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Al via gli Internazionali d’Italia, dopo le polemiche per il Mutua Madrid Open

Sono cominciati gli Internazionali d’Italia, sulla scia delle polemiche per il torneo spagnolo appena concluso, e per un tennis sempre meno spettacolare con pochi protagonisti. 

Quando durante la cerimonia di premiazione della finale di singolare femminile dell’importante torneo di Madrid Manolo Santana e Ion Tiriac sono stati sommersi dai fischi s’è capito subito che c’è stato qualcosa che non è andato per il verso giusto nel rendere quest’evento rivoluzionario.

La rivoluzione, infatti, che il baffuto uomo d’affari (?) rumeno ha fortemente voluto introdurre con la terra blu – diciamocelo – non è piaciuta a nessuno (soprattutto a Nadal). E grandi come il cielo (anch’esso blu) che splendeva ieri a Madrid campeggiavano sui volti degli organizzatori i conseguenti interrogativi sul futuro del Mutua Madrid Open, i cui spalti, peraltro, a stento sono stati riempiti nelle sessioni serali (quelle diurne erano addirittura imbarazzanti).

Senza contare la polemica sull’enorme investimento finanziario sganciato per metter su l’impianto tutto, la caja magica, praticamente a uno sputo dal poverissimo quartiere dormitorio di San Fermin.

Ironia della sorte: ieri sono cominciati gli Internazionali d’Italia a Roma, che, diversamente da Madrid, è forse il torneo che resiste di più ai cambiamenti (più di Wimbledon, e ce ne vuole).

Gli organizzatori italiani, tra mille garbugli (e una non secondaria difficoltà economica, con il Coni alla canna del gas), hanno avuto gioco facile nel far bella mostra di sé, scegliendo – ad esempio – la scalinata di Piazza di Spagna per il sorteggio dei tabelloni, e, anche se in fondo a Roma è davvero facile trovare posti suggestivi, rivendicando la cornice degli impianti del Foro Italico, che è davvero unica al mondo.

Ma la macchina del tennis, enorme veloce e senza cuore, taglia corto sulla scenografia e vuole i risultati. che prima dell’arrivo di Nadal (5 vittorie negli ultimi 7 anni; le altre due sono di Djokovic) non è che fossero proprio incoraggianti. hanno sollevato il trofeo prima di lui giocatori che già adesso facciamo fatica a ricordare, due su tutti: Mantilla e Norman.

E siccome il passato è passato «e il passato se lo tiene», la Fit, la Bnl, Binaghi, Palmieri, e tutti gli ingiacchettati di protocollo anche quest’anno appiccicano alle statue di marmo del Foro, al sole che tramonta su Monte Mario, un’entry list (m e f) di tutto rispetto, come un torneo di primo livello vuole.

Convinti, loro, di essere a un passo da meritarsi il titolo di quinto slam del circuito (Charlie Passarell, deus ex machina di Indian Wells, ancora ride...).

Per quanto riguarda il tabellone maschile, a voler credere di avere dello spettacolo sin dai primi turni, si segnalano: Del Potro-Llodra, Isner-Kohlschreiber, Raonic-Mayer e tutti gli incontri degli italiani, così, per cercare magari emozioni insperate (o disperate?).

Il tabellone femminile merita un discorso a parte, non per la qualità ‘sulla carta’ delle partecipanti, ma per il generale stato di salute del tennis femminile, da anni ormai in coma vigile. Da quest’anno sembra un po’ più solido che in passato, con giocatrici di vertice costanti nel loro rendimento (e naturalmente presenti qui a Roma), ma la differenza della qualità e dei risultati delle performance – ad esempio – tra il torneo di Stoccarda (made in Porsche) e quello succitato di Madrid (nella semifinale tra Azarenka e Radwanska non c’era nessuno nelle tribune; a Stoccarda c’era il tutto esaurito), non lascia proprio sperare benissimo per quello di Roma. Che Serena Williams (30 anni) sia con noi.

Ready? Play.

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 13:13
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