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Roberto Iovino

Roberto Iovino

Catania: Bruciato agrumeto confiscato alla Mafia

L'ennesimo atto vile e mafioso, l'ennesimo attentato a chi prova a cambiare le cose sporcandosi le mani, costruendo sui territori comunità alternative a quelle mafiose, ponendo il lavoro al centro di un nuovo percorso di dignità e riscatto.

Sono stati distrutti da un incendio 2000 piante di arance e 100 di ulivo, un patrimonio incalcolabile gestito dalla coop. intitolata a Beppe Montana, commissario della squadra mobile di Palermo assassinato da Cosa Nostra il 28 Luglio 1985. La cooperativa, aderente al circuito di Libera Terra, è nata nel 2010 selezionando tramite bando pubblico giovani cooperatori con l'obiettivo di riutilizzare socialmente circa sedici fertilissimi ettari che in pochi mesi hanno dato vita a gustosissime marmellate di arance rosse siciliane. Il bene fu confiscato a Riela, un famoso imprenditore locale legato al boss Nitto Santapaola. Riela è un nome chiave dell'imprenditoria mafiosa della Sicilia orientale. Negli anni è diventato famoso il caso dell'azienda di trasporti a lui confiscata, diventata l'emblema del fallimento dello Stato nella gestione di beni sottratti ai clan. Dai duecento dipendenti presenti all'epoca della confisca della società, monopolista nella gestione dei trasporti di merci in tutta la Sicilia, agli attuali venti, con conseguente messa in liquidazione da parte dell'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati diretta dal prefetto Caruso. Ma il caso Riela ha superato le più macabre previsioni. Infatti gli ex proprietari hanno fondato un nuovo consorzio (Se.Tra) che nel giro di pochi anni è riuscita a sottrarre di fatto tutto il mercato alla Riela, addirittura vantando crediti dalla loro ex società per diversi milioni di Euro. Come è stato possibile? Cosa è andato storto nella gestione di un'azienda così solida che nel giro di pochi anni è stata portata al fallimento? Possibile che l'ex prefetto di Catania, l'attuale Ministro degli Interni, non si sia accorta che qualcuno non ha fatto il proprio dovere favorendo l'attività imprenditoriale dei clan? La risposta l'hanno data gli stessi Riela che sui giornali locali catanesi hanno dichiarato, sbeffeggiando le autorità locali, che loro sono dei veri imprenditori mentre l'arrivo dello Stato con la confisca ha azzerato le commesse e licenziato circa duecento lavoratori.

Riela è un nome che importante nei legami tra imprenditoria e malaffare. Lo sa bene Raffaele Lombardo, la cui decisione sul probabile rinvio a giudizio per mafia è stata posticipata al 28 Giugno. Alla base della richiesta degli inquirenti ci sono proprio i presunti rapporti tra Lombardo e Riela. In questo contesto, nella Sicilia orientale troppo spesso in secondo piano ma non per questo meno pervasa dalla presenza mafiosa, la nascita della cooperativa “Beppe Montana” ha rappresentato un messaggio di lotta e di speranza. Lo sanno bene quei migliaia di volontari, giunti da tutta Italia e Europa, che negli ultimi due anni hanno partecipato ai campi di volontariato per ridare vigore all'agrumeto, risistemare il podere, rendere di nuovo agibile la vasca e il sistema di irrigazione. È l'Italia che resiste, che si impegna nell'antimafia sociale e partecipata dal basso, che è un po' stufa dei convegni e che si mette in gioco a partire dall'impegno quotidiano.

I sei ettari di agrumeto e uliveto bruciati oggi non mineranno questa voglia di riscatto, anzi la rafforzeranno. La matrice dolosa e vile dell'atto, sulla base dei primi rilievi tecnici, non dovrebbero essere in discussione. Un buco nella recinzione, un orologio, sei ettari andati in fumo su un terreno già vessato dalle consuete rapine di rame e dalle notevoli difficoltà di condurre impresa sociale e cooperativa in un contesto dove tutti i terreni limitrofi sono ancora nelle disponibilità dirette o indirette dei boss. Ma non il percorso di riscatto non si ferma qui, non dopo l'ennesimo atto intimidatorio, a pochi giorni tra l'altro dalle minacce inviate al coordinatore di Libera a Reggio Calabria Mimmo Nasone. Siamo sicuri che sarà un estate calda alle pendici dell'etna, ma non per le fiamme vigliacche di Cosa Nostra, per le centinaia di volontari e volontarie che torneranno a Belpasso per risistemare, con determinazione e forza di volontà, l'agrumeto che qualcuno oggi ha bruciato, e che tornerà più fertile, produttivo e rigoglioso di prima. Conoscendo chi in questi anni ha intrapreso la battaglia contro Cosa Nostra in quel territorio, questa è l'unica cosa certa.

Chi è Beppe Montana

Il sito della Coop. Libera Terra di Belpasso

Brindisi: una lezione di democrazia


Colori, sorrisi, gioia mista a dolore. Brindisi vuole voltare pagina e, come al solito, sono gli studenti e le studentesse il motore del cambiamento.

Un corteo determinato a chiedere verità e giustizia per Melissa e le altre ragazze gravemente ferite, ma anche consapevole che l'unico modo per superare lo smarrimento di questi agghiaccianti giorni è socializzare il dolore, trasformarlo in rabbia e fare la propria parte in una società malata e ingiusta. Io non ho paura è lo slogan della marcia scritto su migliaia di magliette. Un'affermazione soggettiva che diventa immediatamente moto collettivo negli slogan: tutti insieme senza paura è quello prevalente.

Tav e debito pubblico viaggiano sullo stesso binario

In questo paese si piazzano tende, si sale sui tetti, sulle gru e, se necessario, si sale anche sui tralicci. Era questo forse il segnale che voleva dare Luca Abbà. Un gesto eclatante, un gesto che serve a riportare l'attenzione sul tema centrale della discussione: la realizzazione della Torino-Lione. Si perché negli ultimi giorni si parla di ben altro. Scene da film, con lacrimogeni sparati alle spalle dei manifestanti inermi alla stazione di Porta Nuova, caccia all'uomo tra le foreste della Val di Susa, sgomberi forzati a meno di ventiquattro ore dalla pacifica quanto numerosa manifestazione di sabato, rappresaglie notturne con idranti e, infine, le ultime quarantott'ore di passione, rabbia, repressione e violenza. Anche qui il solito giochino. Ancora una volta è stato trasformato un fatto politico in questione di ordine pubblico, e nel caso della Tav non è la prima volta. In questi giorni, però, sembra esser successo qualcosa si più grave; qualcuno – in modo cinico e consapevole – ha voluto inquinare un clima già fin troppo torbido.

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