse stato utilizzato entro la fine dell’anno. Allo stesso tempo i criteri individuati per l’utilizzo degli incentivi ne restringono ancor di più la possibilità di utilizzo: essere disoccupati da minimo sei mesi, non avere una qualifica di scuola superiore o qualifica professionale, persone che vivano sole o con persone a carico. Secondo i calcoli del Governo dovrebbero essere 200.000 i giovani coinvolti. 

Gli incentivi saranno diretti all’assunzione a tempo indeterminato per un periodo di 18 mesi per un ammontare complessivo del 33% del costo del lavoro lordo (in sostanza gli oneri sociali che i datori di lavoro devono corrispondere per un’assunzione). Il provvedimento riguarda anche gli over 50 che da dodici mesi sono in regime di disoccupazione o cassa integrazione. Totalmente esclusa, invece, la generazione di mezzo, cioè i trentenni e i quarantenni che si confrontano con la precarietà e la disoccupazione, per loro nessun provvedimento che ne possa agevolare l’inserimento lavorativo. Si parla, ma sono solo indiscrezioni, anche di maggiore flessibilità per le causali relative ai contratti a termine. 

Previsti, inoltre, anche norme per favorire un riconoscimento economico per gli studenti meritevoli (rientranti nei parametri del redditometro) che hanno intenzione di effettuare tirocini. Lo stesso Ministro Carrozza ha parlato di un incentivo economico di circa 200 Euro a tirocinante, per un fondo di circa 10 milioni di Euro da istituire presso il Miur. Questa è una norma che è da aggiungere alle ultime disposizioni della Conferenza Stato/Regioni in merito alla necessità di individuare dei parametri minimi comuni per ogni Regione (competente per la formazione professionale) per riconoscere una retribuzione (seppur minima) e regolamentazione alla giungla degli Stage. Infine si prevede di utilizzare, per i prossimi interventi i fondi strutturali europei previsti per il prossimo programma 2014/2020. 

Insomma al momento molte indiscrezioni, dichiarazioni molto pompose, per un provvedimento che al momento è fatto solo di necessari e utili correttivi alle tante distorsioni del nostro mercato del lavoro, sempre più simile ad una giungla. È lecito chiedersi se è ancora possibile creare dei posti di lavoro in Italia solo attraverso incentivi alle aziende e non condizionare gli stessi ad un nuovo piano di sviluppo legato a ricerca e innovazione, ponendo al paese quello che ormai è diventato il problema principale, cioè cosa e come produrre. Quest’ultima una conditio sine qua non senza la quale è difficile immaginare un nuovo piano per l’occupazione nell’Italia della crisi. A breve, quando le indiscrezioni si trasformeranno in atti concreti, IlCorsaro.info produrrà una scheda puntuale con tutti gli interventi del Governo. 

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