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Andy Murray e Serena Williams vincono il torneo olimpico di tennis: promossi e bocciati, ma adesso si vola negli Usa

wimbledon-olympics

Il tennis giocato alle Olimpiadi ha espresso il massimo della sua straordinarietà in occasione di questi London 2012, sui campi dell’All England Club, luogo sacro delle vicende wimbledoniane, soprattutto per l’inconsueta e irripetibile occasione di vedere proprio su quei campi giocatori vestiti non più di bianco (ma con i colori della loro ‘nazionale’, invero tenute orrende) e una scenografia color lavanda e grandi scritte bianche. Come ha detto Serena: «It’s fun, it’s bananas, I love it».


Tutto il resto è la solita magia del tennis imprestato ai Giochi Olimpici, ormai alla settima edizione dal rientro.
Le aspettative erano molte e altrettanti i dubbi.
Tra gli uomini l’assenza di Nadal, già da tempo annunciata, ha quindi concentrato le attenzioni sugli ‘altri’ tre, ma a medaglia è andato Del Potro al posto di Djokovic.
Tra le donne, invece, tutto come abbastanza previsto, con le tre ragazze più forti al momento sul podio.

Andy Murray, medaglia d’oro (voto: 10) – Non gli si poteva chiedere di più. Dopo le lacrime di Wimbledon dello scorso luglio, ha dato dimostrazione di aver retto bene alla batosta. Questo torneo per lui valeva più di un oro, era dove doveva vincere e lo ha fatto. Sconfiggendo, anzi, annullando in finale Roger Federer. Bravo. Speriamo si ambienti presto negli Usa, per questo finale di stagione, perché una sua vittoria agli Us Open sarebbe davvero meritata.

Roger Federer, medaglia d’argento (voto: 6) – Certo, andateci voi a medaglia a 31 anni, ecc., ecc. È vero, non dev’essere stato facile in un torneo così intenso (se si considera che era anche in doppio con Wawrinka). Ma la medaglia d’oro era ciò che volevano tutti, lui per primo, che fra quattro anni non sarà a Rio, ma probabilmente a Dubai su un’amaca a raccontare alle figlie «di quella volta in cui papà...». Peccato, forse dopo aver sconfitto Del Potro in semifinale (19 a 17 al terzo) deve aver pensato che il grosso era fatto, o che – viceversa – probabilmente era solo l’argento quello a cui poteva mirare. Nei fatti in finale ha prodotto solo una scialba performance.

Juan Martin Del Potro, medaglia di bronzo (voto: 10 e lode) – Avrebbe potuto non essere là (Falkland anyone?). Avrebbe potuto non essere nemmeno nello ‘spareggio’ per la medaglia di bronzo. Perdere così con Federer avrebbe davvero potuto minare la voglia di qualsiasi rivincita. Invece no. Pur col suo tennis ottuso potente e uniforme ha impedito al terzo dei fantastici quattro (un Djokovic che ha tradito forse più di altri il vero valore che i tennisti danno a questo torneo) di salire sul podio, e soprattutto ha dato segno di rinascita dopo la lunga assenza per infortunio, che non gli ha mai più consentito di ripetere le magiche gesta dello Us Open 2009.

Serena Williams, medaglia d’oro (voto: 10) – Enorme Serena. S’è presa tutto. Tutto quello che c’era da prendere (anche il doppio con Venus) è stato suo. Record inclusi, che contendeva addirittura al suo amico Roger (che, come sappiamo, non ce l’ha fatta). È fortissima, molto di più di sua sorella Venus, e di gran lunga migliore di tutte le sue colleghe. Unica pecca (paradossalmente): potrebbe essere ancora più forte se giocasse come giocava da giovane. Serena non è solo la forza atomica dei suoi bicipiti, sa giocare a rete, sa usare il rovescio tagliato a una mano, sa fare tante di quelle finezze che il deserto della concorrenza non ha mai richiesto usasse, e lei un po’ se lo sta dimenticando. Peccato, una così non torna più.

Maria Sharapova, medaglia d’argento (voto: 8) – Sognava da bambina le Olimpiadi, lei che aveva un anno quando il tennis tornò a essere accoppiato a una medaglia, e che non sa come fosse prima. Ha portato la bandiera della Russia nella cerimonia d’apertura, lei che in Russia ci andrà forse per salutare la nonna a Natale. Insomma, per una che l’ha data a bere che gliene fregasse di questo torneo, è stata sin troppo brava ad arrivare in finale. Anche qui, speriamo che questo non le costi per il cemento americano. È l’unica che (se non svalvola) può tener testa a Serena, che è comunque più vecchia di 6 anni, nonostante l’umiliazione di questa finale olimpica.

Victoria Azarenka, medaglia di bronzo (voto: 10) – Doveva vincerlo lei questo torneo. Era la testa di serie numero uno, e, soprattutto, dopo le amare sconfitte di Parigi e Wimbledon, ha fatto (impensabile) professione di umiltà, e non si è scoraggiata. Le ha sbarrato la strada l’incontenibile Serena. Anche lei come Del Potro avrebbe potuto accusare il colpo (certo ha lottato per il bronzo con la Kirilenko, non con Djokovic), invece ha vinto nello spareggio e s’è presa la medaglia d’oro nel misto con Mirnyi. Onore alla professionalità.

Italiani, nessuna medaglia (voto: 3) – Poiché lo spirito olimpico impone di seguire gli atleti della propria nazione, va da sé che uno sguardo a quello che hanno combinato gli italiani è (quasi) d’obbligo.
Purtroppo nessuna attenuante per nessuno. Donne incluse. Errani-Vinci e Pennetta-Schiavone speravano di poter almeno giocarsela fino alle semifinali nel tabellone di doppio. Da queste dichiarazioni di speranza si deduce la poca consapevolezza per questo sport, che in assoluto è in debito di ossigeno, e in particolare per l’Italia è tutto da inventare.

Torneo olimpico (voto: 6) – Possiamo adesso cantare tutti insieme con Gwen Stefani: This Shit is Bananas, B-A-N-A-N-A-S...

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 13:12
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